AGATHA CHRISTIE. sotto lo pseudonimo: MARY WESTMACOTT.
...
.
...
NELL E JANE.
Parte 2.
...
.
...
Titolo originale: Giant Bread.
Traduzione di: Bruno Oddera.
2012 Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
NELL E JANE.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
LIBRO TERZO. Jane.
LIBRO QUARTO. Guerra.
LIBRO QUINTO. George Green.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
LIBRO TERZO.
...
.
...
JANE.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Jane Harding abitava in un appartamento all'ultimo piano di
un palazzo che dominava il fiume a Chelsea. L, la sera dopo
il ricevimento, si rec Sebastian Levinne.
Ho sistemato tutto, Jane fece. Radmaager verr qui da te,
domani. A quanto pare preferisce regolarsi cos.
Suvvia, ditemi come vivete, esclam lui cit Jane. Be', vivo
molto onestamente e rispettabilmente, del tutto sola! Ti va di mangiare un boccone, Sebastian?
C' qualcosa?
Ci sono uova strapazzate con funghi, tartine alla pasta di acciughe
e caff forte, se te ne starai tranquillamente seduto qui
mentre io preparer ogni cosa.
Mise accanto a lui una scatola di sigarette e i fiammiferi, poi
usc dalla stanza. Un quarto d'ora dopo, la cenetta era pronta.
Mi piace venire a farti visita, Jane esclam Sebastian. Non
mi tratti mai come un tronfio giovane ebreo che pu trovare appetibile
soltanto la vita lussuosa e dispendiosa del Savoy.
Dopo qualche momento lei disse: Mi piace la tua ragazza, Sebastian.
Joe?
S, Joe.
Sebastian domand, bruscamente: Che cosa... che cosa pensi realmente di lei?.
Jane si concesse di nuovo un breve silenzio prima di rispondere.
 cos giovane esclam infine. Cos terribilmente giovane.
Sebastian ridacchi.
Andrebbe su tutte le furie, se ti udisse.
 probabile. Dopo qualche momento, Jane soggiunse: L'ami molto, non  vero, Sebastian?.
S.  strano - non  cos, Jane? - quanto contino poco tutte
le cose che uno ha gi. Io ho in pratica tutto ci che voglio,
eccetto Joe, e Joe  la sola a contare per me. Mi rendo conto di
quanto sono stupido, ma questo non fa nessunissima differenza!
Che differenza c' tra Joe e cento altre ragazze? Poco o niente.
Eppure lei  la sola creatura al mondo che conti per me in questo momento.
In parte perch non puoi averla.
Forse. Ma non credo che sia soltanto per questo.
Nemmeno io.
Che cosa pensi di Vernon? domand Sebastian, dopo qualche momento.
Jane cambi posizione, sottraendo il viso ai riflessi del fuoco.
 un giovane interessante disse adagio. In parte, credo, perch cos completamente privo di ambizione.
Privo di ambizione, tu pensi?
S. Vuole che tutto gli sia facile.
Se  cos, non combiner mai niente nel campo musicale. Ci vuole forza motrice per riuscire.
S, ci vuole forza motrice per riuscire. Ma la musica sar la forza che muover lui?
Sebastian alz gli occhi, con un'espressione rasserenata e di apprezzamento sul viso.
Sai una cosa, Jane? disse. Credo che tu abbia ragione.
Lei sorrise, ma non disse nulla.
Vorrei sapere che cosa pensare della ragazza con la quale  fidanzato disse Sebastian.
Com'?
Carina. Certuni potrebbero definirla adorabile, ma io mi limiterei
a definirla carina. Fa le cose che fanno tutte le altre e le
fa molto soavemente. Ma non  una gattina. Temo... S, comincio
a temerlo, ormai... che sia realmente innamorata di Vernon.
Non hai nulla da temere. Il genio tuo beniamino non si lascer
distrarre n trattenere. Queste cose non succedono. Ogni
giorno che passa sono sempre pi certa che non succedono.
Niente riuscirebbe a distogliere te, Jane; ma, d'altro canto, tu hai forza motrice.
Eppure, vuoi sapere una cosa, Sebastian? Credo che mi lascerei
distogliere, come dici tu, pi facilmente del tuo Vernon. Io
so quello che voglio e lotto per averlo... Lui non sa quello che
vuole, o piuttosto non lo vuole... Ma  la cosa ad andare a lui,
quale che sia trionfer... a qualsiasi costo.
A qualsiasi costo per chi?
Ah! Me lo domando...
Sebastian si alz.
Devo andare. Grazie per avermi sfamato, Jane.
Grazie per quello che hai fatto per me con Radmaager. Sei un
ottimo amico, Sebastian. E credo che il successo non ti guaster mai.
Oh, il successo... Egli le porse la mano.
Lei gli mise entrambe le mani sulle spalle e lo baci.
Mio caro, spero che avrai la tua Joe. Ma se non sar cos,
avrai ogni altra cosa, ne sono certa!
Herr Radmaager non si fece vivo con Jane Harding per quasi
quindici giorni. Poi, un giorno, arriv senza alcun preavviso, alle
dieci e mezzo del mattino. Si fece avanti nell'appartamento senza
una parola di scusa e osserv, intorno a s, le pareti del salotto.
 stata lei ad arredarlo e a scegliere la carta da parati? S?
S.
Abita qui sola?
S.
Ma non ha sempre vissuto sola?
No.
Radmaager disse, inaspettatamente:
Questa  una buona cosa.
Poi soggiunse, imperiosamente:
Venga qui.
La prese per entrambe le braccia e l'avvicin alla finestra. L,
la scrut dalla testa ai piedi. Le pizzic, tra pollice e indice, la carne
del braccio, le fece aprire la bocca e le esamin la gola; infine,
piazz una grossa mano su ciascun lato della sua vita.
Respiri profondamente! E adesso espiri, con forza!
Si tolse di tasca un metro a nastro e le fece ripetere respirazione
ed espirazione, passandole ogni volta il metro a nastro intorno
alla vita. Infine si rimise il metro in tasca. N lui n Jane
parvero vedere qualcosa di curioso in tutto ci.
Bene, bene disse Radmaager. Lei  sana di petto e sana di
gola. Inoltre  intelligente, dato che non mi ha impedito di procedere.
Posso trovare facilmente molte cantanti con una voce
pi bella della sua; la sua voce  naturalissima, molto bella... molto
limpida, come un filo d'argento. Ma, se la forza, scomparir. E
che ne sar di lei, allora, le domando io? I brani che canta adesso
sono assurdi. Se lei non fosse cocciuta come il demonio, non
si sognerebbe mai di interpretare queste parti. Ci nonostante,
io la rispetto perch  un'artista.
Riprese fiato per un momento, poi continu.
E ora mi stia a sentire. La mia musica  bella e non le roviner
la voce. Quando Ibsen cre Solveig, cre il pi meraviglioso
personaggio femminile che sia mai stato immaginato. Sar Solveig
a far trionfare o fallire la mia opera. E non  sufficiente disporre
di una cantante. Vi sono la Cavarossi, Mary Wontner,
Jeanne Dorta... sperano tutte e tre di avere la parte di Solveig.
Ma io non le voglio. Che cosa sono? Animali privi di intelligenza,
anche se dotati di meravigliose corde vocali. Per la mia Solveig
devo disporre di uno strumento perfetto, di uno strumento
dotato di intelligenza. Lei  una giovane cantante, ancora sconosciuta.
L'anno prossimo canter nel Covent Garden nel mio
Peer Gynt, se mi soddisfer. E ora ascolti...
Sedette al pianoforte di Jane e cominci a suonare. Note bizzarre,
ritmiche e monotone.
 la neve, capisce? La neve del nord. Ecco che cosa dovr essere
la sua voce, come la neve. La neve  bianca come damasco,
e attraverso essa corrono ricami. Ma i ricami sono nella musica,
non nella sua voce.
Continu a suonare. Note interminabilmente monotone, ripetitive...
Eppure, a un tratto, il qualcosa che era intessuto in esse
ti giungeva all'orecchio... Quello che lui aveva definito i ricami.
Radmaager smise di suonare.
Ebbene?
Sar molto difficile da cantare.
Giustissimo. Ma lei ha un orecchio eccellente. Vuole cantare
la parte di Solveig, eh?
Naturale. E l'occasione che capita una volta nella vita. Se
riuscir ad accontentarla...
Credo che ci riuscir. Balz in piedi e di nuovo le mise le
mani sulle spalle. Quanti anni ha?
Trentatr.
Ed  stata molto infelice.  cos?
S.
Con quanti uomini ha vissuto?
Soltanto con uno.
E non era un brav'uomo?
Jane rispose, placida:
Era un mascalzone.
Capisco. S, lo ha scritto in faccia. Ora mi stia a sentire, tutto
quello che ha sofferto, tutto quello che ha goduto, lo immetter
nella mia musica, non con abbandono, non senza alcun freno;
ma con una energia controllata e disciplinata. Lei possiede
intelligenza e possiede coraggio. Senza il coraggio nulla pu mai
essere compiuto. Coloro che sono privi di coraggio voltano le
spalle alla vita. Lei non volter mai le spalle alla vita. Qualsiasi
cosa possa accadere, l'affronter a testa alta, con gli occhi molto
fermi. Ma io spero, bambina mia, che non debba soffrire troppo.
Si allontan da lei.
Le mander lo spartito disse, voltando la testa. E lei lo
studier.
Usc a passi pesanti dalla stanza, poi la porta dell'appartamento
sbatt.
Jane si mise a sedere accanto al tavolo. Fiss, senza vederla, la
parete che aveva di fronte. La sua grande occasione era giunta.
Mormor, molto sommessamente, tra s e s:
Ho paura.
Per un'intera settimana, Vernon continu a domandarsi se avrebbe
dovuto o meno prendere in parola Jane. Avrebbe potuto recarsi
a Londra durante il fine settimana... ma allora, forse, Jane
sarebbe stata via. Si sentiva miseramente impacciato e timido.
Forse lei si era gi dimenticata di averlo invitato.
Lasci passare il fine settimana. Era sicuro che lei lo avesse ormai
dimenticato. Poi ricevette una lettera di Joe, nella quale sua
cugina diceva di essersi incontrata due volte con Jane. Questo
lo decise. Alle sei del pomeriggio del sabato successivo suon il
campanello dell'appartamento di Jane.
Fu Jane stessa ad andargli ad aprire. Spalanc un poco i grandi
occhi quando vide chi era; a parte questo, non trad alcun stupore.
Entri disse. Sto terminando di allenarmi, ma non le dispiacer, vero?
Lui la segu in una lunga stanza le cui finestre davano sul fiume.
Era quasi completamente vuota. Un pianoforte a coda, un divano,
un paio di poltrone e le pareti rivestite di carta da parati che
era tutta un tumulto di campanule e narcisi. Una sola parete era
rivestita di sobria carta da parati verde scuro e su di essa figurava
un singolo dipinto. Uno studio bizzarro di nudi tronchi d'albero.
Un qualcosa di quel quadro ricord a Vernon le sue avventure infantili nella foresta.
Sullo sgabello del pianoforte sedeva l'ometto simile a un verme bianchiccio.
Jane spinse verso Vernon una scatola di sigarette, disse con la
sua voce brutale e imperiosa: Avanti, signor Hill, e cominci ad andare su e gi per la stanza.
Il signor Hill si gett sul pianoforte. Le sue mani si spostarono
sulla tastiera con una rapidit e una destrezza meravigliose.
Jane cant. Quasi sempre sottovoce, e quasi in un bisbiglio. Ma
di quando in quando cantava una frase a voce spiegata. Una o
due volte si interruppe con un'esclamazione che pareva di furente
impazienza e ordin al signor Hill di ricominciare tornando indietro di parecchie battute.
Poi, del tutto all'improvviso, smise di cantare e batt le mani.
Si avvicin al caminetto, suon il campanello e poi, voltando la
testa, si rivolse per la prima volta al signor Hill come ci si rivolge a un essere umano:
Si tratterr per una tazza di t, non  vero, signor Hill?
Il signor Hill disse di temere che non gli sarebbe stato possibile.
Svariate volte si inchin, come per scusarsi, poi usc di sbieco
dalla stanza. Una cameriera serv caff forte e crostini abbrustoliti
e imburrati ancora caldi; a quanto parve, questa era l'idea che aveva Jane del t pomeridiano.
Che cosa stava cantando?
L'Elettra, di Richard Strauss.
Oh! Mi piaceva. Sembrava una zuffa di cani.
Strauss sarebbe lusingato da questo suo giudizio. In ogni
modo, so che cosa vuole dire. E una musica combattiva.
Spinse verso di lui i crostini imburrati e soggiunse:
Sua cugina  stata qui due volte.
Lo so. Mi ha scritto e me lo ha detto.
Vernon aveva la lingua legata e si sentiva a disagio. Ci aveva tenuto
moltissimo a venire ma, ora che si trovava l, non sapeva che cosa
dire. Un qualcosa di Jane lo faceva sentire a disagio. Infine proruppe:
Mi dica sinceramente, mi consiglierebbe di rinunciare completamente
all'impiego e di dedicarmi alla musica?
Come potrei dirglielo? Non so che cosa voglia fare.
L'altra sera si  espressa cos. Come se ognuno potesse fare
soltanto quel che gli piace.
Infatti  cos. Non proprio sempre, naturalmente, ma quasi
sempre. Se lei volesse assassinare qualcuno, niente potrebbe impedirglielo,
in realt. Ma in seguito verrebbe impiccato, naturalmente.
Io non voglio assassinare nessuno.
No, lei vuole che la sua fiaba sia a lieto fine. Lo zio muore e
le lascia tutto il suo patrimonio. Lei sposa la fanciulla della quale
 innamorato e va a risiedere a Abbots Puissants dove sar felice per sempre.
Vernon disse, in tono iroso:
Vorrei che non mi si deridesse.
Jane tacque per un lungo minuto; poi disse, in un tono di voce diverso:
Non la stavo deridendo. Stavo facendo una cosa che non mi riguarda... cercavo di intromettermi.
Intromettersi? Che cosa intende dire?
Cercavo di farle affrontare la realt e dimenticare che lei ha...
quanti? almeno otto anni meno di me, e che il suo momento per
questo non  ancora giunto.
Vernon pens a un tratto: Potrei dirle qualsiasi cosa, proprio
qualsiasi cosa. Ma non sempre risponderebbe come io vorrei.
A voce alta disse: Continui, la prego. Temo che sia molto
egocentrico da parte mia parlare di me in questo modo, ma sono
molto preoccupato e infelice. Voglio sapere che cosa intendeva
l'altra sera, quando ha affermato che delle quattro cose che io
voglio potrei ottenerne una qualsiasi, ma non tutte.
Jane riflett per un momento.
Che cosa intendevo precisamente? Be', soltanto questo: per
ottenere quello che si vuole bisogna di solito pagare un prezzo
o correre un rischio. A volte occorrono entrambe le cose. Ad
esempio, a me piace la musica, un certo tipo di musica. Ma la
mia voce  adatta a un genere di musica completamente diverso.
 una voce da concerto insolitamente buona, non una voce da
opera lirica, tranne forse l'opera molto leggera. Eppure ho cantato
Wagner, Strauss, tutte le parti che mi piacciono. Non ho pagato
precisamente uno scotto, ma mi espongo a un rischio enorme.
La voce potrebbe venirmi a mancare da un momento all'altro,
lo so. Ho guardato in faccia questa possibilit e ho deciso che il
gioco vale la candela.
Orbene, nel suo caso, lei ha accennato a quattro possibilit.
Per quanto concerne la prima, presumo che se restasse nell'azienda
di suo zio per un sufficiente numero di anni diventerebbe ricco
senza altre difficolt. Ma questo non  molto interessante. In
secondo luogo, lei vuole risiedere a Abbots Puissants. Potrebbe
riuscirci sin da domani, se sposasse una ragazza ricca. Poi c' la
ragazza che ama, la ragazza che vuole sposare...
Posso avere anche lei sin da domani? domand Vernon. Si
espresse con una sorta di furente ironia.
Direi di s, molto facilmente.
In quale modo?
Vendendo Abbots Puissants. Le appartiene, la dimora, e pu
venderla, no?
S, ma non potrei mai fare questo. Non potrei, non potrei...
Jane si reclin sulla poltrona e sorrise.
Preferisce continuare a credere che la vita sia una fiaba?
Deve esservi qualche altra soluzione.
S, ce n' un'altra, naturalmente. La pi semplice, con ogni
probabilit. Niente pu impedire a entrambi di recarvi all'ufficio
di stato civile pi vicino. Siete tutti e due in grado di camminare.
Lei non capisce. Vi sono difficolt a centinaia. Non potrei
mai chiedere a Nell di affrontare una vita di stenti. Lei non vuole
essere povera.
Forse non pu.
Che cosa intende dire con non pu?
Semplicemente questo. Non pu. Certe persone non possono
essere povere.
Vernon balz in piedi e per due volte and avanti e indietro
nella stanza. Poi torn accanto a Jane, si lasci cadere sul tappeto
vicino alla poltrona di lei e alz gli occhi.
E per quanto concerne la quarta possibilit? La musica? Crede
che potrei riuscire?
Questo non sono in grado di dirlo. Volere pu non servire
a niente in questo caso. Ma se accadr, prevedo che fagociter
tutto il resto. Ogni cosa scomparir: Abbots Puissants, il denaro,
la ragazza. Mio caro, sento che la vita non sar facile per lei.
Ma ora mi dica qualcosa di quest'opera che, secondo Sebastian
Levinne, lei sta componendo.
Quando Vernon ebbe terminato di dirglielo, erano le nove. Si
lasciarono sfuggire entrambi un'esclamazione di stupore e si recarono
insieme in un piccolo ristorante. In seguito, mentre si salutavano,
il lieve timore iniziale di Vernon torn.
Penso che lei sia una delle... persone pi simpatiche ch'io abbia
mai conosciuto. Mi consentir di tornare a parlarle, vero? Se
non l'ho troppo annoiata.
Tutte le volte che vorr. Buonanotte.
Myra scrisse a Joe:
Carissima Josephine...
Sono tanto preoccupata per Vernon e per la donna cui egli
continua ad andare a far visita in citt, una cantante d'opera o
qualcosa di simile. Di anni e anni pi anziana di lui. E spaventoso
il modo con il quale le donne di quel genere si avvinghiano
ai giovanotti. Mi cruccio terribilmente e non so che cosa fare al
riguardo. Ho parlato con tuo zio Sydney ma non mi  stato di
grande aiuto e si  limitato a dire che i giovani sono giovani. Ma
io non voglio che il mio ragazzo si comporti cos. Mi domando,
Joe cara, se potrebbe servire a qualcosa ch'io mi rechi da questa
donna e la esorti a lasciare in pace il mio ragazzo. Anche una
donna di malaffare dovrebbe essere disposta ad ascoltare una madre,
credo. Vernon  troppo giovane per rovinarsi la vita. Non
so proprio che cosa fare. Sembra che non abbia pi alcun ascendente
su di lui.
Con tanto affetto, la tua affezionata
zia Myra
Joe mostr la lettera a Sebastian.
Presumo che si riferisca a Jane disse lui. Mi piacerebbe
assistere al colloquio tra loro. Francamente, credo che Jane si
divertirebbe.
Che sciocchezze! esclam Joe, inviperita. Vorrei proprio
che Vernon si innamorasse di Jane. Per lui sarebbe cento volte
meglio che essere infatuato di quella sciocca di Nell.
Nell non ti piace, vero, Joe?
Non piace nemmeno a te.
Oh, s, invece, s che mi piace. Non che mi interessi moltissimo,
ma riesco senz'altro a rendermi conto delle sue attrattive.
A modo suo  davvero adorabile.
S, allo stesso modo di una scatola di cioccolatini.
Non mi attrae perch, a mio modo di vedere, non v' ancora
in lei alcunch di attraente. La vera Nell non si  ancora formata.
Forse non si former mai. Presumo che questo attragga moltissimo
alcune persone, perch dischiude ogni sorta di possibilit.
Be', secondo me Jane vale dieci Nell! Quanto prima Vernon
si liberer della sua stupida infatuazione per Nell e si innamorer
invece di Jane, tanto meglio sar.
Sebastian accese una sigaretta e parl adagio: Non sono sicuro
di trovarmi d'accordo con te.
Perch?
Be', non  molto facile spiegarlo. Ma, vedi, Jane ha una forte
personalit, fortissima. Innamorarsi di Jane potrebbe monopolizzare
tutto il tempo di cui si dispone. Ci troviamo d'accordo, non
 vero, nel ritenere che Vernon sia, con ogni probabilit, un genio?
Bene, non credo che un genio voglia essere sposato con una
donna dalla forte personalit. Preferisce essere sposato con una
creatura alquanto trascurabile: con qualcuna la cui personalit
non ostacoli la sua. Potr sembrarti cinico, ma questo  probabilmente
quanto accadr se Vernon sposer Nell. In questo momento
lei rappresenta... non so bene in qual modo definirla... com'
che dice quel verso? Il melo, il canto e l'oro... Qualcosa del genere.
Una volta che l'avr sposata, tutto questo scomparir. Lei
sar soltanto una graziosa e simpatica ragazza di indole mite alla
quale, naturalmente, egli vorr un gran bene. Ma non interferir.
Non si intrometter mai tra lui e il suo lavoro. Non ha una personalit
sufficientemente forte per poter fare questo. Mentre jane
potrebbe; forse vorrebbe evitarlo, ma potrebbe. Non  la bellezza
di Jane ad attrarre:  lei stessa. Potrebbe essere assolutamente
fatale per Vernon...
No, non sono d'accordo con te afferm Joe. Penso che Nell
sia una sciocca stupidella e mi spiacerebbe moltissimo se Vernon
la sposasse. Spero che tutto finisca in una bolla di sapone.
Come molto probabilmente accadr disse Sebastian.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Nell torn a Londra. Vernon si rec a trovarla il giorno dopo
che era arrivata. Lei not subito il cambiamento intervenuto
in lui. Era sparuto, eccitato. Disse, bruscamente:
Nell, sto per mandare al diavolo Birmingham.
Cosa?
Ascolta, lascia che ti spieghi...
Parl con avidit ed eccitazione. La sua musica: si sarebbe dedicato
esclusivamente alla musica. Le parl dell'opera.
Sta' a sentire, Nell. Questa sei tu, nel torrione, con i capelli
d'oro sciolti che splendono nella luce del sole.
And al pianoforte e cominci a suonare, spiegando mentre
suonava: Violini, capisci... E queste battute vengono suonate
soltanto dalle arpe. E queste sono le tonde pietre preziose.
Suon quella che parve a Nell tutta una serie di accordi discordanti.
In cuor suo, lei li giudic orrendi. Ma forse, suonati da
un'orchestra, sarebbero sembrati diversi.
Tuttavia lo amava. E siccome lo amava, tutto quello che faceva
doveva essere ben fatto. Gli sorrise e disse:
 splendida, Vernon.
Ti piace davvero, Nell? Oh, dolcezza, sei davvero meravigliosa.
Tu capisci sempre. Sei cos cara in ogni cosa...
Si avvicin a lei, si inginocchi e le affond il viso nel grembo.
Ti amo tanto. Ti amo tanto.
Lei gli accarezz il capo bruno.
Raccontami la trama dell'opera.
Devo proprio? Ecco, vedi, c', in un torrione, una principessa
dai capelli d'oro e re e cavalieri giungono da ogni parte del
mondo e cercano di convincerla a sposarli. Ma lei  troppo altezzosa
per degnarli di uno sguardo, come succede nei veri racconti
di fate. Ma finalmente giunge qualcuno, una specie di zingaro
molto lacero, con un berretto verde sul capo e con una sorta di
flauto che egli suona. Suona e canta e afferma di possedere il regno
pi vasto d'ogni altro, perch il suo regno  il mondo intero.
E sostiene che non esistono pietre preziose simili alle sue, perch
le sue pietre preziose sono gocce di rugiada. E tutti dicono che
 pazzo e lo scacciano. Ma quella notte la principessa, giacendo
a letto, lo ode suonare e cantare la canzone nel giardino del castello,
e sta ad ascoltare.
Poi c' un vecchio venditore ambulante ebreo, nella cittadina,
e costui offre all'uomo oro e ricchezze con le quali conquistare
la principessa, ma lo zingaro ride e dice: che cosa potrebbe mai
dare in cambio? E il vecchio gli chiede in cambio il berretto verde
e il flauto con il quale sta suonando, ma lo zingaro risponde
che non si separer mai n dall'uno n dall'altro.
Continua a suonare ogni sera nel giardino del palazzo: Vieni
fuori, amor mio, vieni fuori! E ogni sera la principessa giace a occhi
aperti e ascolta. Nel palazzo v' un anziano bardo ed egli narra
che, cent'anni prima, un principe della famiglia reale, ammaliato
da una fanciulla zingara, se n'era andato per non tornare mai pi.
La principessa ascolta il racconto e infine, una notte, si alza e si
affaccia alla finestra. E lo zingaro le dice di abbandonare tutte le
sue vesti e i suoi gioielli e di uscire dal palazzo con una semplice
veste bianca. Ma lei pensa che  meglio stare sul sicuro e pertanto
cuce una perla nell'orlo della veste, e poi viene fuori, e si
allontanano insieme nel chiaro di luna mentre il giovane canta.
Ma la perla cucita nell'orlo della veste appesantisce la principessa,
che non riesce a tenere il passo di lui. E lo zingaro prosegue
senza rendersi conto del fatto di essersela lasciata indietro.
L'ho raccontata molto male, la trama; questa, comunque, 
la fine del primo atto, con lui che si allontana nel chiaro di luna
e lei che resta indietro, piangendo. Vi sono tre scene. Il salone
del castello, la piazza del mercato e il giardino del palazzo, sotto la finestra della principessa.
Non sar molto costosa... la messa in scena, voglio dire? domand Nell.
Non lo so. Non ci avevo pensato. Oh! E una difficolt che
potr essere risolta, presumo. Vernon era irritato da un particolare cos prosaico.
Dunque, il secondo atto si svolge nei pressi della piazza del
mercato. V' una ragazza, l, che ripara bambole con i capelli
corvini che le spiovono intorno al viso. Lo zingaro si avvicina,
le domanda che cosa stia facendo e lei risponde che sta riparando
bambole. Dispone dell'ago e del filo pi meravigliosi del mondo.
Lui le parla della principessa, dice che l'ha perduta di nuovo
e che andr dal vecchio venditore ambulante ebreo a vendergli
il berretto e il flauto; la ragazza lo esorta a non farlo, ma lo zingaro dice di esservi costretto.
Vorrei saper raccontare meglio la vicenda. Adesso mi sto limitando
alla trama. Non posso dirti come verr rappresentata sulla
scena perch ancora non lo so bene io stesso. La musica l'ho gi
composta:  questa la gran cosa... La musica greve nel palazzo deserto,
e la musica frastornante nella piazza del mercato... E il motivo
che caratterizza la principessa... come quel verso, sai... un
ruscello canoro nella valle silente... E poi la musica della ragazza
che ripara bambole, tutta scuri boschi e alberi, la stessa voce
che aveva la foresta a Abbots Puissants; una musica, sai, incantata
e misteriosa e un po' paurosa... Credo che ci vorranno degli
strumenti particolari per renderla bene. Ma non mi addentrer
in queste minuzie, non ti interesserebbero. Sono troppo tecniche.
Dove ero arrivato? Oh, s, lui si presenta al palazzo - come un
grande sovrano, questa volta - tra un gran tintinnio di spade, con
destrieri splendidamente bardati e fulgori di pietre preziose e la
principessa  sopraffatta dalla gioia poich si sposeranno e tutto
finir bene. Ma lui comincia a diventare pallido e smunto, peggiora
di giorno in giorno e, quando gli domandano che cos'abbia, risponde: Niente.
Come facevi tu quando eri un bimbetto a Abbots Puissants disse Nell, sorridendo.
Rispondevo cos? Non me ne ricordo. Bene; poi, la sera che
precede il giorno delle nozze, lui non riesce pi a resistere, si allontana
non veduto dal palazzo, si reca al mercato, desta il vecchio
ebreo e gli dice che deve riavere il berretto e il flauto. 
disposto a restituire tutto quello che ha ottenuto in cambio. Il
vecchio ebreo ride e getta ai piedi del principe il berretto lacerato in due e il flauto spezzato.
Il principe ha il cuore infranto.  come se gli fosse franato
il terreno sotto i piedi. Si allontana con il berretto e il flauto in
mano e giunge davanti alla ragazza che se ne sta accosciata, intenta
a riparare bambole; le racconta quello che gli  accaduto e
lei gli dice di coricarsi e di dormire. Il principe si addormenta, e
quando si desta, al mattino, ecco il berretto verde e il flauto riparati
cos mirabilmente da sembrare intatti agli occhi di chiunque.
Egli ride allora di felicit e lei si avvicina a una credenza e
ne toglie un berretto verde quasi identico all'altro e un flauto.
Poi i due si incamminano insieme nella foresta e, proprio mentre
il sole sta sorgendo, al di l degli alberi, lui guarda la fanciulla
e ricorda. Dice: Oh bella, cent'anni or sono abbandonai il mio
palazzo e il trono per amor tuo. E la fanciulla risponde: S, ma
siccome avevi paura nascondesti un pezzo d'oro sotto la fodera
del tuo farsetto, e il bagliore del metallo ti incant gli occhi e
non riuscimmo pi a ritrovarci. Ma ora il mondo intero  nostro
e noi ci aggireremo insieme in esso per sempre e per sempre.
Vernon si interruppe. Volt verso Nell il viso illuminato dall'entusiasmo.
Dovrebbe essere bello, il finale, molto bello. Se riuscir a
immettere nella musica quello che vedo e sento: loro due con i berrettini
verdi, intenti a suonare il flauto, e la foresta e il sole che sorge...
Assunse un'espressione sognante ed estatica. Parve essersi dimenticato di Nell.
Nell, quanto a lei, si sent pervadere da sensazioni indescrivibili.
Vernon cos strano, cos rapito, la spaventava. Altre volte
aveva parlato di musica con lei, mai per con una passione cos
strana e intensa. Sapeva che, secondo Sebastian Levinne, Vernon
avrebbe potuto un giorno creare cose meravigliose, ma aveva
letto le biografie di alcuni geni della musica, ricordava come
avessero vissuto, e all'improvviso desider con tutto il cuore che
Vernon non possedesse quel dono meraviglioso. Lo voleva come
era sempre stato, il suo appassionato e fanciullesco adoratore, entrambi calati nel loro sogno.
Aveva letto da qualche parte che le mogli dei musicisti erano
sempre infelici. Non voleva che Vernon diventasse un grande
musicista. Voleva che guadagnasse il prima possibile del denaro
e andasse a vivere con lei a Abbots Puissants. Voleva un'esistenza
felice, sana, normale. L'amore, e Vernon...
Quest'altra cosa: questa sorta di ossessione era pericolosa. Lei
aveva la certezza che fosse pericolosa.
Ma non poteva scoraggiare Vernon, smorzarne l'entusiasmo. Lo
amava di gran lunga troppo per questo. Disse, cercando di esprimersi
con un tono di voce comprensivo e interessato:
Che insolita fiaba! Vorresti dirmi di averla sempre ricordata,
sin da quando eri bambino?
Pi o meno. Ci ho ripensato quel mattino sul fiume, a Cambridge,
subito prima di averti vista in piedi sotto quell'albero. Tesoro,
eri cos adorabile. Rimarrai sempre adorabile, non  vero?
Non sopporterei che tu non lo fossi. Che idiozie sto dicendo! E
poi, dopo quella sera a Ranelagh, la sera meravigliosa in cui ti
dissi che ti amavo, la musica si rivers tutta nella mia mente. Ma
non riuscivo a ricordare con chiarezza la fiaba... ricordavo bene soltanto il particolare del torrione.
Ma poi ho avuto una fortuna fantastica. Ho conosciuto una
ragazza, la nipote dell'infermiera che mi raccont la fiaba. E questa
ragazza la ricordava perfettamente e mi ha aiutato a ricostruirla
nei minimi particolari. Non  straordinario il modo con il quale accadono le cose?
Chi  questa donna?
 davvero una creatura meravigliosa, secondo me. Simpaticissima
e straordinariamente intelligente.  una cantante: si
chiama Jane Harding. Canta le parti di Elettra e di Brunilde e di
Isotta nella nuova Compagnia dell'opera inglese, e l'anno prossimo
potrebbe cantare al Covent Garden. L'ho conosciuta a un
ricevimento offerto da Sebastian. Voglio che la conosca anche tu. Ti piacerebbe moltissimo, ne sono sicuro.
Quanti anni ha?  giovane?
Piuttosto giovane, sulla trentina, direi. Ha un effetto straordinariamente
strano sulle persone. In un certo qual modo, desta
quasi antipatia, ma al contempo ti fa sentir capace di fare qualcosa.
 stata molto buona con me.
Lo credo bene.
Perch aveva detto questo? Perch avrebbe dovuto sentirsi prevenuta
contro quella donna, contro Jane Harding?
Vernon la stava fissando con un'espressione alquanto interdetta.
Che cosa c', tesoro? Lo hai detto in un modo cos strano.
Non lo so. Nell si sforz di ridere. Mi  venuta la pelle d'oca.
Strano mormor Vernon, accigliandosi. Ho sentito dire la stessa cosa da qualcun altro, di recente.
 una frase comunissima disse Nell, ridendo. Tacque per un
momento, poi soggiunse: Mi piacerebbe molto conoscere questa tua amica, Vernon.
Lo so. Ci tengo a fartela conoscere. Le ho parlato molto di te.
Vorrei che tu non lo avessi fatto. Parlarle di me, dico. In fin
dei conti, avevamo promesso a mia madre che nessuno sarebbe venuto a saperlo.
Nessun estraneo... Ma Sebastian lo sa, e Joe anche.
Questo  un altro paio di maniche. Li conosci sin da quando erano bambini.
S, certo. Scusami. Non ci ho pensato. Ma non le ho detto
che siamo fidanzati. N ho rivelato il tuo nome o altro. Non sei arrabbiata, vero, Nell cara?
No, naturalmente.
Il tono della risposta suon aspro alle sue stesse orecchie. Perch
la vita era cos orribilmente difficile? La musica la spaventava.
Gi aveva fatto s che Vernon rinunciasse a un buon impiego.
Ma era stata davvero la musica? O, forse, Jane Harding?
Si disse, disperatamente:
Vorrei non aver mai conosciuto Vernon. Vorrei non essermi
mai innamorata di lui. Vorrei... oh! Vorrei non amarlo tanto. Ho
paura. Ho paura...
Era fatta! Aveva spiccato il salto! Non senza conseguenze sgradevoli,
naturalmente. Zio Sydney era infuriato, e non a torto, Vernon
doveva ammetterlo. Vi erano state scenate con sua madre:
lacrime, recriminazioni. Una dozzina di volte aveva quasi deciso
di cedere, eppure, in qualche modo, non aveva ceduto.
Provava, continuamente, uno strano senso di desolazione. Nessuno
lo spalleggiava, in quella decisione. Nell, poich lo amava,
approvava tutto ci che lui affermava, ma Vernon era spiacevolmente
consapevole del fatto che la sua decisione l'aveva addolorata
e turbata e addirittura avrebbe potuto scuotere la sua fiducia
nel futuro. Quanto a Sebastian, giudicava la mossa prematura.
Per il momento lo avrebbe consigliato di tenere i piedi in due
staffe. Naturalmente, si sarebbe guardato bene dal dirlo. Sebastian
non dava mai consigli a nessuno. Persino la leale Joe era
dubbiosa. Si rendeva conto che per il suo amico troncare i rapporti
con i Bent era una cosa seria e non riponeva, nell'avvenire
di Vernon come musicista, quella salda fiducia che le avrebbe
consentito di approvare sinceramente la sua decisione.
Fino a quel momento, nel corso della propria esistenza, Vernon
non aveva mai avuto il coraggio di agire opponendosi a tutti.
Quando tutto fin e venne a trovarsi sistemato nel modestissimo
alloggio che poteva permettersi a Londra, si sent come chi
avesse sormontato ostacoli insuperabili. Allora, e soltanto allora,
si rec ancora a far visita a Jane Harding.
Mentalmente, aveva avuto con lei conversazioni immaginarie
e fanciullesche.
Ho fatto quello che lei mi aveva detto di fare.
Splendido! Sapevo che ne avrebbe avuto davvero il coraggio!
Si mostrava modesto e Jane lo lodava. Le sue lodi lo incoraggiavano
e lo rendevano esultante.
La realt, come sempre, risult del tutto diversa. Accadeva
sempre cos nei suoi rapporti con Jane. Nell'immaginazione, egli
aveva sempre colloqui con Jane che poi, nella realt, si svolgevano
ben diversamente.
In questo caso, quando, con la debita modestia, le rese noto
quello che aveva fatto, lei parve considerare la cosa del tutto ovvia,
senza alcunch di particolarmente eroico. Disse:
Bene, doveva essere quello che voleva fare, altrimenti non
lo avrebbe fatto.
Vernon si sent deluso, quasi irritato. Sempre, alla presenza di
Jane, provava una sensazione curiosa, di soggezione. Con lei non
riusciva a essere del tutto spontaneo. Voleva dirle un'infinit di
cose... ma gli era difficile parlare. Aveva la lingua inceppata, si
sentiva in preda all'imbarazzo. Poi, all'improvviso, senza alcun
motivo, si sarebbe detto, la nube si dileguava ed ecco che parlava
allegramente e con disinvoltura, esprimendo qualsiasi cosa
gli saltasse in mente.
Pens: Perch mi sento cos imbarazzato con lei? Eppure  abbastanza
spontanea.
La cosa lo preoccupava... Sin dal primo momento in cui l'aveva
conosciuta si era sentito turbato, impaurito. Si adontava a
causa dell'effetto che lei aveva su di lui, eppure non era disposto
ad ammettere quanto fosse forte.
Il tentativo di far nascere un'amicizia tra Jane e Nell fall. Vernon
sent che dietro la cordialit esteriore, imposta dalla cortesia,
esisteva assai poco di spontaneo.
Quando domand a Nell che cosa pensasse di Jane, lei rispose:
Mi piace moltissimo. Secondo me  una donna molto interessante.
Allorch volle saperlo da Jane fu pi goffo, ma lei gli venne
incontro:
Vuole che le dica cosa penso della sua Nell? E graziosa, molto
cara.
Le chiese: E pensa che diventerete vere amiche?.
No, naturalmente no. Perch dovremmo?
Be', ecco...
Balbett, colto di sorpresa.
L'amicizia non  una sorta di triangolo equilatero. Se A vuol
bene a B e ama C, allora C e B, eccetera... Non abbiamo niente
in comune, la sua Nell e io. Anche lei si aspetta che la vita
sia una fiaba, e sta cominciando appena adesso a temere, povera
bambina, che possa non essere cos, tutto sommato.  come una
bella addormentata che si desta nella foresta. L'amore, per lei, 
qualcosa di davvero meraviglioso e di splendido.
E per lei non lo ?
Dovette domandarglielo. Ci teneva troppo a saperlo. Cento,
mille volte, si era domandato che cosa fosse accaduto con Boris
Androv, si era posto interrogativi su quei cinque anni.
Lei lo fiss con un viso nel quale ogni espressione si era spenta.
Un giorno glielo dir.
Avrebbe voluto esortarla... Me lo dica subito, ma tacque.
Mormor invece:
Jane, ma che cos' la vita per lei?
Lei fece una lunga pausa, poi rispose:
Un'avventura difficile, pericolosa, ma interessante a non
finire.
Finalmente, poteva lavorare. Cominci ad apprezzare appieno
le gioie della libert. Non c'era niente che gli logorasse i nervi,
niente che disperdesse le sue energie. Potevano scorrere, un fiume
ininterrotto, e sfociare nel suo lavoro. Di distrazioni ne aveva ben
poche. Momentaneamente, disponeva del necessario per non
morire di fame. Abbots Puissants non era stata ancora affittata...
L'autunno trascorse e trascorse la maggior parte dell'inverno.
Vedeva Nell una o due volte la settimana, incontri furtivi, insoddisfatti.
Entrambi erano consapevoli del fatto che il primo,
splendido rapimento non esisteva gi pi. Lei gli poneva domande
insistenti sui progressi dell'opera lirica. Come stava procedendo?
Quando contava di terminarla? Quali probabilit esistevano
che venisse messa in scena?
Vernon era vago per quanto concerneva tutti questi aspetti
pratici. Per il momento gli premeva soltanto l'aspetto creativo.
L'opera stava prendendo forma, adagio, con innumerevoli difficolt
e sofferenze, con cento impedimenti causati dalla mancanza
di tecnica e di esperienza. Vernon parlava quasi esclusivamente
delle difficolt o delle possibilit strumentali. Si accompagnava
a bizzarri musicisti che suonavano nelle orchestre. Nell andava a
molti concerti e amava la musica, ma  probabile che non sapesse
distinguere un oboe da un clarinetto. Aveva sempre pensato
che un corno e un corno francese fossero proprio la stessa cosa.
Le conoscenze tecniche che occorrevano per scrivere una
partitura la sgomentavano e l'indifferenza di Vernon riguardo a
quando e a come l'opera sarebbe stata messa in scena la faceva
sentire a disagio.
Lui quasi non si rendeva conto di quanto le sue incerte risposte
sconfortassero Nell e gliela alienassero. Rimase stupito, un
giorno, quando lei disse, o meglio gemette:
Oh, Vernon, non mettermi troppo alla prova.  cos difficile,
cos difficile... Devo avere qualche speranza. Tu non capisci.
Egli la contempl, sbalordito.
Ma, Nell, va tutto bene, davvero. Si tratta soltanto di essere
pazienti.
Lo so, Vernon. Non avrei dovuto parlare cos, ma vedi...
Si interruppe.
La cosa diviene di gran lunga pi difficile per me, tesoro,
disse lui se sento che tu sei infelice.
Oh, non lo sono, non lo sar...
Ma nel profondo, per quanto soffocato e represso, il solito
risentimento torn ad alzare la testa. Vernon non capiva quanto
fosse difficile la situazione per lei, o non se ne curava. Non aveva
mai avuto la pi pallida idea delle sue difficolt. Forse le avrebbe
definite sciocche o insignificanti. Lo erano, in un certo senso,
ma, in un altro senso, non lo erano affatto, in quanto, nel loro
insieme, costituivano la sua vita stessa. Vernon non si accorgeva,
o non si rendeva conto, del fatto che lei stava combattendo
una battaglia, che la combatteva continuamente. E non riusciva
mai a rilassarsi. Se soltanto si fosse reso conto di questo, se le
avesse detto una parola di incoraggiamento, dimostrandole che
capiva la difficile situazione nella quale era stata posta! Ma non
se ne accorgeva mai.
Una devastante sensazione di solitudine dilag in Nell. Gli
uomini erano fatti cos: non capivano o non si curavano di nulla.
L'amore, sembrava che l'amore dovesse risolvere tutto. Ma in
realt non risolveva un bel nulla. Lei quasi odiava Vernon. Egocentricamente
calato nel proprio lavoro, irritato dalla sua infelicit
perch infastidiva lui...
Nell pens: Qualsiasi donna capirebbe.
E, sospinta da un qualche oscuro impulso, si rec di sua iniziativa
a far visita a Jane Harding.
Jane era in casa e, se si stup vedendo Nell, non lo dimostr.
Parlarono per qualche tempo di cose insignificanti. Ci nonostante
Nell sent che Jane aspettava e la osservava, preparandosi
al momento propizio.
Perch era venuta l? Non lo sapeva. Temeva e diffidava di
lei... Forse era questo il perch! In Jane aveva una nemica. S,
ma temeva che la sua nemica possedesse una saggezza a lei negata.
Jane, pens tra s, era scaltra. Ed era pure perfida. S, aveva
la certezza che Jane fosse perfida, ma, in un modo o nell'altro,
poteva esservi qualcosa da imparare da lei.
Cominci alquanto goffamente. Riteneva, Jane, che la musica
di Vernon potesse avere successo? O meglio, che potesse avere
successo presto? E invano cerc di escludere il tremito dalla
propria voce.
Sent su di s i freddi occhi verdi di Jane.
La situazione sta diventando difficile?
S, vede...
La verit si rivers da lei, gran parte della verit, i sotterfugi,
le difficolt, la forza delle pressioni silenziose esercitate da sua
madre, la velata allusione a qualcuno, del quale non venne fatto
il nome, qualcuno che capiva, ed era generoso, ed era ricco.
Com'era facile dire queste cose a una donna, sia pure a una
donna come Jane, che non poteva saperne niente. Ma le donne
capivano, non disprezzavano certe cose considerandole inezie,
non le sottovalutavano ritenendole prive di importanza.
Quando ebbe terminato, Jane disse:
La situazione  un po' difficile per lei. Quando incontr Vernon
non aveva idea di questa faccenda della musica.
Non pensavo che sarebbe stato cos disse Nell, amareggiata.
Be',  inutile tornare su quello che non pensava, le sembra?
Presumo di s. Nell era vagamente irritata dal tono di Jane.
Oh! proruppe poi. Lei ritiene, naturalmente, che tutto dovrebbe
cedere il passo alla sua musica, che egli sia un genio, e che
io dovrei essere lieta di compiere qualsiasi sacrificio...
No, niente affatto disse Jane. Non penso alcuna di queste
cose. Non so a che cosa servano i geni, o anche le opere d'arte.
Certe persone nascono persuase che contino pi di ogni altra
cosa, mentre altre non lo pensano affatto.  impossibile dire chi
abbia ragione. La soluzione migliore, per lei, consisterebbe nel
persuadere Vernon a rinunciare alla musica, a vendere Abbots
Puissants e a sbarcare il lunario con il ricavato della vendita della
dimora. Ma io sono certa di una cosa: che lei non ha la bench
minima probabilit di convincerlo a rinunciare alla musica.
Queste cose, il genio, l'arte, o comunque voglia chiamarle, sono
molto pi forti di lei.  come se fosse Re Canuto sulla sponda del
mare. Non pu distogliere Vernon dalla musica.
Che cosa posso fare? domand Nell, sgomenta.
Be', pu sposare quell'altro uomo al quale ha accennato ed
essere felice, oppure pu sposare Vernon ed essere infelice con
qualche periodo di beatitudine.
Nell la fiss.
Lei che cosa farebbe? bisbigli.
Oh! Io sposerei Vernon e sarei infelice; ma, d'altro canto, alcune
di noi amano godersi malinconicamente i piaceri.
Nell si alz. Indugi poi sulla soglia, voltandosi a guardare Jane
che non si era mossa. Si addossava alla parete, fumando una sigaretta,
gli occhi socchiusi. Ricordava in qualche modo una gatta,
o un idolo cinese. Un'ondata improvvisa di furia dilag in Nell.
La odio! le grid. Sta allontanando Vernon da me. S, proprio
lei. E malvagia, perfida, lo so, lo sento.  una donnaccia.
Lei  gelosa disse Jane, sommessamente.
Ammette, allora, che ho motivo di esserlo? Non che Vernon
sia innamorato di lei. Non l'ama. Non l'amerebbe mai.  lei a
volerlo accalappiare.
Segu il silenzio, un silenzio vibrante. Poi, senza muoversi, Jane
rise. Nell usc di corsa dall'appartamento, senza quasi sapere che
cosa stesse facendo.
Sebastian andava molto frequentemente a fare visita a Jane. Di
solito arrivava dopo cena, telefonando prima per sapere se lei si
sarebbe trovata in casa. Entrambi ricavavano un curioso piacere
dalla reciproca compagnia. A Sebastian Jane riferiva le proprie
battaglie con la parte di Solveig, le difficolt della musica,
la difficolt di piacere a Radmaager, la difficolt ancor pi grande
di piacere a se stessa. A Jane Sebastian parlava delle sue ambizioni,
dei progetti attuali, dei vaghi ideali concernenti l'avvenire.
Una sera, quando entrambi avevano taciuto dopo aver parlato
a lungo, egli osserv:
Mi  pi facile parlare con te che con chiunque altro io conosca,
Jane. E non so davvero perch.
Be', in un certo senso, abbiamo entrambi lo stesso carattere.
Non  cos?
Davvero?
Credo di s. Non in superficie, ma in profondit. Amiamo
tutti e due la verit. Io credo, per quanto sia possibile dir questo
di se stessi, che entrambi vediamo le cose quali sono.
E tu credi che la maggior parte delle persone non le veda
quali sono?
Naturale che non le vedono come sono. Nell Vereker, per
esempio. Vede le cose come le sono state mostrate, come spera
che siano.
 una schiava delle convenzioni, vuoi dire?
S, ma il principio  valido anche all'estremo opposto. Joe,
ad esempio, si vanta di essere anticonformista, ma questo equivale
ad altrettanta ristrettezza mentale e ad altrettanti pregiudizi.
S, se ci si oppone a tutto indipendentemente da quello che
. Joe  fatta cos. Deve essere una ribelle. Non esamina mai una
cosa in base ai suoi meriti. Ed  questo a condannarmi cos irrimediabilmente
ai suoi occhi. Io sono un uomo arrivato. E lei
ammira i falliti. Sono ricco, e pertanto si avvantaggerebbe anzich
rimetterci, se mi sposasse. E l'essere ebreo non  pi un grosso
svantaggio al giorno d'oggi.
 addirittura di moda disse Jane, ridendo.
Eppure, vuoi saperlo, Jane? Ho sempre la strana sensazione
di piacere, in realt, a Joe.
Forse le piaci. Ha l'et sbagliata per te, Sebastian. Quello
svedese al tuo ricevimento ha detto qualcosa di mirabilmente
vero: che l'essere separati nel tempo  peggio dell'essere separati
nello spazio. Niente divide pi irrimediabilmente del non avere
l'et giusta per una persona. Si pu essere fatti l'uno per l'altra,
ma essere nati nel momento sbagliato ai fini dell'uno per l'altra.
O questo suona assurdo? Io credo che sui trentacinque anni Joe
potrebbe amarti, amare la vera essenza di te, alla follia. Occorre
una donna per amare te, Sebastian, non una ragazza.
Sebastian stava contemplando il fuoco. Era una gelida giornata
di febbraio e v'erano ceppi ammonticchiati sulle braci. Jane
non poteva soffrire i caminetti a gas.
Ti sei mai domandata, Jane, perch non ci innamoriamo,
l'una dell'altro, tu e io? Le amicizie platoniche di solito non reggono.
E tu sei molto attraente. Vi  molto della sirena, in te: del
tutto inconsapevolmente, ma c'.
Forse in condizioni normali ci innamoreremmo.
Non ci troviamo in condizioni normali? Oh! Aspetta un momento,
so che cosa vuoi dire. Vuoi dire che la linea  gi occupata.
S. Se tu non fossi innamorato di Joe...
E se tu...
Sebastian si interruppe.
Ebbene? disse Jane. Sapevi, vero?
S, presumo di s. Non ti dispiace parlarne?
Niente affatto. Se una cosa esiste, che importa se ne parli o
non ne parli?
Sei una di quelle persone, Jane, che credono che se si vuole
abbastanza fortemente una cosa si pu farla accadere?
Jane riflett.
No, non ritengo di esserlo. Accadono gi tante di quelle cose
di loro iniziativa, in numero sufficiente per tenerti occupato...
senza be', senza andartele a cercare, per giunta. Quando una cosa
ti viene offerta, devi decidere se accettarla o rifiutarla. Questo
 quello che chiamiamo destino. E, una volta fatta la tua scelta,
devi attenerti a essa senza pi guardarti indietro.
Questo  lo spirito della tragedia greca. Tu hai Elettra nelle
ossa, Jane. Tolse dal tavolino un libro. Peer Gynt! Ti stai calando
nel personaggio di Solveig, vedo.
S. L'opera appartiene pi a lei che a Peer. Sai, Sebastian,
Solveig  un personaggio meraviglioso e incantevole. Cos impassibile,
cos calma, eppure cos assolutamente certa che il suo
amore per Peer sia l'unica cosa esistente nel cielo o sulla terra.
Sa che egli la vuole e ha bisogno di lei, sebbene non glielo dica
mai; viene lasciata e abbandonata da lui, eppure riesce a tramutare
quell'abbandono in una prova decisiva del suo amore. A
proposito, la musica della settimana di Pentecoste composta da
Radmaager  assolutamente stupenda. Sai... Benedetto sia colui
che ha reso benedetta la mia vita! Dimostrare che l'amore
di un uomo pu tramutarti in una sorta di suora appassionata 
difficile, ma alquanto meraviglioso.
Radmaager  contento di te?
A volte lo . Ieri, invece, ha mandato all'inferno l'anima mia
e mi ha scrollata fino a farmi battere i denti. Ma aveva perfettamente
ragione. Avevo sbagliato tutto cantando... come.una ragazzetta
melodrammatica patita del palcoscenico. Deve trattarsi di
pura forza di volont. Ci si deve controllare. Solveig deve essere
tenera e dolce, ma anche, in realt, terribilmente forte.  come
Radmaager disse sin dal primo giorno. Neve, neve liscia e bianca,
ma sulla quale si susseguono ricami mirabilmente limpidi.
Continu, poi, parlando del lavoro di Vernon.
Sai, l'opera  quasi finita. Voglio che la faccia sentire a Radmaager.
E gliela far ascoltare?
Credo di s. Tu l'hai mai sentita?
Soltanto alcune parti.
Che cosa ne pensi?
Voglio prima sapere che cosa ne pensi tu, Jane. Il tuo parere
vale quanto il mio per ci che concerne la musica.
Secondo me  rozza. Contiene troppe cose... troppe cose buone.
Vernon non ha ancora imparato a maneggiare il proprio materiale,
ma il materiale c'... in enorme quantit. Sei d'accordo?
Sebastian annu.
Assolutamente. Sono pi che mai sicuro che Vernon stia
per... rivoluzionare la musica. Ma lo aspettano momenti difficili.
Dovr affrontare il fatto che quanto ha composto non , tutto
considerato, qualcosa di commerciale.
Vuoi dire che l'opera non potrebbe essere messa in scena?
S,  proprio quello che voglio dire.
Potresti realizzarla tu.
Per amicizia, intendi?
S,  quello che intendo.
Sebastian balz in piedi e inizi un andirivieni.
A mio modo di vedere, questo non sarebbe etico disse infine.
E inoltre non ti piace perdere denaro.
 verissimo.
Ma potresti permetterti di perdere una certa somma senza...
be', s, senza neppure accorgertene?
Quando perdo denaro me ne accorgo sempre. Ferisce... be',
il mio orgoglio.
Jane annu.
Questo lo capisco. Ma non credo, Sebastian, che tu debba rimetterci
del denaro.
Mia cara Jane...
Non discutere con me finch non avrai saputo che cosa voglio
dire. Tu stai per produrre un certo numero di quelli che la gente
chiama spettacoli intellettuali nel piccolo teatro Holborn,
non  cos? Bene, questa estate, diciamo all'inizio di luglio, metti
in scena La principessa nella torre... diciamo per due settimane.
Non metterla in scena come un'opera lirica (questo non dirlo a
Vernon, a proposito, ma ovviamente non glielo diresti. Non sei
uno stupido), bens come una spettacolare commedia musicale.
Scenari inconsueti e magici effetti di luce... Tu sei un entusiasta
degli effetti luminosi, lo so. Qualcosa di simile al balletto russo.
 questo che devi tenere presente.  questo il tono giusto. Scegli
buone cantanti, ma anche belle a vedersi. E ora, mettendo da
parte la modestia, ti dir una cosa: ne far un successo per te.
Tu, nella parte della principessa?
No, caro il mio bambinone, nella parte della riparatrice di
bambole.  un personaggio misterioso, un personaggio che attira
e colpisce. Il motivo della donna che ripara bambole  la cosa
migliore che Vernon abbia mai composto. Sebastian, tu hai sempre
detto che potrei recitare. La prossima stagione mi faranno
cantare al Covent Garden perch so recitare. Ne far un successo.
So di saper recitare. E la recitazione conta molto in un'opera
lirica. Posso... posso commuovere il pubblico, posso renderlo
partecipe. L'opera di Vernon avr bisogno di essere rifinita dal
punto di vista drammatico. Questo compito affidalo a me. Dal
punto di vista musicale, tu e Radmaager sarete in grado di dare
suggerimenti, se Vernon li accetter. I musicisti sono intrattabili,
come sappiamo tutti quanti. La cosa  fattibile, Sebastian.
Si protese in avanti, il viso vivido e solenne. Quanto al volto
di Sebastian, divenne pi impassibile, come sempre accadeva
quando egli rifletteva intensamente. Poi il giovane osserv Jane,
valutandola, soppesandola, non dal punto di vista personale, ma
da quello impersonale. Credeva in lei, nella sua dinamica energia,
nel suo magnetismo, nella sua meravigliosa capacit di comunicare
emozioni al di l delle luci della ribalta.
Ci penser disse sommessamente. C' qualcosa nella tua proposta.
A un tratto Jane rise.
Inoltre potrai avermi per pochissimo, Sebastian soggiunse.
 quello che mi aspetto disse Sebastian, serio. I miei istinti
ebraici devono pur essere placati in qualche modo. Tu me lo
stai appioppando, questo spettacolo, Jane. Non credere che non lo sappia.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Finalmente La principessa nella torre era terminata. La reazione
di Vernon fu come un'ondata tremenda che minacci di travolgerlo.
Tutta la sua fatica era abominevole. Non valeva niente.
Meglio gettare lo spartito nel fuoco.
La dolcezza e l'incoraggiamento di Nell furono come manna
per lui, in questo periodo. Grazie a un istinto meraviglioso, ella
diceva sempre le parole che lui pi anelava a udire. Se non fosse
stato per Nell, come Vernon le diceva di continuo, la disperazione
lo avrebbe sopraffatto gi da un pezzo.
Aveva visto poche volte Jane, nel corso dell'inverno. Lei era
stata in tourne con la Compagnia dell'opera inglese per una
parte della stagione. Quando aveva cantato nell'Elettra, a Birmingham,
lui si era recato ad assistere allo spettacolo, rimanendo
immensamente colpito. Gli erano piaciute sia la musica sia l'interpretazione
di Jane nella parte di Elettra. Quella spietata forza
di volont, quel deciso: Non dir nulla e continua a danzare!.
Lei dava l'impressione di esser pi uno spirito che una creatura
di carne e ossa. Vernon era consapevole che la sua voce non
possedeva la potenza sufficiente per quella parte, ma, in qualche
modo, la cosa sembrava non rivestire importanza. Lei era
davvero Elettra... la fanatica e focosa personificazione di un'inesorabile condanna.
Si trattenne alcuni giorni con sua madre. Giorni che trov penosi
e difficili. Si rec a far visita allo zio Sydney e venne accolto
con freddezza. Enid era fidanzata con un avvocato, ma suo padre
non sembrava essere molto soddisfatto di quel matrimonio.
Nell e la madre partirono per le ferie pasquali. Al loro ritorno,
Vernon telefon e disse a Nell che doveva parlarle immediatamente.
Arriv sbiancato in viso, con gli occhi rossi.
Nell, lo sai cosa mi  stato detto? Tutti sostengono che sposerai George Chetwynd. George Chetwynd!
Chi lo dice?
Moltissime persone. Dicono che vai in giro con lui dappertutto.
Nell parve impaurita e sgomenta.
Vorrei che tu non credessi a certe cose. E, Vernon, non assumere
quell'aria cos accusatrice.  verissimo che egli mi ha chiesto di sposarlo: due volte, in effetti.
Quel vecchio?
Oh, Vernon, non essere ridicolo. Ha appena quarantuno o quarantadue anni.
Quasi il doppio della tua et. Figurarsi. Credevo che volesse sposare tua madre.
Nell non pot fare a meno di ridere.
Oh, santo cielo, vorrei che fosse cos. La mamma  ancora una bellissima donna, del resto.
Cos pensai, per l'appunto, quella sera a Ranelagh. Non mi
pass mai per la mente... Non mi sognai mai di pensare che si
trattasse di te! O forse allora la cosa non era cominciata?
Oh, s, era cominciata... come ti esprimi tu. Ecco perch la
mamma si adir, quella sera. Perch mi ero allontanata da sola con te.
E io non mi sognai nemmeno di supporlo! Nell, avresti potuto dirmelo!
Dirti che cosa? Non c'era niente da dire, allora!
Gi, presumo di no. Mi sto comportando da idiota. Ma so
con certezza che lui  enormemente ricco. E questo a volte mi
spaventa. Oh, Nell, tesoro,  stato orribile da parte mia dubitare
di te, sia pur soltanto per un minuto. Come se potesse importarti
fino a qual punto  ricco un uomo.
Nell esclam, con irritazione:
Ricco, ricco, ricco! Continui a battere su questo tasto.  anche
gentilissimo e simpaticissimo.
Oh, me lo immagino.
Lo , Vernon. Sul serio.
 bello da parte tua prendere le sue difese, tesoro, ma dev'essere
una specie di bruto privo di ogni sensibilit se continua a
starti dietro dopo che gli hai opposto per due volte un rifiuto.
Nell non rispose. Lo sbirci in un modo che lui non cap. Uno
sguardo in qualche maniera supplichevole; eppure, in quegli occhi
stranamente limpidi, si poteva intravedere una sfida. Era come
se lei lo stesse contemplando da un mondo infinitamente lontano
dal suo, quasi si fossero trovati in due sfere diverse.
Egli disse:
Mi vergogno di me stesso, Nell. Ma sei cos adorabile che
tutti devono volerti...
A un tratto lei croll; si mise a piangere. Vernon era spaventato.
Nell continu a piangere, singhiozzando contro la sua spalla.
Non so che cosa fare! Sono tanto infelice. Se almeno potessi
parlarti...
Ma puoi parlarmi, tesoro. Sono qui e ti sto ascoltando.
No, no, no... Non riesco mai a parlarti. Tu non mi capisci.
 inutile...
Piangeva sempre. Egli la baci, le prodig tutto il suo amore,
la calm...
Quando se ne fu andato, la signora Vereker entr nella stanza
con una lettera aperta in mano.
Parve non accorgersi che il viso di Nell era striato dalle lacrime.
George Chetwynd parte per l'America il 30 maggio disse, e
and a sedersi allo scrittoio.
Non m'importa di sapere quando parte esclam Nell, in
tono ribelle.
La signora Vereker non rispose.
Quella sera, Nell rimase inginocchiata pi a lungo del solito
accanto al proprio letto.
Oh, Dio, ti prego, fammi sposare Vernon. Lo desidero tanto.
Lo amo tanto. Ti prego, fa' che le cose si mettano bene e consentici
di sposarci. Fa' che accada qualcosa... Ti prego, Dio...
Alla fine di aprile, Abbots Puissants venne affittata. Vernon si
precipit da Nell, alquanto eccitato.
Nell, vuoi sposarmi, adesso? Riusciremmo a tirare avanti.
Il contratto d'affitto  pessimo, per nulla vantaggioso, ma non
ho potuto fare a meno di firmare. Vedi,  stato necessario pagare
gli interessi dell'ipoteca e tutte le spese di manutenzione,
fino a oggi, e io ho dovuto farmi prestare tutto questo denaro,
che ora, naturalmente, va restituito. Dovremo fare molta economia
per un anno o due, ma in seguito la situazione non sar
pi tanto difficile...
Continu, spiegandole i particolari di carattere finanziario.
Ho gi fatto tutti i conti, Nell. Davvero. Ragionevolmente.
Potremmo permetterci un minuscolo appartamento e una cameriera
e ci resterebbe ancora qualcosa per i divertimenti. Oh, Nell,
non ti spiacerebbe essere povera accanto a me, vero? Dicesti una
volta che non sapevo che cosa significasse esser povero, ma ora
questo non puoi pi dirlo. Ho vissuto con poco da quando sono
venuto a Londra, e la cosa mi  stata del tutto indifferente.
No, Nell sapeva che non gli era stata indifferente. In un certo
qual modo, l'asserzione era un rimprovero mosso a lei. Eppure,
anche se non sarebbe riuscita a esprimersi, Nell sentiva che le
due situazioni non erano paragonabili. Era di gran lunga pi importante
per le donne essere allegre e graziose e ammirate, e divertirsi.
Tutte queste cose non toccavano gli uomini. Loro non
dovevano risolvere l'eterno problema dei vestiti. Nessuno si curava se avevano un aspetto sciatto.
Ma come spiegare queste cose a Vernon? Impossibile. Lui non
era come George Chetwynd. George Chetwynd le capiva, certe cose.
Nell...
Lei rimaneva l, indecisa, allacciata alla vita dal braccio di
Vernon. Doveva decidere. Immagini le passarono dinanzi agli
occhi. Amlie, il piccolo appartamento soffocante, la bambina
che strillava. George Chetwynd e la sua automobile. Un appartamento
minuscolo che sapeva di chiuso. Una cameriera sudicia
e incapace. I balli. I vestiti. Le somme che sua madre e lei
dovevano alle sarte. La pigione della casa di Londra, non pagata...
Lei a Ascot, sorridente, intenta a conversare con un vestito
all'ultima moda. Poi, in preda a una improvvisa ripugnanza,
si ritrov a Ranelagh, sul ponte, intenta a contemplare l'acqua con Vernon.
Quasi nello stesso tono di voce con il quale si era espressa quella sera, disse:
Non lo so. Oh, Vernon, non lo so.
Oh, Nell, tesoro, dimmi di s, dimmi di s...
Lei si liber dall'abbraccio, si mise in piedi.
Ti prego, Vernon... devo riflettere... S, riflettere. E non ci
riesco quando sono con te.
In seguito, quella sera stessa, gli scrisse:
Vernon carissimo,
aspettiamo ancora un po', diciamo per sei mesi. In questo momento
sento di non volermi maritare. E inoltre, nel frattempo,
qualcosa potrebbe accadere con la tua opera lirica. Tu credi che
io abbia paura di essere povera, ma non  affatto cos. Ho conosciuto
persone... persone che si erano amate e non si amavano pi
a causa di tutti i crucci e le preoccupazioni. Sento che, se aspetteremo
e saremo pazienti, tutto andr per il meglio. Oh, Vernon,
so che sar cos e che in seguito tutto diventer bellissimo. Se soltanto
aspetteremo e avremo pazienza...
Vernon si infuri quando ricevette questa lettera. Non la mostr
a Jane, ma si lasci andare con lei a discorsi sufficientemente
rivelatori, facendole capire come stavano le cose. Subito lei
disse, alla sua maniera sconcertante:
Credi di essere un trofeo pi che sufficiente per qualsiasi ragazza,
vero, Vernon?
Che cosa vuoi dire?
Be', credi che sar una cosa splendida, per una ragazza che 
sempre andata ai balli e ai ricevimenti e si  divertita moltissimo
ed  stata ammirata da tutti, finire in un buco di appartamentino
e non avere pi distrazioni di sorta?
Ci avremmo a vicenda.
Non puoi far l'amore con lei per ventiquattr'ore di seguito.
Mentre lavorerai, lei che cosa far?
Non credi che una donna possa essere povera e felice?
Ma certo, se esistono le doti necessarie.
E quali sarebbero? L'amore e la fiducia?
No, stupido bamboccio. Sono il senso dell'umorismo, la pelle
dura e la preziosa capacit di essere autosufficienti. Tu ti ostini
a credere che l'amore in una casupola sia un problema sentimentale
e dipenda dall'intensit del reciproco affetto. Invece , di
gran lunga di pi, un problema di prospettive mentali. Tu ti troveresti
benissimo ovunque - tanto a Buckingham Palace quanto
nel Sahara - perch hai la tua occupazione mentale, la musica.
Ma Nell dipende da circostanze esterne. Sposare te, la taglierebbe
fuori da tutti i suoi amici.
E perch mai?
Perch  la cosa pi difficile del mondo che le persone con
redditi diversi continuino a essere amiche. Logicamente, non
fanno le stesse cose.
Tu riesci sempre a mettermi dalla parte del torto disse Vernon,
con una foga selvaggia. O, per lo meno, ci provi.
Be', mi infastidisce vedere che ti piazzi su un piedistallo e continui
ad ammirare te stesso senza alcun motivo replic Jane, placida.
Ti aspetti che Nell sacrifichi le sue amicizie e il suo modo
di vivere per te, ma per lei non saresti disposto a compiere alcun
sacrificio.
Quale sacrificio? Sarei disposto a tutto.
Tranne che vendere Abbots Puissants!
Tu non capisci...
Jane gli rivolse uno sguardo soave.
Forse s. Oh, s, mio caro, ti capisco benissimo. Ma non atteggiarti
a essere nobile. Mi esaspera sempre vedere le persone
che si atteggiano a essere nobili! Parliamo piuttosto della
Principessa nella torre. Voglio che tu la faccia ascoltare a Radmaager.
Oh,  un tale disastro. Non potrei. Sai, non mi sono reso
conto di quale disastro fosse finch non ho terminato.
Gi disse Jane. Nessuno se ne rende mai conto. Per fortuna,
altrimenti niente verrebbe mai portato a termine. Fa' ascoltare
l'opera a Radmaager. Quello che lui dir sar interessante
in ogni caso.
Vernon cedette alquanto a malincuore.
Penser che do prova di una spaventosa sfrontatezza.
No, niente affatto. Tiene in gran conto quello che dice Sebastian,
e Sebastian ha sempre creduto in te. Radmaager dice
che Sebastian, per essere cos giovane, ha una capacit di giudizio stupefacente.
Caro, buon Sebastian.  meraviglioso! esclam Vernon con sincera convinzione. Quasi tutto quello che ha fatto ha avuto successo. Gli shekel (che in ebraico significa soldi) gli piovono addosso. Dio, come lo invidio, a volte.
Puoi farne a meno. In realt non  poi cos felice.
Alludi a Joe? Oh, finir tutto bene.
Me lo domando. Vernon, la vedi di frequente Joe?
Abbastanza, non pi come un tempo. Non sopporto la stramba
cerchia artistica della quale  entrata a far parte. Hanno tutti
i capelli troppo lunghi, l'aria di non lavarsi e la loro conversazione
mi sembra un monte di stupide ciarle. Non somigliano
affatto alle persone che frequenti tu, alle persone che creano davvero qualcosa.
Noi siamo quelli che Sebastian definirebbe i possibili affari
riusciti. In ogni modo, Joe mi preoccupa. Temo che possa commettere qualche sciocchezza.
Con quel mascalzone di La Marre, vuoi dire?
S, mi riferisco proprio a quel farabutto, La Marre. E scaltro
con le donne, sai, Vernon. Certi uomini sanno esserlo.
Pensi che possa fuggire con lui, o qualcosa del genere? Certo,
Joe, sotto alcuni aspetti,  un'ingenua allocca. Scrut Jane
in un modo curioso. Ma avrei creduto che tu...
Si interruppe e all'improvviso arross. Jane parve soltanto lievemente divertita.
Puoi fare a meno di sentirti imbarazzato dalla mia moralit.
Non  che mi sia sentito imbarazzato. Voglio dire, mi sono
sempre domandato... Oh! Mi sono domandato tante di quelle cose...
La sua voce si perdette nel silenzio. E il silenzio continu. Jane
sedeva molto impettita. Non guardava Vernon; guardava diritto
dinanzi a s. Di l a poco, con una voce sommessa e pacata,
cominci a parlare. Si espresse senza alcuna emotivit, e placidamente,
come se stesse raccontando qualcosa che era accaduto
a qualcun altro. La sua fu una fredda e concisa descrizione di
orrori e, a Vernon, la cosa pi spaventosa d'ogni altra parve essere
quella distaccata calma. Parlava come potrebbe parlare uno scienziato, impersonalmente.
Lui nascose il viso tra le mani.
Jane fin di raccontare. La sua voce sommessa non si ud pi.
Vernon disse, con una voce bassa e tremula:
E tu hai vissuto tutto questo? Non sapevo che succedessero certe cose.
Jane disse, placida:
Era russo ed era un degenerato. Riesce difficile, a un anglosassone,
capire una brama cos singolare e raffinata di crudelt.
Gli anglosassoni capiscono la brutalit, ma non capiscono altro.
Vernon disse, sentendosi infantile e goffo mentre poneva la domanda:
Lo... lo amavi molto?
Lei scosse la testa adagio. Prese a parlare, poi subito si interruppe.
Perch dissezionare il passato? disse dopo qualche momento.
Creava alcune belle cose. C' un'opera sua al South Kensington.
Macabra, ma buona.
Poi ricominci a parlare della Principessa nella torre.
Vernon si rec al South Kensington due giorni dopo. Trov
abbastanza facilmente l'unico esemplare dell'opera di Boris Androv.
Una donna affogata... Il volto era orribile, gonfio, deformato,
decomposto, ma il corpo era splendido... Un corpo adorabile.
Vernon si rese conto, istintivamente, che si trattava del
corpo di Jane.
In piedi, contempl la nuda figura in bronzo, con le braccia
aperte e i madidi capelli luttuosamente sparsi.
Un corpo cos splendido, il corpo di Jane. Androv si era servito
di lei nuda come modella.
Per la prima volta dopo anni gli torn il ricordo bizzarro della
Bestia. E si sent impaurito.
Rapidamente si allontan dallo splendido bronzo e usc in
fretta, quasi correndo, dall'edificio.
Stava per aver luogo la prima della nuova opera di Radmaager, il
Peer Gynt. Vernon avrebbe assistito alla rappresentazione ed era
stato invitato da Radmaager a un banchetto dopo lo spettacolo.
Ma doveva cenare prima con Nell, in casa di sua madre; Nell
non sarebbe andata con lui a teatro.
Con vivo stupore di entrambe, Vernon non arriv all'ora di
cena. Aspettarono per qualche tempo, poi cominciarono senza
di lui. Egli giunse mentre veniva servito il dessert.
Sono desolatissimo, signora Vereker. Non so dirle quanto mi
dispiaccia. Ma  accaduto qualcosa di molto, di molto inaspettato.
Ne parler dopo.
Era tanto sbiancato in viso e cos ovviamente sconvolto che
la signora Vereker dimentic la propria irritazione. Era una donna
di mondo piena di tatto e affront la situazione dimostrandosi discreta, come sempre.
Bene, disse, alzandosi ora che  qui, Vernon, pu parlare
con Nell. Se deve andare al Teatro dell'opera non le rimane molto tempo.
Usc dalla stanza. Nell volse lo sguardo verso Vernon, interrogativamente.
Lui rispose alla domanda silenziosa.
Joe se n' andata con La Marre.
Oh, Vernon, non  possibile!
 cos.
Vuoi dire che  fuggita? Che lo ha sposato? Che sono fuggiti
insieme per sposarsi?
Vernon disse, torvo:
La Marre non pu sposarla. Ha gi una moglie.
Oh, Vernon, ma  terribile! Come ha potuto?
Joe  sempre stata ostinata nell'errore. Questa volta si pentir.
So che sar cos. Non credo che sia realmente innamorata di lui.
E Sebastian? Non  un dispiacere terribile per lui?
S, povero diavolo. Vengo adesso da casa sua.  assolutamente
distrutto. Non avevo idea che amasse Joe fino a questo punto.
Io so quanto l'ama.
Vedi, siamo sempre stati insieme, noi tre. Joe e io e Sebastian.
Ognuno apparteneva agli altri.
Nell prov una lieve fitta di gelosia. Vernon ripet:
Noi tre! E... oh! Non saprei: mi sembra di essere in colpa in
qualche modo. Mi sono allontanato da Joe. La cara, buona Joe,
sempre cos leale... migliore di quanto avrebbe potuto esserlo una
sorella.  doloroso per me ricordare le cose che diceva da bambina...
Diceva che non avrebbe mai voluto aver niente a che fare
con gli uomini. E ora si  cacciata in un guaio come questo.
Nell disse, in tono scandalizzato:
Un uomo sposato.  questo a rendere la cosa orribile. Ha figli, lui?
Come posso sapere qualcosa dei suoi bestiali rampolli?
Vernon, non essere cos infuriato.
Scusami, Nell, sono sconvolto, ecco tutto.
Come ha potuto fare una cosa simile? disse Nell. Si era sempre
risentita a causa del silenzioso disprezzo di Joe, che inconsciamente
sentiva. Non sarebbe stata umana se ora non avesse
provato una vaga sensazione di superiorit. Fuggire con un uomo
sposato!  spaventoso!
Be', per lo meno ha dato prova di coraggio disse Vernon.
Venne pervaso dal desiderio appassionato di difendere Joe...
Joe che apparteneva a Abbots Puissants e ai bei tempi passati.
Coraggio? disse Nell.
S, coraggio! si impunt Vernon. In ogni caso, ha ignorato
la prudenza. Non ha pensato a quello che le sarebbe costato. Per
amore, ha ignorato ogni altra considerazione al mondo. Questo
 pi di quanto certe persone siano capaci di fare.
Vernon! Nell balz in piedi, respirando a fatica.
Be',  vero. Tutto il risentimento represso in lui proruppe.
Tu non vuoi affrontare nemmeno qualche disagio per me, Nell.
Seguiti a dire Aspettiamo e Siamo prudenti. Non sei capace
di rinunciare a tutto per amore di qualcuno.
Oh, Vernon, quanto sei crudele... quanto sei crudele...
Egli vide gli occhi di lei riempirsi di lacrime e immediatamente
fu tutto rimorso e pentimento.
Oh, Nell, non avevo intenzione di dire questo. Non volevo
dirlo, tesoro.
La cinse con le braccia, la strinse a s. I singhiozzi di Nell cominciarono
a placarsi. Lui consult l'orologio.
Santo cielo, devo andare. Buonanotte, Nell cara. Mi ami,
non  vero?
S, certo... certo che ti amo.
La baci ancora una volta, e si affrett a uscire. Lei sedette
di nuovo alla tavola apparecchiata e in disordine. E l rimase
seduta, smarrendosi nei propri pensieri.
Vernon giunse in ritardo al Covent Garden. Il Peer Gynt era gi
cominciato. Sulla scena si stava celebrando il matrimonio di Ingrid
e Vernon arriv proprio nel momento del primo breve incontro
di Peer e Solveig. Si domand se Jane fosse nervosa. Lei
riusciva a sembrare meravigliosamente giovane con le trecce
bionde e il suo comportamento innocente e sereno. Dimostrava
diciannove anni. L'atto termin con Peer che portava via Ingrid.
Vernon si sorprese a essere pi interessato a Jane che alla
musica. Quella serata era il grande cimento di Jane. Lei doveva
trionfare o fallire. Vernon sapeva quanto le premesse - pi
di ogni altra cosa al mondo - giustificare la fiducia riposta in
lei da Radmaager.
Di l a poco si rese conto che tutto andava bene. Jane era una
Solveig perfetta. La sua voce, limpida e intonata - il filo di cristallo,
come l'aveva definita Radmaager -, non aveva mai una
esitazione e inoltre ella recitava mirabilmente bene. La personalit
calma e ferma di Solveig dominava l'opera.
Vernon constat che, per la prima volta, si stava interessando
alle vicende del debole e tempestoso Peer, il codardo che, a
ogni possibile occasione, si sottraeva alla realt. La musica che
commentava il conflitto di Peer con il grande Boyg lo sconvolse,
ricordandogli i suoi terrori infantili della Bestia. Erano
le stesse paure informi e fantomatiche della fanciullezza. La
voce limpida di Solveig invisibile lo liber dall'incubo. La scena
nella foresta, dove Solveig vede Peer, fu infinitamente bella
e si concluse con Peer che invitava Solveig a restare mentre
lui sarebbe andato ad assumersi il suo fardello. La risposta di
lei: Se  cos greve, meglio reggerlo in due. E poi la partenza
di Peer, il suo ultimo sotterfugio. Far soffrire Solveig? No. Sii
tortuoso, Peer, sii tortuoso.
La musica della Pentecoste era splendida, ma molto tipica di
Radmaager come atmosfera, pens Vernon. Conduceva all'effetto
dell'ultima scena e lo preparava. Lo stanco Peer, addormentato
con il capo sul grembo di Solveig, dai capelli inargentati, avvolta
in un mantello blu da Madonna al centro del palcoscenico,
il capo profilato sullo sfondo del sole nascente mentre cantava,
animosa, contro il Fonditore di bottoni.
Era un duetto splendido: Chavaranov, il celebre basso russo,
la cui voce diveniva sempre e sempre pi profonda, e Jane,
i cui acuti argentei salivano sempre e sempre pi, finch l'ultima
nota fu soltanto sua: altissima e incredibilmente pura. E
il sole spunt...
Vernon, sentendosi fanciullescamente importante, si rec, in
seguito, dietro le quinte. La rappresentazione aveva avuto un successo
strepitoso. Gli applausi erano stati prolungati ed entusiastici.
Egli trov Radmaager che teneva Jane per mano e la baciava
con fervore e un abbandono da artista.
Sei un angelo. Sei magnifica. S, magnifica! Sei un'artista...
Ah! e proruppe in un torrente di parole nella sua lingua materna,
poi torn all'inglese. Ti ricompenser, s, mia piccola, ti ricompenser.
So benissimo come fare. Persuader quello spilungone
di Sebastian. Insieme noi due...
Zitto disse Jane.
Vernon si fece avanti goffamente e, timido, mormor:  stato
uno spettacolo splendido!.
Strinse la mano di Jane e lei gli rivolse un sorriso fuggevole e
affettuoso.
Dov' Sebastian? Non era qui un momento fa?
Sebastian sembrava diventato introvabile. Vernon si offr di
andarlo a cercare e di portarlo al banchetto. Disse, vagamente,
che riteneva di sapere dove si trovasse. Jane non sapeva niente
delle notizie concernenti Joe e lui non ritenne opportuno dirglielo
in quel momento.
Prese un tass e si fece portare alla casa di Sebastian, ma non
lo trov. Si domand allora se egli non potesse essere tornato
nel suo modesto alloggio, dove lo aveva lasciato qualche tempo
prima quella sera. Subito si fece portare l. Si sentiva a un tratto
esultante e trionfante. Improvvisamente, si era persuaso della
validit della sua musica. O meglio, si era persuaso che sarebbe
stata valida un giorno. E inoltre sentiva che, in un modo o
nell'altro, le cose si stavano mettendo bene con Nell. Lei gli si
era avvinghiata in un modo diverso dal solito, quella sera, pi appassionatamente,
quasi come se non sopportasse di vederlo andar
via. S, ne era sicuro. Tutto stava andando nel migliore dei modi.
Sal di corsa le scale fino alla sua camera. Era immersa nell'oscurit.
Sebastian, dunque, non si trovava l. Accese la luce e si guard
attorno. Sul tavolo si trovava un biglietto, portato da qualcuno.
Lo prese. Era indirizzato a lui con la scrittura di Nell. Lacer
la busta.
A lungo rimase immobile in piedi. Poi, con cautela e metodicit,
accost una sedia al tavolo, in modo che venisse a trovarsi
esattamente parallela a esso, come se la cosa rivestisse importanza,
e sedette tenendo il biglietto in mano. Lo rilesse per la decima
o l'undicesima volta:
Vernon carissimo,
perdonami, te ne prego, perdonami. Sposer George Chetwynd.
Non lo amo quanto amo te, ma con lui mi sentir sicura. Ancora
una volta, perdonami, ti prego.
La tua per sempre innamorata
Nell
A voce alta egli disse: Con lui mi sentir sicura. Che cosa intende
dire con questo? Sarebbe stata al sicuro anche con me. Al
sicuro con lui?  straziante....
Continu a rimanere seduto. Trascorsero minuti... Trascorsero
ore. Sempre sedeva al tavolo, immobile, quasi incapace di
pensare. A un certo momento, una riflessione gli si form, confusa,
nella mente. Era questo che provava Sebastian? Non potevo
capire...
Quando ud un fruscio sulla soglia, non alz gli occhi. Vide
Jane per la prima volta soltanto quando lei gir intorno al tavolo e gli si inginocchi dinanzi.
Vernon, mio caro, che cosa c'? Ho intuito che era accaduto
qualcosa quando non ti sei fatto vivo al banchetto. Sono venuta
per sapere...
Adagio, come un automa, egli le porse il biglietto. Lei lo prese
e lo lesse. Poi lo rimise sul tavolo.
Vernon disse, con una voce opaca, smarrita: Avrebbe potuto
fare a meno di scrivere questo: che con me non si sarebbe sentita
al sicuro. Sarebbe stata al sicuro con me.
Oh, Vernon, mio caro...
Lo cinse con le braccia. Lui le si avvinghi all'improvviso, abbracciandola
spaventato, come un bambino potrebbe abbracciare
sua madre. Un singhiozzo gli scatur dalla gola. Poi appoggi il
viso sulla pelle bianca e splendente del collo di lei.
Oh, Jane, Jane...
Lo strinse a s. Gli accarezz i capelli. Vernon mormor:
Resta con me. Resta con me. Non lasciarmi...
Lei rispose:
Non ti lascio, stai tranquillo...
La sua voce era tenera, materna. Qualcosa si ruppe in Vernon,
come una diga che crolli. Idee e immagini gli turbinarono nella
mente. Suo padre che baciava Winnie a Abbots Puissants...
La statua nel museo South Kensington... il corpo di Jane... Il suo
splendido corpo.
Disse, rauco:
Resta con me...
Cingendolo con le braccia, premendogli le labbra sulla fronte,
Jane mormor:
Rimarr con te, caro.
Come una madre rivolta al proprio bambino.
All'improvviso lui si strapp alla sua stretta.
Non cos. Non cos. In questo modo.
Premette la bocca contro quella di lei, con ardore, avidamente,
la mano a coppa intorno alla rotondit del suo seno.
L'aveva sempre desiderata, sempre, ora lo sapeva. Voleva il
suo corpo, quel corpo splendido che Boris Androv aveva conosciuto cos bene.
Ripet: Resta con me...
Segu un lungo silenzio. A lui parve che fossero trascorsi minuti, ore, anni, quando ud la risposta.
Jane disse: Rester....
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Un giorno di luglio, Sebastian Levinne percorse il lungofiume
nella direzione dell'appartamento di Jane. Era una giornata
primaverile, pi che estiva. Un vento freddo gli soffiava polvere
in faccia, costringendolo a battere le palpebre.
In Sebastian si poteva notare un sensibile cambiamento. Era visibilmente
invecchiato. Rimaneva pochissimo del ragazzo, in lui,
ormai. Non che vi fosse mai stato molto. Aveva sempre avuto quella
curiosa maturit dell'aspetto che sembra essere un retaggio semitico.
E ora, mentre camminava, accigliato e riflessivo, avrebbe potuto
essere scambiato facilmente per un uomo pi che trentenne.
Fu Jane stessa ad aprirgli la porta dell'appartamento. Gli parl con una voce sommessa e rauca.
Vernon  fuori. Non ha potuto aspettarti. Avevi detto alle tre, sai, e adesso sono le quattro passate.
Sono stato trattenuto. Meglio cos, forse. Non so mai bene come reagire ai nervi di Vernon.
Non dirmi che vi sono state nuove crisi! Non lo sopporterei.
Oh, finirai con l'abituartici. Io non ho potuto farne a meno.
Che cos'ha la tua voce, Jane?
Un raffreddore. Piuttosto di gola. Ma non preoccuparti. Mi sto curando.
Dio mio! E domani sera si rappresenta La principessa nella torre.
Se non potessi cantare?
Oh, canter. Non temere. Non devi preoccuparti se bisbiglio.
Voglio soltanto risparmiare il pi possibile la voce.
Naturale. Ti sei fatta visitare da qualcuno, immagino?
Dal mio solito medico di Harley Street.
E che cosa ha detto?
Le solite cose.
Ti ha proibito di cantare domani?
Oh, no.
Sei un'abile bugiarda, non  cos, Jane?
Volevo soltanto evitarti preoccupazioni. Ma dovevo immaginare
che con te non ci sarebbe stato niente da fare. Sar schietta.
Mi ha avvertita che sto forzando la voce da anni. Ha detto
che cantare domani sera sarebbe una follia. Ma me ne infischio.
Mia cara Jane, non intendo correre il rischio di perdere la
tua voce.
Bada agli affari tuoi, Sebastian. La mia voce riguarda me. Io
non mi immischio nelle tue faccende, tu non immischiarti nelle
mie.
Sebastian sorrise.
La tigre nella tana disse. Ma, Jane, ci non toglie che non
devi cantare. Vernon lo sa?
No, naturalmente. Come puoi pensarlo? E non glielo dirai,
Sebastian.
Non voglio intromettermi, in realt disse Sebastian. Non
l'ho mai fatto. Ma, Jane cara, sarebbe un peccato mortale. L'opera
non lo merita. E non lo merita nemmeno Vernon. Prenditela
pure con me, se vuoi, perch l'ho detto.
Perch dovrei prendermela con te?  la verit, e lo so. Ci
nonostante, canter. Dammi della vanitosa e dell'egocentrica, se
ti fa piacere, ma La principessa nella torre non avr successo senza
di me. Ho trionfato nella parte di Isotta e ho furoreggiato in
quella di Solveig.  il mio momento. E sar anche il momento
di Vernon. Posso fare almeno questo per lui.
Egli sent la passione profonda - non gli sfugg l'inconscio tradimento
di quell'almeno, ma non un muscolo sul suo volto lasci
capire che se ne fosse reso conto. Si limit a ripetere, con
molta dolcezza: Lui non lo merita, Jane. Limitati a spingere la
tua canoa con la pagaia. Non c' altro da fare. Tu sei arrivata.
Vernon non  arrivato e forse non arriver mai.
Lo so, lo so. Non c' nessuno che lo merita come dici tu, tranne forse una persona.
Chi?
Tu, Sebastian. Tu lo meriti. Eppure non lo faccio per te!
Sebastian era sorpreso e commosso. Una nebbia improvvisa gli
cal davanti agli occhi. Allung la mano e prese quella di Jane.
Per uno o due minuti tacquero.
 gentile da parte tua, Jane egli disse infine.
Be',  vero. Tu vali una dozzina di Vernon. Possiedi intelligenza,
spirito di iniziativa, forza di carattere...
La voce rauca si perdette nel silenzio. Dopo un'altra lunga
pausa, egli disse con molta dolcezza:
Come stanno andando le cose? Pi o meno al solito?
S, credo di s. Sai che  venuta a trovarmi la signora Deyre?
No, non lo sapevo. Che cosa voleva?
 venuta a supplicarmi di renderle il suo ragazzo. Mi ha fatto
rilevare che sto rovinando la sua esistenza. Soltanto una donna
di malaffare potrebbe comportarsi come mi sto comportando
io. E cos via. Puoi facilmente supporre che altro ha detto.
E tu che cosa le hai risposto? domand Sebastian, incuriosito.
Jane si strinse nelle spalle.
Che cosa avrei potuto rispondere? Che per Vernon una sgualdrina
vale quanto un'altra?
Oh, mia cara disse Sebastian, con dolcezza. La situazione
 davvero cos grave?
Jane si alz, accese una sigaretta e inizi un irrequieto andirivieni
nella stanza. Sebastian not quanto fosse diventata smunta in viso.
Vernon ... normale? si azzard a domandare.
Beve troppo rispose Jane, brusca.
E tu non puoi impedirglielo?
No, non posso.
 strano. Ho sempre creduto che tu avessi un grande ascendente
su Vernon.
Be', non ce l'ho. Non pi adesso. Jane tacque per un momento,
poi soggiunse: Nell si sposer in autunno, vero?.
S. Credi che la situazione migliorer, dopo?
Non ne ho la pi pallida idea.
Vorrei, in nome di Dio, che si dominasse disse Sebastian.
Se non riesci tu a farlo rigare diritto, Jane, non pu riuscirci nessuno.
Naturalmente lo ha nel sangue.
Lei gli torn accanto e si rimise a sedere.
Dimmi, dimmi tutto quello che sai. Della sua famiglia, di suo padre, di sua madre.
Sebastian le parl brevemente dei Deyre. Jane stette ad ascoltarlo attenta.
Sua madre l'hai vista egli concluse. Strano, non  vero, che
Vernon sembri non somigliarle proprio in niente?  un Deyre al
cento per cento. Hanno tutti tendenze artistiche.,. La passione
per la musica... Possiedono scarsa forza di volont, tendono alla
mollezza e attraggono le donne. L'ereditariet  una strana cosa.
Non sono completamente d'accordo con te disse Jane. Vernon
non somiglia a sua madre, ma ha ereditato qualcosa da lei.
Che cosa?
La vitalit. E una creatura straordinariamente vitale... Non
hai mai pensato a lei sotto questo punto di vista? Be', Vernon ha
ereditato parte di questa vitalit. Senza di essa non sarebbe mai
diventato un compositore. Se fosse soltanto un puro e semplice
Deyre, si sarebbe limitato a gingillarsi con la musica.  l'energia
dei Bent a dargli la capacit di creare. Tu dici che suo nonno cre
da solo la loro azienda. Ebbene, in Vernon vi  la stessa energia.
Mi domando se tu abbia ragione.
Sono certa di averla.
Sebastian riflett, silenzioso, per qualche momento.
Si tratta soltanto del bere? domand infine. O vi sono...
S, ecco, voglio dire... Vi sono altre donne?
Oh! S, vi sono altre donne.
E non ti dispiace?
Se mi dispiace? Se mi dispiace? Naturale che mi dispiace. Di
che cosa credi che sia fatta, Sebastian? Il dispiacere mi ha quasi
uccisa... Ma che cosa posso fare? Fargli scenate? Tempestare, andare
su tutte le furie e allontanare Vernon, completamente, da me?
La sua voce bellissima e rauca dimentic di limitarsi a bisbigliare.
Sebastian fece un rapido gesto e lei tacque.
Poi disse: Hai ragione. Devo essere prudente.
Non riesco a capire mormor Sebastian. Persino la musica
sembra non significare pi nulla per Vernon, ormai. Ha accettato
tutti i suggerimenti di Radmaager e si  comportato come un
agnello. Non  normale!
Dobbiamo aspettare. La foga torner. La sua  una reazione,
una reazione causata da Nell. Sento che se La principessa nella
torre avr successo, Vernon riuscir a ritrovare se stesso. Ha bisogno
di poter provare un certo orgoglio... di una sensazione di
conseguimento.
Me lo auguro disse Sebastian, tetro. Ma mi preoccupa alquanto
l'avvenire.
In che senso? Di che cosa hai paura?
Della guerra.
Jane lo fiss attonita. Stentava a credere alle proprie orecchie.
Pens di aver capito male.
Della guerra?
S. Le conseguenze di quell'attentato a Sarajevo.
La cosa continu a sembrare a Jane alquanto assurda e ridicola.
La guerra contro chi?
Contro la Germania... principalmente.
Oh, suvvia, Sebastian. Per un episodio che ha avuto luogo
cos... cos lontano?
Che importanza ha il pretesto? disse Sebastian, spazientito.
Quello che conta  dove finisce il denaro. Il denaro parla.
Io maneggio denaro. I nostri parenti in Russia maneggiano denaro.
Noi sappiamo. Da come si sta comportando il denaro, da
qualche tempo a questa parte, possiamo supporre che cosa porta
il vento. La guerra si sta avvicinando, Jane.
Jane lo fiss e cambi idea. Sebastian stava parlando sul serio
e Sebastian sapeva, di solito, quello che diceva. Se asseriva che
stava per scoppiare la guerra, allora, per quanto la cosa potesse
sembrare fantastica, la guerra sarebbe scoppiata.
Sebastian sedeva immobile, assorto nei propri pensieri. Denaro,
investimenti, vari prestiti, responsabilit finanziarie che si era
assunto, l'avvenire dei suoi teatri, la politica che avrebbe adottato
il settimanale del quale era il proprietario. Poi, naturalmente,
sarebbe stato necessario combattere. Era figlio di un inglese naturalizzato.
Non ci teneva affatto ad andare a battersi, ma supponeva
che sarebbe stato necessario. Tutti coloro che avevano meno
di una certa et avrebbero dovuto combattere, naturalmente. Non
che lui temesse il pericolo, lo preoccupava soltanto dover affidare
a qualcun altro i propri affari. Combineranno dei disastri, questo
 certo pens amaramente. Riteneva che la guerra sarebbe durata
a lungo, per due anni, forse pi. In ultimo, non si sarebbe stupito
se anche l'America fosse stata coinvolta nel conflitto.
Il governo avrebbe emesso prestiti. I prestiti di guerra sarebbero
stati un buon investimento. Nei teatri non si sarebbero dovute
rappresentare cose serie... i soldati in licenza avrebbero voluto
commedie divertenti: belle ragazze, gambe nude, danze. Egli
riflett attentamente su tutto. Era piacevole avere la possibilit
di riflettere senza essere disturbato. Trovarsi con Jane era come
essere soli. Jane capiva sempre quando non volevi che ti si rivolgesse
la parola.
La sbirci. Anche lei stava riflettendo... Si domand a che cosa
stesse pensando; con Jane non si poteva mai sapere. Probabilmente
pensava a Vernon. Se Vernon fosse dovuto andare a battersi e
fosse caduto in battaglia! Ma no, una cosa simile non doveva accadere.
L'anima artistica di Sebastian si ribell. Vernon non doveva
essere ucciso.
Le rappresentazioni della Principessa nella torre erano state ormai
dimenticate. Avevano avuto luogo in un periodo poco propizio, dal
momento che la guerra era scoppiata appena tre settimane dopo.
Sul momento l'opera aveva ricevuto quelle che vengono definite
buone accoglienze. Alcuni critici erano stati un po' sarcastici
a proposito della nuova scuola dei giovani musicisti, persuasi
di poter rivoluzionare tutte le idee esistenti. Altri avevano
lodato con sincerit un lavoro molto promettente, anche se immaturo.
Ma tutti avevano parlato con entusiasmo della bellezza
e della perfezione artistica dello spettacolo nel suo insieme.
Ognuno andava a Holborn,  fuori mano di chilometri, cara,
ma vale proprio la pena di assistere a quel fantastico dramma e
di ammirare la nuova, meravigliosa cantante, Jane Harding. Ha
un volto, cara, semplicemente stupendo... proprio medioevale.
L'opera non sarebbe la stessa senza di lei!. Si era trattato di un
trionfo, per Jane, anche se di un trionfo di breve durata. Il quinto
giorno, lei era stata costretta a rinunciare alla parte.
Sebastian venne chiamato per telefono a casa sua, a un'ora
nella quale Vernon non sarebbe stato l. Jane gli si fece incontro
con un sorriso cos radioso da fargli pensare, a tutta prima,
che i suoi timori non si sarebbero realizzati.
Non c' niente da fare, Sebastian. Dovr essere Mary Lloyd a
continuare. Non  male, tutto sommato. In effetti, ha una voce
migliore della mia, ed  graziosa, molto graziosa.
Hmm. Temevo che Hershall si sarebbe pronunciato in questo
senso. Vorrei parlargli io stesso.
S, anche lui desidera parlarti. Non che ci sia qualcosa da
fare, temo.
Che cosa vuoi dire? Come, non che ci sia qualcosa da fare?
La voce se n' andata, bambino mio. Se n' andata per sempre.
Hershall  troppo sincero per poter alimentare false speranze.
Dice, naturalmente, che non si pu mai essere del tutto certi.
La voce potrebbe tornare dopo un periodo di riposo, eccetera
eccetera. Lo ha detto con molta disinvoltura, ma io l'ho guardato
e mi sono messa a ridere. Dopodich gli si  letto in viso che
si vergognava e ha confessato. Credo che abbia provato un gran
sollievo, constatando come io non me la prendessi affatto.
Ma Jane, Jane cara...
Oh, non te la prendere cos a cuore, Sebastian. Ti prego, no.
Sar molto pi facile per me se non te la prenderai.  stato un gioco
d'azzardo, sai, sempre... La mia voce non  mai stata forte abbastanza.
Ho giocato d'azzardo con essa... Fino a ora sono riuscita a
vincere... Ma adesso... ho perduto. Bene,  fatta. Bisogna dimostrare
di essere buoni giocatori e non consentire alle mani di tremare.
Non dicono cos, a Montecarlo?
Vernon lo sa?
S,  tremendamente sconvolto. Gli piaceva la mia voce. Ha
davvero il cuore spezzato.
Ma non sa che...
... se avessi aspettato due giorni, evitando di cantare per la
prima della sua opera, tutto sarebbe andato bene? No, non lo sa.
E se tu sei leale nei miei confronti, Sebastian, non lo sapr mai.
Non ti prometto niente. Credo che dovrebbe saperlo.
No, perch quello che ho fatto  davvero ingiustificabile! Gli
ho imposto un obbligo nei miei riguardi senza che lui ne sapesse
niente. Questa  una cosa che non si dovrebbe fare. Non  giusta.
Se io avessi riferito a Vernon quello che mi aveva detto Hershall,
credi che mi avrebbe mai consentito di cantare? Me lo avrebbe
impedito addirittura con la forza! Sarebbe la cosa pi meschina e
pi crudele del mondo andare da Vernon, adesso, e dirgli: Ecco
che cosa ho fatto per te!. Piagnucolando e chiedendo che mi
vengano scodellate comprensione e gratitudine.
Sebastian taceva.
Suvvia, mio caro, riconosci che ho ragione.
S disse Sebastian, infine. Hai ragione. Quello che hai fatto
non  tanto etico. Lo hai fatto senza che Vernon ne fosse a conoscenza,
e adesso bisogna nasconderglielo. Ma, oh, Jane cara, perch
lo hai fatto? Lo giustificava la musica di Vernon?
Lo giustificher un giorno.
Lo hai fatto per questo?
Jane scosse la testa.
Lo immaginavo.
Segu un silenzio. Poi Sebastian soggiunse:
Che cosa farai adesso, Jane?
Forse insegner. Forse reciter. Non lo so. Nel peggiore dei
casi, so cucinare.
Risero entrambi, ma Jane era sull'orlo delle lacrime.
Guard Sebastian al di l del tavolo, poi, a un tratto, balz in
piedi e and a inginocchiarsi accanto a lui. Gli appoggi il capo
sulla spalla ed egli la cinse con un braccio.
Oh, Sebastian, Sebastian...
Povera cara Jane.
Fingo che non me ne importi, ma mi importa, eccome. Mi
piaceva cantare. Mi piaceva, mi piaceva, mi piaceva... Quello splendido motivo della Pentecoste di Solveig. Non lo canter
mai pi.
Gi. Perch sei stata cos sciocca, Jane?
Non lo so. Pura idiozia.
Se tu potessi di nuovo decidere...
Farei di nuovo la stessa cosa.
Un silenzio. Poi Jane alz la testa e bisbigli:
Ricordi di aver detto, Sebastian, che io possedevo una grande
forza motrice? Che niente sarebbe riuscito a distogliermi? E io
dissi che avrei potuto essere distolta pi facilmente di quanto tu
pensassi. E che, tra Vernon e me, sarei stata io a cedere per prima.
Sebastian disse: La vita  strana.
Jane si lasci scivolare sul pavimento accanto a lui, sempre abbandonandogli
la mano nella mano.
Puoi essere scaltro disse Sebastian, rompendo il silenzio.
Puoi essere tanto intelligente da prevedere le cose e tanto abile
da pianificarle e tanto forte da riuscire, ma, nonostante tutta
l'intelligenza di questo mondo, non puoi evitare di soffrire, in un
modo o nell'altro. Ecco quello che  tanto strano. Io so di essere
intelligente. So che riuscir, qualsiasi cosa intraprenda. Non
sono come Vernon. Vernon sar o un genio inviato dal cielo, oppure
un giovane ozioso e vizioso. Ha un dono di natura, se possiede
qualcosa; mentre io ho l'abilit. Eppure, nonostante tutta
l'abilit del mondo, non posso impedire a me stesso di soffrire.
Nessuno pu.
Ci si potrebbe riuscire, forse, dedicando a questo tutta la propria
vita. Se si cercasse la sicurezza, e nient'altro che la sicurezza,
forse ci si brucerebbero le ali, ma tutto si limiterebbe a questo.
Si costruirebbe un bel muro liscio intorno a se stessi per andare
poi a nascondersi all'interno.
Stai pensando a qualcuno in particolare? A chi?
 soltanto una fantasticheria. Alla futura consorte di George
Chetwynd, se proprio vuoi saperlo.
A Nell? Tu credi che Nell abbia tanta forza di carattere da
riuscire a escludersi dalla vita?
Oh, Nell ha una capacit enorme di proteggersi mimetizzandosi.
La posseggono alcune specie. Si interruppe, poi soggiunse:
Jane, hai mai avuto notizie da Joe?
S, mio caro, due volte.
Che cosa ti diceva?
Pochissimo. Soltanto quanto tutto fosse piacevole, e quanto
si divertisse, e come ci si sentisse splendidamente avendo il coraggio
di sfidare le convenzioni. Jane si interruppe un momento,
poi soggiunse: Non  felice, Sebastian.
Tu credi che non lo sia?
Ne sono certa.
Segu un lungo silenzio. Due volti afflitti contemplarono il caminetto
spento. Fuori, dei tass facevano squillare i clacson percorrendo
rapidamente il lungofiume. La vita continuava.
Era il 9 agosto. Nell Vereker usc dalla stazione di Paddington
e si diresse adagio verso il parco. Le passavano accanto carrozze
sulle quali si trovavano anziane signore cariche di prosciutti. A
ogni angolo di strada si vedevano manifesti con volti che ti fissavano.
In ogni negozio c'era una coda di persone ansiose di acquistare
generi alimentari.
Nell si era detta molte volte:
Siamo in guerra, effettivamente in guerra, ma senza mai riuscire
a crederlo. Quel giorno, per la prima volta, sembrava potersi
convincere. Un viaggio in treno e l'impiegato della biglietteria
che si era rifiutato di cambiarle una banconota da cinque sterline
avevano costituito il punto di svolta. Ridicolo, ma era cos.
Pass un tass libero e Nell lo ferm. Sal e diede l'indirizzo
dell'appartamento di Jane a Chelsea. Sbirci l'orologio. Erano
appena le dieci e mezzo. Impossibile che Jane fosse uscita cos
di buon'ora.
Nell sal con l'ascensore e rimase in piedi davanti alla porta
dopo aver suonato il campanello. Il cuore le stava martellando
nervosamente. Da un momento all'altro la porta le sarebbe stata
aperta. Il visetto di lei si sbianc e assunse un'espressione tesa.
Ah, ecco che la porta si stava aprendo. Lei e Jane vennero a trovarsi
faccia a faccia.
Le parve di vedere Jane trasalire appena. Tutto qui.
Oh! lei disse.  lei.
S fece Nell. Posso entrare, se non le dispiace?
Le parve che Jane avesse esitato per un attimo prima di scostarsi
e di consentirle di entrare. Jane indietreggi poi nel corridoio,
chiuse una porta in fondo e apr quella del soggiorno per
far passare Nell. Infine la segu e si chiuse la porta alle spalle.
Ebbene?
Sono venuta a domandarle, Jane, se sa dove si trova Vernon.
Vernon?
S. Mi sono recata nel suo alloggio, ieri. Se n' andato. La
portinaia non sapeva dove. Ha detto che la sua corrispondenza
viene inoltrata a lei. Sono tornata a casa e le ho scritto una lettera,
chiedendole il suo indirizzo. Ma poi ho temuto che non me
lo avrebbe detto, che, forse, non mi avrebbe neppure risposto, e
ho pensato di venire qui, invece.
Vedo.
Il tono era vago e indifferente. Nell si affrett a soggiungere:
Ero certa che sapesse dove si trova. Lo sa, non  vero?
S, lo so.
Una risposta che tard, inutilmente lenta, pens Nell. O Jane
lo sapeva, oppure no.
Ebbene?
Di nuovo un silenzio. Poi Jane disse:
Perch vuole vedere Vernon, Nell?
Nell alz verso di lei il viso pallido.
Perch sono stata talmente stupida, talmente stupida! Ora
lo capisco, ora che  scoppiata questa guerra spaventosa. Sono
stata una cos miserabile codarda. Mi odio, s, odio me stessa, n
pi n meno. Soltanto perch George era gentile e buono, e, s,
ricco! Oh, Jane, quanto deve disprezzarmi. So che mi disprezza.
E ne ha tutte le ragioni. In qualche modo, questa guerra ha reso
tutto chiaro, non trova?
Non particolarmente. Vi sono state guerre in passato e ve ne
saranno ancora. In realt non cambiano niente nel profondo.
Ma Nell non le stava prestando attenzione.
 perfido non sposare l'uomo che si ama. Io amo Vernon. Ho
sempre saputo di amarlo, ma non ho avuto, semplicemente, il
coraggio. Oh, Jane, pensa che sia troppo tardi? Forse  cos. Forse
non mi vorr pi, ormai. Ma devo parlargli. Anche se non mi
vuole, devo dirgli...
Rimaneva l in piedi, guardando, supplichevole, Jane. L'avrebbe
aiutata? Se non fosse stata disposta ad aiutarla, lei avrebbe dovuto
tentare con Sebastian. Ma Sebastian la intimoriva. Avrebbe
potuto rifiutare nettamente di fare qualsiasi cosa.
Potrei farglielo incontrare disse Jane adagio, dopo qualche
momento.
Oh, grazie, Jane. E, Jane, mi dica... la guerra?
Ha fatto domanda come volontario... se si riferisce a questo.
S. Oh,  terribile... se dovesse perdere la vita. Ma la guerra
non potr durare a lungo... finir entro Natale... lo dicono
tutti.
Sebastian dice che durer due anni.
Oh, ma Sebastian non pu saperlo. Non  realmente inglese,
lui. E russo.
Jane scosse la testa. Poi disse:
Vado fece una breve pausa a telefonare. Aspetti qui.
Usc, chiudendosi la porta alle spalle. Percorse il corridoio ed
entr nella camera da letto. Vernon alz la bruna testa arruffata
dal guanciale.
Alzati disse Jane, brusca. Lavati, raditi e cerca di renderti
ragionevolmente presentabile. Nell  qui e vuole parlarti.
Nell. Ma...
Crede che io ti stia telefonando. Quando sarai pronto, potrai
uscire dall'appartamento, suonare il campanello e... che Dio
possa avere piet dell'anima di entrambi.
Ma, Jane. Nell... che cosa vuole?
Se desideri ancora sposarla, Vernon, questa  la tua occasione.
Ma dovr dirle...
Che cosa? Che ti sei dato alla bella vita? Che ti sei sfrenato?
Tutti i soliti eufemismi! Non si aspetter altro, e ti sar
grata se sorvolerai il pi possibile. Ma dille di te e di me... scendi
dal generale al particolare... e condannerai la bambina all'inferno.
Metti il bavaglio a quella tua nobile coscienza e pensa a lei.
Vernon si alz adagio dal letto.
Non ti capisco, Jane.
No. Probabilmente non mi capirai mai.
Egli domand: Nell ha mollato George Chetwynd?.
Non le ho chiesto particolari. Ora torno da lei. Sbrigati.
Usc dalla camera e Vernon pens: Non ho mai capito Jane e
non la capir mai.  cos sconcertante, accidenti. Bene, immagino
di essere stato una sorta di distrazione passeggera per lei. No,
pensando questo do prova di ingratitudine.  stata proprio generosa
con me. Nessuna donna avrebbe potuto esserlo pi di Jane.
Ma questo a Nell non riuscirei mai a farlo capire. Giudicherebbe
Jane una donnaccia....
Mentre si radeva e faceva rapidamente le abluzioni, si disse:
In ogni modo, non c' niente da fare. Nell e io non potremmo
mai rimetterci insieme... Oh! Ma non credo si tratti di questo. Probabilmente
 venuta soltanto per chiedermi di perdonarla, cos da
sentirsi tranquilla nell'eventualit che io possa lasciare la pelle in
questa maledetta guerra.  proprio quello che potrebbe fare una
ragazza. In ogni modo, credo che non mi importi pi nulla di lei.
Un'altra voce, nel profondo, disse ironicamente: Oh, no, non
 affatto cos. Perch, allora, il cuore ti sta martellando e la mano
ti trema? Maledetto somaro, eccome se ti preme ancora!.
Era pronto. Usc dall'appartamento e suon il campanello.
Un sotterfugio meschino, abietto... Si sent colmare di vergogna.
Jane apr la porta. Disse, quasi come se fosse stata una cameriera:
Avanti, e con un gesto gli indic la porta del salotto. Lui entr,
chiudendosi la porta alle spalle.
Nell era balzata in piedi vedendolo entrare. Tenne le mani intrecciate
dinanzi a s.
La sua voce suon fioca e debole, come quella di una bambina
che si senta in colpa.
Oh, Vernon...
Il tempo saett indietro. Vernon si trovava sulla barca a Cambridge...
sul ponte a Ranelagh. Dimentic Jane, dimentic tutto.
Lui e Nell erano le uniche persone che esistessero al mondo.
Nell.
Si stavano avvinghiando l'uno all'altra, ansimanti come se
avessero corso. Le parole proruppero dalle labbra di Nell.
Vernon... se vuoi... ti amo tanto... Oh! Davvero... Ti sposer
non appena vorrai... anche subito... oggi stesso. Non m'importa
di essere povera n di qualsiasi altra cosa!
Lui la sollev di peso, la baci sugli occhi, sui capelli, sulle
labbra.
Tesoro... oh! tesoro. Non perdiamo un solo minuto, nemmeno
un minuto. Non so come ci si sposa. Non ci ho mai pensato.
Ma andiamo a informarci. Ci rivolgeremo all'arcivescovo
di Canterbury... non  cos che si fa?... per ottenere un permesso
speciale? Come diavolo si fa per sposarsi?
Non potremmo domandarlo a un ecclesiastico?
Oppure c' l'ufficio di stato civile. S,  questa la soluzione.
Non credo di volermi sposare in un ufficio di stato civile. Mi
sembrerebbe di essere una cuoca, o una cameriera.
Penso che sia una cosa ben diversa, tesoro. Ma, se preferisci
sposarti in chiesa, ci sposeremo in chiesa. Vi sono migliaia di
chiese a Londra, e tutte quante non hanno niente da fare. Sono
certo che una di esse sar ben lieta di unirci in matrimonio.
Uscirono insieme, ridendo felici. Vernon aveva dimenticato
tutto, il rimorso, la voce della coscienza, Jane...
Alle due e mezzo di quel pomeriggio, Vernon Deyre e Eleanor
Vereker furono uniti in matrimonio nella chiesa di Saint Ethelred, a Chelsea.
...
.
...
LIBRO QUARTO.
...
.
...
GUERRA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Sebastian Levinne ricevette, sei mesi dopo, un biglietto di Joe.
...
St George Hotel, Soho. Caro Sebastian, mi trovo in Inghilterra per alcuni giorni. Gradirei molto vederti. Tua Joe.
...
Sebastian lesse e rilesse il breve scritto. Si trovava in casa
della madre per alcuni giorni di licenza e pertanto il biglietto
gli era pervenuto senza ritardi. Seduto a tavola di fronte alla signora
Levinne per la colazione, divenne consapevole degli occhi
di lei che lo scrutavano, e si meravigli, come tante altre
volte in passato, constatando quanto fosse pronta la sua apprensione
materna. Lei gli leggeva in viso, un viso che la maggior
parte delle persone trovava cos imperscrutabile, con la stessa
facilit con la quale lui leggeva il biglietto che aveva in mano.
Quando parl, si espresse in un tono di voce normalissimo.
Non gradiresti ancora un po' di marmellata, caro? domand.
No, grazie, mamma. Rispose dapprima alla domanda che
lei gli aveva rivolto, poi pass a quella inespressa, della quale
era acutamente consapevole.  di Joe.
Joe disse la signora Levinne. La sua voce fu del tutto inespressiva.
 a Londra.
Segu un silenzio.
Capisco disse la signora Levinne.
La sua voce continu a essere inespressiva. Ma Sebastian era
consapevole di un interno tumulto di sentimenti. Per lui fu come
se sua madre avesse gridato: Figlio mio, figlio mio! Proprio adesso
che stavi cominciando a dimenticarla! Perch torna qui? Perch
non pu lasciarti in pace? Questa ragazza che non ha niente
a che fare con noi o con la nostra stirpe. Questa ragazza che non
 mai stata la moglie adatta per te e mai lo sar.
Sebastian si alz.
Credo di dover andare da lei.
Sua madre disse, nello stesso tono di voce: Presumo di s.
Non dissero altro. Si erano capiti. Ognuno rispettava il punto
di vista dell'altro.
A un tratto, a Sebastian, mentre si incamminava rapidamente
lungo la strada, accadde di pensare che Joe non gli aveva lasciato
capire in alcun modo con quale nome alloggiasse in albergo.
Si chiamava Miss Waite o Madame La Marre? La cosa era
priva di importanza, naturalmente, ma si trattava di una di quelle
stupide assurdit convenzionali che ti facevano sentire in imbarazzo.
Doveva chiedere di lei chiamandola in un modo o nell'altro?
Com'era tipico di Joe aver completamente ignorato la cosa!
Ma si diede poi il caso che egli si evit ogni imbarazzo in quanto
la prima persona che vide, dopo essere passato per la porta girevole,
fu proprio Joe. Lei lo accolse con una lieta esclamazione
di stupore.
Sebastian! Non avevo idea che tu potessi ricevere cos presto
il mio biglietto.
Lo precedette verso un angolo appartato del vestibolo e lui
la segu.
La sua prima sensazione fu che lei fosse cambiata. Era andata
cos lontano da sembrare quasi una straniera. In parte, pens,
a causa di come era vestita. Indossava un modello ultrafrancese.
Molto sobrio e scuro e discreto, ma assolutamente non inglese.
Anche il viso, inoltre, era truccatissimo. Il pallore cremoso veniva
sottolineato artificiosamente dalle labbra di un rosso impossibile;
inoltre aveva ritoccato in qualche modo gli angoli degli occhi.
Mi sembra un'estranea, pens lui eppure  Joe! E sempre la
stessa Joe, ma si  recata molto lontano... Tanto lontano che 
appena possibile mettersi in contatto con lei.
Ma parlarono abbastanza disinvolti, ognuno dei due protendendo,
si sarebbe detto, piccole antenne esplorative come per
sondare la distanza che li separava. E, all'improvviso, quella distanza
si ridusse e l'elegante forestiera parigina si tramut in Joe.
Parlarono di Vernon. Dove si trovava? Non scriveva mai e non
diceva mai niente a nessuno.
Si trova a Salisbury Plain, vicino a Wiltsbury. Potrebbe partire
per la Francia da un momento all'altro.
E Nell ha sposato lui, tutto sommato! Sebastian, sento di essere
stata davvero ingiusta per quanto riguarda Nell. Non credevo
che ne sarebbe stata capace. E credo che non ne sarebbe stata
capace se non fosse scoppiata la guerra. Sebastian, non  meravigliosa
la guerra? A causa di quello che fa per la gente, voglio dire.
Sebastian rispose, asciutto, di ritenere che quella guerra fosse
come tutte le altre. Joe gli replic con veemenza.
Non lo . Non lo .  proprio qui che ti sbagli. Avremo un
mondo nuovo, in seguito. La gente sta cominciando a vedere
cose... cose che non ha mai visto prima. Tutta la crudelt e la
perfidia e lo sperpero di una guerra. E si unir compatta affinch
una cosa simile non si ripeta mai pi.
Aveva il viso acceso ed esultante. Sebastian si rese conto che
la guerra aveva, come si esprimeva lui, dato alla testa a Joe. La
guerra dava alla testa alla gente. Aveva parlato della cosa con
Jane, deplorandola. Gli dava la nausea leggere o udire le cose che
venivano stampate o dette della guerra. Un mondo fatto per gli
eroi. La guerra per porre termine alle guerre. La battaglia per
la democrazia. E, in realt, la guerra era sempre lo stesso sanguinoso
disastro di ogni altra volta. Perch la gente non poteva
dire la verit al riguardo?
Jane non si era trovata d'accordo con lui. Sosteneva che gli
sproloqui scritti e detti a proposito della guerra (poich riconosceva
che si trattava di sproloqui) erano inevitabili, una sorta
di fenomeno parallelo inseparabile da essa. Era l'espediente della
natura per offrire una via di scampo... Dovevi avere quelle illusioni
e quelle menzogne che ti aiutavano a sopportare le realt
concrete. Per lei si trattava di qualcosa di pietoso e di quasi
bello... Tutte quelle cose nelle quali si voleva credere e che, cos
capziosamente, ci si raccontava a vicenda.
Sebastian aveva detto: Pu darsi, ma in seguito sar un inferno
per la nazione.
Ora l'acceso entusiasmo di Joe lo rattristava e lo sconfortava
un poco. Eppure, in fin dei conti, era tipico di lei. I suoi entusiasmi
erano sempre incandescenti. Non potevi mai sapere in
quale campo l'avresti trovata schierata, tutto si riduceva a questo.
Lei avrebbe potuto essere altrettanto facilmente un'accesa pacifista,
pronta ad accettare con fervore il martirio.
Disse a Sebastian, in tono di accusa:
Non sei d'accordo! Pensi che tutto continuer a essere immutato.
Le guerre sono sempre esistite e non hanno mai causato grandi
mutamenti.
S, ma questa  una guerra completamente diversa.
Sebastian sorrise. Non pot farne a meno.
Mia cara Joe, le cose che accadono a noi personalmente sono
sempre diverse.
Oh! Non ti sopporto. Sono le persone come te...
Poi si interruppe.
S? disse Sebastian, incoraggiante. Le persone come me...?
Un tempo non eri cos. Un tempo avevi idee. Adesso...
Adesso disse Sebastian, con gravit affondo nei quattrini.
Sono un capitalista. E tutti sanno che creatura bestiale sia un
capitalista.
Non essere assurdo. Ma credo proprio che il denaro sia alquanto...
be'... soffocante.
S, disse Sebastian questo  abbastanza vero. Ma si tratta
del suo effetto sui singoli individui. Concordo pienamente con te
e riconosco che la povert  una condizione benedetta. Parlando
in termini d'arte,  utile, probabilmente, quanto il concime
in un orto. Ma  assurdo affermare che, siccome ho denaro, non
sono in grado di fare previsioni per quanto concerne l'avvenire,
specie sulla situazione dopo la guerra. Proprio perch ho quattrini,
anzi,  tanto pi probabile che io possa essere un buon giudice.
Il denaro ha molto a che vedere con la guerra.
S, ma siccome pensi a ogni cosa in termini di denaro, affermi
che vi saranno sempre guerre.
Non ho affermato alcunch di simile. Penso che, in ultimo,
la guerra verr abolita... Grosso modo, direi che dovranno passare
altri duecento anni.
Ah! Allora ammetti che tra duecento anni potremo avere
ideali pi puri.
Non credo che in questa faccenda c'entrino gli ideali. Probabilmente
sar una questione di mezzi di trasporto. Quando i
voli si espanderanno su scala commerciale, i paesi si fonderanno
gli uni con gli altri. Torpedoni aerei per il Sahara, tutti i mercoled
e i sabati. Una cosa di questo genere. I paesi collegati gli
uni agli altri e in rapporti di amicizia. Il commercio rivoluzionato.
A tutti i fini pratici, il mondo viene reso pi piccolo. Lo riduci,
temporalmente, allo stesso livello di una nazione suddivisa
in regioni. Non credo che ci cui si  sempre alluso come alla
fratellanza dell'uomo possa mai derivare dalle nobili idee... Sar,
semplicemente, una questione di buon senso.
Oh, Sebastian!
Ti sto irritando. Mi dispiace, Joe cara.
Non credi in niente.
Be', veramente sei tu l'atea. Sebbene, in effetti, questa parola
non sia ormai pi di moda. Al giorno d'oggi diciamo di credere in
Qualcosa! Personalmente, sono del tutto soddisfatto di Jehovah.
Ma so a che cosa ti riferivi dicendo che non credo in niente, e
ti sbagli. Credo nella bellezza, nella creativit, in cose come la
musica di Vernon. Economicamente, non vedo proprio come si
possa difenderle, eppure ho l'assoluta certezza che contino pi di
ogni altra cosa al mondo. Sono persino disposto, a volte, a sganciare
quattrini per esse. E molto, questo, da parte di un ebreo!
Joe rise, nonostante se stessa. Poi domand:
Com'era realmente La principessa nella torre? In tutta sincerit,
Sebastian.
Oh, un po' come un gigante che barcolli. Un'opera non persuasiva
e, ci nonostante, un'opera su scala diversa da ogni altra.
Pensi che un giorno...
Ne sono sicuro. Non vi  nulla di cui sia altrettanto certo. A
meno che Vernon non lasci la pelle in questa guerra sanguinosa.
Joe rabbrivid.
 talmente orribile mormor. Ho lavorato negli ospedali
di Parigi. Le cose che si vedono!
Lo so. Anche se dovesse restare mutilato non avrebbe importanza.
Non  come un violinista finito se perde la mano destra.
No, possono rovinargli il corpo quanto vogliono, purch il cervello
rimanga intatto.  brutale a dirsi, ma tu sai che cosa intendo...
Lo so. Ma a volte... anche in questo caso... Joe si interruppe,
poi continu, parlando con un nuovo tono di voce. Sebastian,
mi sono sposata.
Se anche qualcosa in lui trasal, non lo diede a vedere.
Davvero, mia cara? La Marre ha ottenuto il divorzio?
No, l'ho lasciato. Era una bestia, una bestia, Sebastian.
Posso immaginare facilmente che lo fosse.
Non che mi penta di niente. Ognuno deve vivere la propria
vita, avere esperienze. Qualsiasi cosa  preferibile al sottrarsi alla
vita. Ed  proprio questo che le persone come zia Myra non riescono
a capire. Non torner mai da loro a Birmingham. Non mi vergogno
n mi pento di niente di quello che ho fatto.
Lo fiss con un'aria di sfida e i pensieri di lui tornarono a Joe
nei boschi, a Abbots Puissants. Pens:  sempre la stessa. Ostinata
nell'errore, ribelle, adorabile. Si sarebbe potuto capire sin
da allora che avrebbe fatto cose di questo genere.
Disse, con dolcezza: Mi dispiace soltanto che tu sia stata infelice.
Perch sei stata infelice, non  cos?.
Orribilmente. Ma ora ho trovato la mia vera vita. In ospedale
v'era un ragazzo orribilmente ferito. Gli somministravano
morfina. Adesso  stato dimesso: guarito, anche se, naturalmente,
non pu pi combattere. Ma la morfina... vi  stata assuefazione.
Ecco perch... ci siamo sposati. Quindici giorni fa. Lotteremo
insieme contro la droga.
Sebastian non disse nulla. Joe in tutto e per tutto. Ma perch,
in nome del cielo, non si era accontentata di una inabilit fisica?
Un morfinomane. Una situazione spaventosa.
E, all'improvviso, il dolore gli saett dentro. Era come se avesse
rinunciato all'ultima speranza per quanto la concerneva. Le
loro strade conducevano in direzioni opposte, portando Joe tra
le sue cause perse e i suoi cani azzoppati, e lui su per una strada
in salita. Avrebbe potuto naturalmente lasciare la pelle nella
guerra, ma, in qualche modo, non lo credeva. Era quasi certo
che non sarebbe neppure rimasto ferito in modo pittoresco.
Lo dominava una sorta di certezza che sarebbe riuscito a farla
franca, probabilmente anche distinguendosi con moderazione
in battaglia, che sarebbe tornato alle sue imprese, per riorganizzarle
e rivitalizzarle e per avere successo - un successo considerevole -
in un mondo che non avrebbe pi tollerato gli incapaci.
Ma, quanto pi in alto fosse salito, tanto pi si sarebbe
allontanato da Joe.
Pens, amaramente: C' sempre qualche donna disposta a
toglierti da un pozzo, ma nessuno vuole venire a tenerti compagnia
sulla cima di una montagna e puoi restare maledettamente
solo, lass.
Non sapeva proprio che cosa dire a Joe. Sarebbe stato del tutto
inutile scoraggiarla, povera figliola. Mormor:
Come ti chiami adesso di cognome?
Valnire. Devi conoscere Franois, una volta o l'altra. Sono
venuta soltanto per sistemare alcune seccature giuridiche. Sai,
il babbo  morto un mese fa.
Sebastian annu. Ricordava di aver saputo della morte del colonnello
Waite.
Joe continu:
Voglio rivedere Jane. E voglio rivedere Vernon e Nell.
Stabilirono che lui l'avrebbe accompagnata in automobile a
Wiltsbury il giorno dopo.
Nell e Vernon abitavano in un appartamento di una piccola
casa ben tenuta nei dintorni di Wiltsbury. Vernon, abbronzato,
con l'aria di essere in ottima salute, corse verso Joe e l'abbracci
con foga.
Poi entrarono tutti in una stanza piena di coprischienali e pranzarono
con montone lesso e salsa di capperi.
Vernon, hai una cera splendida. E sei quasi bello. Non  cos,
Nell?
Merito dell'uniforme disse Nell, con un'aria pudica.
Era cambiata, pens Sebastian, osservandola. Non l'aveva pi
vista dopo il matrimonio, celebrato quattro mesi prima. Per lui
era sempre rientrata in una determinata categoria, in un certo
tipo di ragazza incantevole. Ora la vedeva come un individuo...
La vera Nell sbocciata dalla crisalide.
C'era in lei una sorta di attenuata radiosit. Sembrava pi tranquilla
che in passato, ma al contempo era pi viva. Lei e Vernon
dovevano essere felici insieme. Nessuno che li guardasse avrebbe
potuto dubitarne. Si sbirciavano di rado, ma, quando i loro
sguardi si incrociavano, te ne rendevi conto... Un qualcosa passava
tra loro, un qualcosa di delicato, di evanescente, ma anche
di inequivocabile.
Fu un pasto allegro. Parlarono dei bei tempi, di Abbots Puissants.
E ora eccoci qui, di nuovo insieme tutti e quattro disse Joe.
Una calda sensazione parve avvolgere il cuore di Nell. Joe aveva
incluso anche lei. Tutti e quattro, aveva detto. Nell ricord
che una volta Vernon aveva detto Noi tre... e ricord quanto
quelle parole l'avessero addolorata. Ma adesso tutto questo sembrava
finito. Era una di loro. Ecco la sua ricompensa... una delle
sue ricompense. La vita, in quel momento, sembrava colma
di ricompense.
Lei era contenta... infinitamente contenta, eppure le sarebbe
stato cos facile non esserlo. Quando era scoppiata la guerra,
avrebbe potuto davvero sposare George. Come poteva essere
stata cos incredibilmente sciocca da pensare che potesse esservi
qualcosa di pi importante del matrimonio con Vernon? Quanto
era straordinaria la loro felicit e quanto aveva avuto ragione
lui, dicendo che la povert non rivestiva importanza.
Non che fossero i soli. Molte ragazze stavano facendo la stessa
cosa, rinunciavano a tutto e sposavano l'uomo del quale erano
innamorate; per quanto povero potesse essere. Dopo la guerra,
qualcosa sarebbe accaduto. Questo era il modo di pensare. E
dietro questo modo di pensare si celava la paura spaventosa e
segreta che non si affrontava mai per esaminarla fino in fondo.
Tutt'al pi si diceva, in tono di sfida: E, qualsiasi cosa possa accadere,
un po' di felicit l'avremo avuta.
Nell pens: Il mondo sta cambiando. Tutto  diverso, ormai. E
lo sar per sempre. Non si torner pi indietro....
Guard, al lato opposto del tavolo, Joe. Joe sembrava diversa
in qualche modo, molto strana. Prima della guerra si sarebbe detto...
be'... che non c'era proprio tutta. Che cosa aveva cambiato,
Joe? Quell'uomo odioso, La Marre... Oh, be', meglio non pensarci.
Di quei tempi non v'era pi niente che importasse.
Joe era cos gentile con lei, cos diversa da com'era sempre stata
in passato, quando Nell aveva sempre avuto la sgradevole sensazione
di esserne disprezzata. Forse non senza motivo. Perch da
bambina era stata davvero una piccola codarda.
La guerra era spaventosa, naturalmente, ma aveva semplificato
le cose. Sua madre, ad esempio, si era affrettata a cambiare
atteggiamento. Sebbene dispiaciuta per George Chetwynd
(povero George, era davvero una cara persona e lei lo aveva trattato
malissimo), aveva fatto buon viso a cattiva sorte, dando prova
di un ammirevole buon senso.
Questi matrimoni di guerra! Pronunciava queste parole con
una minuscola scrollatina delle spalle. Poveri figlioli, non si pu
rimproverarli. Non saranno assennati, forse, ma a che serve il senno
in un periodo come questo? La signora Vereker aveva avuto
bisogno di tutta la sua abilit e di tutta la sua astuzia per tener
testa ai creditori e se l'era cavata molto bene. Alcuni di essi provavano
addirittura compassione per lei.
Se anche lei e Vernon non simpatizzavano, in realt, riuscivano
a nasconderlo assai bene, e in effetti si erano rivisti una sola
volta dopo il matrimonio. Insomma, tutto era stato facile.
Forse, se si aveva coraggio, le cose erano sempre facili. Forse il
grande segreto della vita consisteva proprio in questo.
Nell rifletteva; poi, ridestandosi dai suoi pensieri, torn a seguire
la conversazione.
Stava parlando Sebastian.
Andremo da Jane, una volta tornati in citt. Sono secoli che
non ho pi sue notizie. Tu sai qualcosa di lei, Vernon?
Vernon scosse la testa.
No, disse non so niente.
Cerc di parlare con naturalezza, ma non vi riusc affatto.
 molto simpatica disse Nell. Ma... be', alquanto difficile
da capire, non vi sembra? Voglio dire che non si sa mai bene a
che cosa stia pensando.
S, a volte pu anche essere sconcertante ammise Sebastian.
 un angelo dichiar Joe, con veemenza.
Nell stava osservando Vernon. Pens: Vorrei che dicesse qualcosa...
una cosa qualsiasi... Ho paura di Jane. Ho sempre avuto
paura di lei.  un demonio....
Probabilmente, disse Sebastian sar andata in Russia o a Timbuct
o nel Mozambico. Non ci si pu stupire di niente con Jane.
Quanto tempo  passato dall'ultima volta che l'hai vista?
domand Joe.
Precisamente? Oh! Un tre settimane.
Tutto qui? Credevo che davvero non la vedessi da secoli.
Ma sembra che siano secoli disse Sebastian.
Poi presero a parlare dell'ospedale dove aveva lavorato Joe a
Parigi. Quindi parlarono di Myra e dello zio Sydney. Myra stava
benissimo, cuciva un numero incredibile di spalline e inoltre
andava a servire due volte alla settimana in uno spaccio militare.
Zio Sydney aveva gi quasi accumulato un secondo patrimonio
dopo essersi messo a produrre esplosivi.
 partito con tempismo disse Sebastian, in tono di apprezzamento.
Questa guerra durer almeno tre anni.
Discussero a questo riguardo. I tempi della previsione ottimistica
di sei mesi erano ormai tramontati, ma una durata di tre
anni venne considerata un punto di vista troppo pessimistico.
Sebastian parl di esplosivi, delle condizioni della Russia, del
problema viveri e dei sommergibili. Fu un po' dittatoriale, in
quanto era sicurissimo di avere ragione.
Alle cinque, Sebastian e Joe risalirono in macchina e tornarono
a Londra. Vernon e Nell li salutarono con la mano dal margine
della strada.
Bene, disse Nell ecco fatto. Prese Vernon sottobraccio.
Sono contenta che tu sia riuscito a ottenere un permesso, oggi.
Joe sarebbe rimasta delusa non vedendoti.
Ti sembra che sia cambiata?
Un po'. A te no?
Stavano passeggiando lungo il margine della strada, poi voltarono
in un sentiero che conduceva alle colline.
S rispose Vernon, con un sospiro. Era inevitabile, presumo.
Mi fa piacere che si sia maritata. Secondo me  stato un gran
bel gesto da parte sua. Non lo pensi anche tu?
Oh, s. Joe ha sempre avuto buon cuore, che Dio la benedica.
Rispose distrattamente. Nell lo sbirci alzando gli occhi. Si
rese conto, in quel momento, che era stato piuttosto taciturno
per tutto il giorno. Avevano parlato quasi sempre gli altri.
Sono contenta che siano venuti torn a dire lei.
Vernon non rispose. Nell premette il braccio contro quello di
lui e sent che egli lo premeva a sua volta contro il proprio fianco.
Ma il silenzio continu.
Cominciava a far buio e l'aria divenne pungente e gelida, ma,
anzich tornare indietro, loro due proseguirono ancora, senza parlare.
Molte altre volte avevano passeggiato in quel modo, silenziosi
e felici. Ma questo silenzio sembrava diverso. Era greve e sembrava
contenere una minaccia.
A un tratto Nell cap...
Vernon!  arrivato l'ordine! Devi partire...
Lui le strinse pi forte la mano, ma ancora non parl.
Vernon... quando?
Gioved prossimo.
Oh! Si ferm. Una sofferenza lancinante la pervase. Il momento
era giunto. Aveva sempre saputo che sarebbe arrivato, ma non aveva
immaginato - affatto - quanto grande sarebbe stata la sua sofferenza.
Nell. Nell... Non prendertela cos. Ti prego, non prendertela
cos. Le sue parole si susseguirono rapidamente, adesso. Andr
tutto bene. So che andr tutto bene. Non ci lascer la pelle. Non
potrei morire adesso che tu mi ami... Adesso che siamo tanto felici.
Certi uomini sentono che la loro sorte  decisa, quando partono...
Ma io non sento nulla di simile. Sono sicuro, anzi, che me la
caver. E voglio che anche tu ne sia sicura.
Lei rimaneva l irrigidita. Ecco che cos'era la guerra, in realt.
Ti strappava il cuore dal petto, ti toglieva il sangue dalle vene. Si
avvinghi a lui con un singhiozzo. Vernon la strinse a s.
Va tutto bene, Nell. Lo sapevamo che doveva accadere presto.
E io in realt non vedo l'ora di partire... O meglio, non vedrei
l'ora di andare a combattere se non fosse che devo separarmi da
te. Ma tu non vorresti che per tutta la durata della guerra sorvegliassi
un ponte in Inghilterra, vero? E poi ci saranno le licenze da
aspettare con ansia... Ci godremo dei meravigliosi periodi di vacanza.
Avremo un mucchio di soldi da spendere e li scialacqueremo
tutti. Oh, Nell, tesoro, adesso che tu mi vuoi bene, niente potr
accadermi, lo so.
Lei si dichiar d'accordo.
Non potr accaderti nulla... Dio non pu essere cos crudele...
Ma Dio, pens in quello stesso momento, stava consentendo
che accadessero molte cose crudeli.
Disse, ricacciando indietro le lacrime:
Andr tutto bene, tesoro. Lo so anch'io.
E anche se... Anche se non dovesse essere cos, devi ricordare
quanto  stata perfetta la nostra felicit. Tesoro, sei stata felice,
non  vero?
Nell avvicin le labbra a quelle di lui. Si avvinghiarono, incapaci
di parlare, soffrendo; mentre l'ombra della loro prima separazione
gravava su entrambi.
Nessuno dei due seppe mai per quanto tempo fossero rimasti
cos abbracciati.
Quando furono tornati nella stanza piena di coprischienali, parlarono
allegramente del pi e del meno. Vernon accenn una
sola volta all'avvenire.
Nell, quando sar partito tornerai con tua madre o no?
No, preferirei restare qui. Ci sono tante cose da fare a Wiltsbury:
l'ospedale, lo spaccio militare.
S, ma io voglio che tu non faccia niente. Credo che potresti
trovare distrazioni migliori a Londra; vi saranno ancora rappresentazioni
teatrali e divertimenti di questo genere.
No, Vernon, devo fare qualcosa. Devo lavorare, voglio dire.
Bene, se proprio vuoi lavorare devi rammendarmi i calzini. La
odio tutta questa faccenda delle infermiere. Sar anche necessaria,
ma non mi piace. Non vorresti proprio andare a Birmingham?
Nell ripet, con molta decisione, che non voleva andare a
Birmingham.
La vera separazione, quando il momento giunse, fu meno penosa.
Vernon baci sua moglie quasi distrattamente.
Bene, arrivederci. Sta' allegra. Andr tutto bene. Ti scriver
ogni volta che mi sar possibile, ma presumo che non ci sar consentito
dire cose molto interessanti. Abbi cura di te, Nell cara.
La stretta delle sue braccia si intensific quasi involontariamente
intorno a lei, poi egli la scost quasi a forza da s.
E scomparve.
Nell pens: Non riuscir mai ad addormentarmi, questa sera-
mai....
E invece dorm, un sonno greve, profondo. Scivol nel sonno
come in un abisso. Un sonno pieno di incubi, di terrori e di apprensioni,
che a poco a poco si dileguarono nello stato di incoscienza della spossatezza.
Si dest con l'impressione che una spada affilata le stesse trapassando il cuore.
Pens: Vernon  andato in guerra. Devo trovare qualcosa da fare.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Nell and a parlare con la signora Curtis, comandante della Croce Rossa. La signora Curtis fu benevola e affabile.
Si stava godendo la propria importanza ed era persuasa di essere un'organizzatrice nata. In realt non sapeva organizzare un bel niente, ma tutti dicevano che aveva modi meravigliosi. Si mostr con Nell gentile e condiscendente.
Vediamo, signora... ah, s! Deyre. Ha il certificato di infermiera diplomata?
S.
Ma non fa parte di alcuna delle sezioni locali?
L'esatta posizione di Nell venne esaminata a lungo.
Bene, dobbiamo vedere che cosa si pu fare per lei disse la
signora Curtis. In questo momento l'ospedale  al completo di
infermiere, ma, naturalmente, ce n' sempre qualcuna che lascia.
Due giorni dopo l'arrivo del primo convoglio, avemmo diciassette
dimissioni. Tutte di donne di una certa et. Non trovavano di
loro gradimento il modo con il quale venivano interpellate dalle
caporeparto. Personalmente, penso che le caporeparto siano
state, forse, un po' brutali, ma,  superfluo dirlo, la Croce Rossa
suscita molte gelosie. E quelle erano tutte signore benestanti
alle quali non garbava di essere comandate a bacchetta. Lei
non  per caso ipersensibile sotto questo aspetto, signora Deyre?
Nell rispose che non se ne curava minimamente.
Questo  il giusto atteggiamento disse la signora Curtis, in
tono di approvazione. Personalmente continu mi prospetto
la cosa alla luce di una ferma disciplina. Dove andremmo a finire
tutti quanti, senza la disciplina?
Nell si disse che la signora Curtis non doveva subire alcuna
disciplina, la qual cosa rendeva molto meno persuasiva la sua solenne
tesi. Tuttavia continu a mostrarsi attenta e debitamente colpita.
Ho un elenco di aspiranti di riserva continu la signora Curtis.
Vi aggiunger il suo nome. Per due giorni alla settimana lei
sar di servizio nella corsia pazienti esterni dell'ospedale municipale,
e in questo modo far un po' di pratica. Sono a corto di
personale, l, e disposti ad accettare il nostro aiuto. Inoltre, lei e
la signorina... a questo punto consult un elenco ... la signorina
Gardner, credo... s, proprio la signorina Gardner... accompagneranno
l'infermiera distrettuale nei suoi giri tutti i marted e
tutti i venerd. Lei dispone dell'uniforme, naturalmente? Bene,
allora  tutto stabilito.
Mary Gardner risult essere una ragazza simpatica e grassoccia
il cui padre era un macellaio in pensione; fu molto cordiale
con Nell e le spieg che i loro giorni erano il mercoled e il sabato
e non il marted e il venerd. Ma la vecchia Curtis sbaglia
sempre qualcosa. E soggiunse che l'infermiera distrettuale era
una cara persona, che non ti rimproverava mai, mentre la caporeparto
Margaret, all'ospedale, era insopportabile.
Il mercoled successivo, Nell fece il primo giro con l'infermiera
distrettuale, una donnetta dinamica e indaffaratissima.
Al termine della giornata, l'infermiera le batt amichevolmente
la mano sulla spalla.
Sono lieta di constatare che lei ha la testa a posto, mia cara.
Alcune delle ragazze che vengono con me sembrano quasi deficienti,
glielo assicuro. Eppure si presentano cos bene... Lei non
immagina quanto! Non che siano nobili di nascita, non dico
questo. Si tratta di ragazze abbastanza colte, eppure credono che,
per fare l'infermiera, basti sprimacciare un guanciale o dare chicchi
d'uva ai pazienti. Ma lei riuscir a cavarsela a meraviglia in
men che non si dica.
Incoraggiata da queste parole, Nell si present senza troppa
trepidazione, all'ora stabilita, al reparto pazienti esterni. Venne
accolta da un'infermiera alta e magra, dagli occhi malevoli.
Un'altra principiante buona a niente borbott. L'ha mandata
la signora Curtis, suppongo? Sono stufa di quella donna. Mi
ci vuole pi tempo e pi fatica per insegnare a sciocche ragazze,
convinte di sapere tutto, del tempo e della fatica che mi occorrerebbero per sbrigare tutto da sola.
Mi dispiace disse Nell, mansueta.
Vi procurate un paio di certificati, andate a una dozzina di lezioni
e credete di essere onniscienti disse la caporeparto Margaret,
in tono amareggiato. Ecco che arrivano. Non mi venga tra i piedi se proprio non  indispensabile.
Un tipico gruppo di pazienti si era gi messo in coda. Un adolescente
dalle gambe infestate di ulcere, una bambina che era
stata ustionata alle gambe dall'acqua bollente di una pentola rovesciata,
una ragazza che si era conficcata un ago nel dito, varie
persone che si lamentavano di aver male alle orecchie, male alle gambe, male alle braccia.
La caporeparto Margaret disse, in tono aspro, a Nell:
Sa siringare un orecchio? Lo immaginavo. Guardi come faccio io.
Nell stette a guardare.
La prossima volta potr farlo lei disse l'infermiera Margaret.
Tolga la medicazione dal dito di quel ragazzo e glielo faccia immergere
in acqua tiepida e borace finch non potr intervenire io.
Nell si sentiva innervosita e goffa. La caporeparto Margaret
la stava paralizzando. Quasi immediatamente, o cos le parve, la
donna venne al suo fianco.
Non abbiamo mica tutta la giornata a disposizione per fare le
cose, qui osserv. Basta, lasci fare a me. Lei sembra essere tutta
pollici. Bagni con acqua tiepida le bende sulle gambe di quella
bambina e gliele tolga.
Nell riemp un catino con acqua tiepida e si inginocchi davanti
alla bambina, che era in realt una bimbetta di tre anni.
Aveva riportato ustioni gravi e le bende aderivano alle gambette
minuscole. Nell pass la spugna sulle bende, imbevendole con la
massima delicatezza, ma la bimba strill. Il suo fu un grido acuto
e prolungato, di terrore e di strazio, e paralizz del tutto Nell.
Lei si sent a un tratto sconvolta e fiacca. Non poteva fare
quel lavoro. Non ce la faceva, semplicemente. Indietreggi e, in
quel momento, alz gli occhi e vide l'infermiera Margaret intenta
a osservarla, con un bagliore di maligna esultanza negli occhi.
Lo immaginavo che non ce l'avrebbe fatta diceva il suo sguardo.
Questo ridiede coraggio a Nell come nessun'altra cosa sarebbe
riuscita a fare. Chin il capo e, digrignando i denti, continu a
fare quel che doveva, sforzandosi di ignorare gli strilli della bimbetta.
Infine riusc a terminare e si rimise in piedi sbiancata in
viso, tremante e in preda alla nausea.
La caporeparto Margaret torn ad avvicinarsi. Sembrava delusa.
Oh, ci  riuscita disse. Poi si rivolse alla madre della bimbetta.
Starei un po' pi attenta, in avvenire, e non consentirei alla
bambina di avvicinarsi alle pentole, signora Somers.
La signora Somers protest, dichiarando che non si poteva essere
dappertutto contemporaneamente.
Nell ricevette l'ordine di applicare impacchi caldi a un dito
infettato. Subito dopo aiut la caporeparto a siringare la gamba
ulcerata e in seguito stette a guardare un giovane medico che
estraeva l'ago dal dito della ragazza. Mentre il medico sondava e
incideva, la ragazza trasal, cerc di tirare indietro la mano, e lui
le disse, in tono aspro:
Vuoi stare ferma?
Nell pens: Nessuno vede mai questo aspetto delle cose. Siamo
assuefatti soltanto ai medici dai modi affabili: "Temo che sar un
pochino doloroso. Stia ferma il pi possibile"..
Il giovane medico estrasse poi un paio di denti, gettandoli con
noncuranza sul pavimento, quindi cur la mano fratturata di qualcuno
che aveva appena avuto un incidente.
Non che non fosse abile, riflett Nell. Era l'assenza di buone
maniere a riuscire cos sconvolgente per le idee preconcette.
Qualsiasi cosa egli facesse, la caporeparto Margaret gli restava
al fianco e rideva con sfacciata adulazione di ogni spiritosaggine
che egli si compiacesse di dire. Della presenza di Nell il medico
parve non accorgersi neppure.
Giunse infine il termine dell'orario e Nell trasse un sospiro di
sollievo. Salut timidamente la caporeparto Margaret.
Le  piaciuto? domand l'infermiera con un sorriso demoniaco.
Temo di essere molto stupida disse Nell.
Come potrebbe non esserlo? dichiar la caporeparto. Quelle
della Croce Rossa non sono altro che un mucchio di dilettanti
come lei. Ma persuase di essere onniscienti. Be', forse la prossima
volta riuscir a essere un po' meno goffa!
Questo fu l'incoraggiante debutto di Nell all'ospedale.
Con il trascorrere del tempo, tuttavia, la prova divenne meno
terribile. La caporeparto Margaret si raddolc e rinunci in parte
al proprio atteggiamento di feroce difensiva. Arriv persino
al punto di rispondere alle domande.
Lei non  goffa come quasi tutte le altre ammise, benevola.
Nell, a sua volta, era colpita dall'enorme lavoro che Margaret
riusciva a sbrigare in pochissimo tempo. E cap, almeno in parte,
il rancore di lei nei riguardi delle dilettanti.
A colpire soprattutto Nell era il numero enorme di gambe
malate e delle relative complicanze, tutte, evidentemente, diffuse
da tempo. Si inform al riguardo, rivolgendosi alla caporeparto Margaret.
Non c' un granch da fare al riguardo rispose l'infermiera.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di malattie ereditarie. Dipendono
dal sangue cattivo. Non si pu guarirle.
Un'altra cosa colp Nell: l'eroismo dei poveri, che non si lamentavano
mai. Si presentavano al reparto pazienti esterni, venivano
curati, sopportavano grandi sofferenze, e poi se ne tornavano a
casa percorrendo a piedi svariati chilometri come se niente fosse.
Not lo stesso silenzioso eroismo nelle loro case. Lei e Mary
Gardner avevano sostituito l'infermiera distrettuale in alcuni dei
suoi giri. Lavavano povere vecchie immobilizzate a letto, curavano
gambe malate e, occasionalmente, lavavano e sfamavano
bambini le cui madri erano troppo inferme per poter fare qualsiasi
cosa. Le casupole erano piccole, con le finestre chiuse, e ognuna
di esse pullulava di tesori cari ai proprietari. L'aria, in quegli alloggi, era non di rado irrespirabile.
Lo spavento peggiore lo provarono circa due settimane dopo
aver cominciato, quando trovarono un vecchio infermo morto
nel proprio letto e dovettero vestirlo. Nell sent che, se non fosse
stato per la disinvolta praticit di Mary Gardner, non ne sarebbe mai stata capace.
L'infermiera distrettuale le lod.
Siete due brave figliole. E il vostro aiuto  davvero prezioso.
Tornarono a casa raggianti e soddisfatte. In vita sua, Nell non
aveva mai apprezzato tanto un bagno caldo e una prodiga dose di sali.
Le erano pervenute due cartoline da Vernon. Poche righe scarabocchiate
per dirle che stava benissimo e che tutto era splendido.
Lei gli scriveva ogni giorno, dicendogli delle sue avventure
e sforzandosi di farle sembrare il pi divertenti possibile.
Vernon rispose:
Da una localit della Francia
Nell, tesoro, sto benissimo. Mi sento proprio in forma.  tutta
una grande avventura, ma anelo a rivederti. Vorrei sinceramente
che tu non ti recassi in quelle bestiali casupole e non avessi niente
a che fare con persone malate. Temo qualche possibile contagio.
Perch tu voglia far questo, non riesco a capirlo. Secondo me, non
 assolutamente necessario. Rinuncia, ti prego.
Pensiamo soprattutto alla cucina inglese, qui, e i Tommies non
hanno in mente altro che il t. Sarebbero disposti a correre il rischio
di saltare in aria per una tazza di t bollente. Devo censurare
le loro lettere. C' un uomo che le conclude sempre dicendo: tuo
finch l'inferno geler, e io voglio dire altrettanto a te.
...
Vernon.
...
Un mattino, Nell ricevette una telefonata della signora Curtis.
Si  reso libero un posto di inserviente di corsia, signora
Deyre. Turno di servizio pomeridiano. Veda di trovarsi all'ospedale per le due e mezzo.
Il municipio di Wiltsbury era stato trasformato in ospedale. Si
trattava di un nuovo e grande edificio nella piazza della cattedrale,
dominato dall'alto campanile di quest'ultima.
Uno splendido giovane in uniforme, mutilato di una gamba e
decorato con medaglie al valore, l'accolse cortesemente nell'ingresso principale.
Si  presentata alla porta sbagliata, signorina. Il personale
deve entrare passando per la porta del commissariato. Il boyscout l'accompagner.
Un ragazzetto la precedette gi per una rampa di gradini e poi
in una sorta di cripta in penombra dove una signora anziana, con
l'uniforme della Croce Rossa, sedeva circondata da balle di camici;
si era messa parecchi scialli, ma rabbrividiva ugualmente di
freddo. Percorsero ancora corridoi lastricati in pietra ed entrarono
infine in un buio locale sotterraneo dove Nell venne accolta
da Miss Curtain, la direttrice delle inservienti di corsia, una signora
alta e magra, con un viso sognante da duchessa e con modi affabili e incantevoli.
Nell ricevette istruzioni per quanto concerneva le sue incombenze,
che erano alquanto semplici. Implicavano un lavoro faticoso,
ma non vi sarebbero state difficolt di sorta da sormontare.
Un certo tratto di corridoi lastricati in pietra e di gradini
da lavare. Avrebbe poi dovuto preparare e servire il t delle infermiere,
e poi sparecchiare. Quindi sarebbe toccato alle inservienti
prendere il t. La stessa routine si ripeteva all'ora di cena.
Nell si rese conto ben presto di come andavano le cose. Gli
aspetti critici della nuova vita erano: primo, la guerra con la cucina,
e, secondo, la difficolt di servire alle caporeparto il giusto tipo di t.
C'era un lungo tavolo al quale sedevano le infermiere, giungendo
di corsa, freneticamente affamate, e sempre il cibo sembrava
esaurirsi prima che le ultime tre avessero preso posto. Ti
rivolgevi allora alla cucina attraverso un tubo portavoce e ottenevi
una risposta tagliente. La cucina aveva mandato su le giuste
porzioni di pane e burro, tre fette di pane e tre pezzetti di burro
per ciascuna infermiera. Qualcuna doveva aver mangiato pi
della parte che le spettava. Dopodich le infermiere protestavano
a gran voce. Cicalavano l'una con l'altra con disinvolta franchezza,
chiamandosi per cognome.
Non l'ho mangiata io la tua fetta di pane, Jones! Non farei
mai una cos brutta cosa! Mandano sempre su le porzioni sbagliate!
Ehi, sentite, la Catford deve avere qualcosa da mangiare.
Ha un intervento chirurgico tra mezz'ora. Sbrigati, Cicciotta,
(un affettuoso nomignolo, questo) abbiamo tutti quei
teli gommati da lavare.
Molto diverso il comportamento alla tavola delle caporeparto,
all'altro lato della sala. La conversazione, l, si svolgeva in
modo compito, a sommessi bisbigli. Di fronte a ogni caporeparto
si trovava un piccolo bricco marrone di t. Il compito di Nell
consisteva nel sapere quanto forte gradisse il t ciascuna caporeparto.
Non si trattava mai di sapere quanto lo gradisse debole!
Servire t acquoso a una caporeparto significava cadere in
disgrazia per sempre.
La conversazione a bisbigli continuava senza posa.
Le ho detto: Naturalmente i casi che richiedono interventi
chirurgici hanno la precedenza. Io mi sono limitata a riferire
l'osservazione, diciamo cos. Cerca di farsi largo a spallate, 
sempre la solita storia. Lo credereste? Ha dimenticato di porgere
la salvietta per le mani del dottore! Stamane ho detto al
dottore... Ho riferito l'osservazione all'infermiera...
Questa frase era come un ritornello. Ho riferito l'osservazione.
Quando Nell si avvicinava al tavolo delle caporeparto i
bisbigli diventavano ancor pi sommessi e le donne la sbirciavano
sospettosamente. La loro conversazione aveva un carattere riservato
ed era sommamente dignitosa. Le donne si offrivano a vicenda
il t, cerimoniose all'estremo:
Gradirebbe un po' del mio, caporeparto Westhaven? Ce n'
ancora in abbondanza nel bricco. Sarebbe cos cortese da passarmi
lo zucchero, caporeparto Carr? Le chiedo perdono.
Nell aveva appena cominciato a rendersi conto dell'atmosfera
dell'ospedale - le faide, le gelosie, gli intrighi, e le cento e una
manovre segrete - quando venne promossa alla corsia, essendosi
ammalata una delle infermiere.
Doveva occuparsi di una fila di dodici letti, nella maggior parte
dei casi pazienti operati. La sua compagna era Gladys Potts, una
creatura piccoletta e ridacchiante, intelligente ma pigra. La corsia
veniva diretta dalla caporeparto Westhaven, una donna alta,
magra, bisbetica, con un'aria di eterna disapprovazione. Nell si
sent stringere il cuore quando la vide, ma in seguito si congratul
con se stessa. La caporeparto Westhaven era di gran lunga la
persona pi amabile dell'ospedale ai cui ordini lavorare.
Le caporeparto erano cinque. La caporeparto Carr, rotondetta
e dai modi amabili. Gli uomini l'avevano in simpatia e lei ridacchiava
e scherzava molto con loro, dopodich si accorgeva
di essere in ritardo con le medicazioni e faceva tutto frettolosamente.
Si rivolgeva alle infermiere della Croce Rossa chiamandole
care e batteva loro affettuosamente la mano sulle spalle,
ma era d'indole mutevole. E talmente incapace di puntualit che
tutto andava storto, dopodich la colpa ricadeva sulle care infermiere.
Lavorare ai suoi ordini era esasperante.
La caporeparto Barnes era impossibile. Lo dicevano tutte. Brontolava
e rimproverava dalla mattina alla sera. Odiava le crocerossine
e lo diceva apertamente. Glielo insegner io a venire
qui persuase di sapere tutto era la sua costante dichiarazione. A
parte il sarcasmo mordace, si trattava di un'abile infermiera e ad
alcune delle ragazze piaceva lavorare ai suoi ordini, nonostante
la sua lingua tagliente.
La caporeparto Dunlop era una frana. Buona e placida, ma assolutamente
pigra. Ingurgitava moltissimo t e lavorava il meno
possibile.
La caporeparto Norris era l'infermiera della sala operatoria.
Abile nel proprio lavoro, si metteva il rossetto sulle labbra ed
era dispettosa con le sue subordinate.
La caporeparto Westhaven era di gran lunga la migliore infermiera
dell'ospedale. Appassionata del proprio lavoro, sapeva valutare
bene le sottoposte. Se dimostravano di essere promettenti,
era con loro ragionevolmente amabile. Se le giudicava stupide,
erano condannate a condurre una misera esistenza.
Il quarto giorno, lei disse a Nell:
A tutta prima ho ritenuto che lei non valesse un granch,
come infermiera. Ma sa sbrigare parecchio lavoro.
Nell era ormai talmente imbevuta della mentalit dell'ospedale
che torn a casa felice come se si trovasse al settimo cielo.
A poco a poco si abitu alla routine. All'inizio aveva sofferto
in modo lacerante alla vista dei feriti. La prima medicazione
di ferite gravi a cui aveva assistito le era riuscita quasi intollerabile.
Le donne che anelavano a fare l'infermiera affrontavano
di solito il compito con una certa emotivit. Ma ben presto
se ne liberavano. Sangue, ferite, sofferenze diventavano una
routine quotidiana.
Nell era benvoluta dagli uomini. Durante l'ora non molto impegnativa
dopo il t, lei scriveva lettere per loro, andava a prendere
negli scaffali, in fondo alla corsia, libri che riteneva potessero
essere graditi e ascoltava i feriti parlare delle loro famiglie e delle
loro fidanzate. Insieme alle altre infermiere, divenne zelante nel
difenderli dalle crudelt e dalle stupidit dei sedicenti generosi.
Nei giorni di visita, arrivavano in gran numero signore anzianotte.
Si mettevano a sedere accanto ai lettori e facevano del
loro meglio per rallegrare i nostri coraggiosi soldati.
Certe domande erano convenzionali. Non vede l'ora di tornare
al fronte, immagino? E, invariabilmente, i feriti rispondevano:
S, signora.
Venivano inoltre dati concerti. Alcuni erano bene organizzati
e i feriti se li godevano a fondo. Ma altri!... Vennero concisamente
definiti dall'infermiera della fila di letti subito dopo quella
di Nell, Phillis Deacon:
Chiunque immagina di saper cantare, ma ne  sempre stato
impedito dalla sua famiglia, ha adesso la sua grande occasione!
Venivano anche gli ecclesiastici. Mai, pensava Nell, le era capitato
di vedere tanti ecclesiastici. Uno o due di loro erano apprezzati.
Si trattava di uomini in gamba, dotati di sensibilit e di
comprensione; sapevano quali erano le cose giuste da dire e non
sottolineavano troppo l'aspetto religioso della loro presenza l.
Ma ne venivano tanti altri...
Infermiera.
Nell si ferm mentre percorreva frettolosamente la corsia, essendole
appena stato detto, in tono aspro, da una caporeparto: Infermiera,
i suoi letti non sono allineati. Il numero sette sporge.
S?
Non potrebbe lavarmi adesso, infermiera?
Nell fiss il ferito, sorpresa dall'inconsueta richiesta.
Non sono ancora le sette e mezzo.
Si tratta del pastore. Insiste affinch mi faccia cresimare. Sar
qui da un momento all'altro.
Nell ebbe compassione di lui. E il reverendo Edgerton venne
a trovarsi isolato dal suo possibile convertito da uno sbarramento
di paraventi e di catini colmi d'acqua.
Grazie, infermiera disse il paziente, rauco.  un po' crudele
continuare a insistere con uno che non ha la possibilit di tagliare
la corda, no?
Lavare: non si finiva mai di lavare. I pazienti venivano lavati,
la corsia veniva lavata, e a ogni ora del giorno c'erano teli di
impermeabile da lavare.
E poi l'eterno assillo dell'ordine.
Infermiera... i suoi letti. Le coperte del numero nove stanno
pendendo. Il numero due ha spinto il letto di traverso. Che cosa
penser il dottore?
Il dottore, il dottore, il dottore. Mattina, mezzogiorno e sera,
il dottore! Il dottore era un Dio. Da parte di una mera crocerossina
rivolgere la parola al dottore costituiva un reato di lesa
maest e attraeva sul suo capo le ire delle caporeparto. Alcune
infermiere si macchiavano di una colpa simile innocentemente.
Conoscevano i medici. Li conoscevano come normali esseri
umani. E avevano cominciato ad augurare loro, allegramente, il
buongiorno. Non lo avessero mai fatto! Si erano rese colpevoli
di quel peccato spaventoso che era il volersi mettere in mostra.
Mary Gardner cerc di mettersi in mostra. Il dottore chiese le
forbici e lei, senza riflettere, gli pass quelle che aveva in mano.
La caporeparto le spieg a lungo quale reato avesse commesso.
Concluse come segue:
Non dico che non avrebbe potuto regolarsi in questo modo.
Dato che era in possesso precisamente dell'oggetto richiesto, avrebbe
potuto domandare a me - in un bisbiglio, s'intende - Sono
queste le forbici che occorrono?. E io le avrei tolto di mano le
forbici e le avrei consegnate al dottore. In questo caso nessuno
avrebbe avuto da ridire.
Si finiva con lo stancarsi della parola dottore. Ogni frase delle
caporeparto ne era punteggiata, anche quando si rivolgevano
direttamente a lui.
S, dottore. Il 102 sta male, dottore. No, non credo, dottore.
Come, scusi, dottore? Non ho capito bene. Infermiera,
porga la salvietta affinch il dottore possa asciugarsi le mani.
E tu mestamente porgevi la salvietta, restando l immobile come
un porta asciugamani vivente. E il dottore, dopo essersi asciugato
le sacre mani, gettava la salvietta sul pavimento, dal quale tu,
umilmente, la raccattavi. Versavi l'acqua per il dottore, porgevi
la saponetta al dottore e in ultimo ti veniva impartito l'ordine:
Infermiera, apra la porta al dottore.
E quello che temo  che, in seguito, non riusciremo a toglierci
queste abitudini disse irosamente Phillis Deacon. Io non mi
sentir mai pi la stessa con i dottori. Sar servile anche con i
pi modesti dottorucoli, e, quando verranno a cena a casa mia,
mi sorprender a precipitarmi per aprire loro la porta, lo so che
finir cos.
Nell'ospedale regnava un'atmosfera molto socialisteggiante. Le
distinzioni di classe appartenevano al passato. La figlia del preside,
la figlia del macellaio, la signora Manfred, che aveva sposato
il commesso di un negoziante di tessuti, e Phillis Deacon, figlia
di un baronetto, si davano tutte del tu ed erano tutte ugualmente
interessate ai pasti: Che cosa ci somministreranno a cena e
ce ne sar abbastanza per tutte?. Indubbiamente, qualcuna frodava.
Gladys Potts, la ragazza dalle risatine sciocche, era stata
smascherata: precedeva le altre per impadronirsi di nascosto di
una fetta in pi di pane imburrato o di una porzione extra di riso.
Volete sapere una cosa? diceva Phillis Deacon. Ora capisco
e compatisco la servit. Tutti pensano sempre che le persone
di servizio siano ingorde. Ed ecco che noi, qui, ci comportiamo
nello stesso modo. Poco  mancato che mi mettessi a piangere
quando le uova strapazzate non sono bastate per tutte, ieri sera.
Non dovrebbero servire uova strapazzate disse Mary Gardner,
irosamente. Le uova dovrebbero essere servite una per
ciascuna di noi, in camicia o sode. Le uova strapazzate offrono
troppe buone occasioni alle persone senza scrupoli.
E sbirci in modo significativo Gladys Potts, che ridacchi con
nervosismo e si allontan.
Quella ragazza  una scansafatiche disse Phillis Deacon. Ha
sempre qualche altra cosa da fare quando si tratta di assegnare
il lavoro. E inoltre fa la leccapiedi con le caporeparto. Con la
Westhaven non serve a niente. La Westhaven  imparziale. Ma
ha adulato la piccola Carr finch  riuscita a ottenere tutte le incombenze
meno faticose.
Avevano tutte in antipatia Gladys Potts. A volte venivano
compiuti strenui sforzi per costringerla a sbrigare i lavori pi sgradevoli,
ma la Potts era astuta. Soltanto Phillis Deacon, ricca di
risorse, riusciva a tenerle testa.
Poi v'erano le immancabili gelosie tra gli stessi medici. Naturalmente,
tutti volevano gli interventi chirurgici pi interessanti.
L'assegnazione dei vari casi alle diverse corsie dava luogo
a risentimenti.
Nell conobbe ben presto tutti i medici e le peculiarit di ognuno
di essi. C'era il dottor Lang, alto di statura, sciatto, dinoccolato,
con lunghe dita nervose. Era il chirurgo di gran lunga pi
abile di tutti. Aveva una lingua sarcasticamente sferzante ed era
spietato negli interventi, ma si trattava di un uomo intelligente.
Tutte le caporeparto lo adoravano.
C'era poi il dottor Wilbraham, che aveva l'elegante condotta
di Wiltsbury. Un uomo grande e grosso e florido, cordiale quando
le cose andavano bene e con i modi di un bimbetto viziato
quando lo contrastavano. Se era stanco o irritato diventava villano,
e Nell lo odiava.
C'era il dottor Meadows, un tranquillo e abile medico generico.
Era ben contento di non dover operare e si impegnava a
fondo con ogni paziente. Parlava sempre in modo compito con
le infermiere della Croce Rossa ed evitava di gettare le salviette
sul pavimento.
Poi v'era il dottor Bury, ritenuto in genere poco capace, ma
persuaso di essere onnisciente. Voleva sempre mettere alla prova
straordinari nuovi sistemi e non continuava mai la stessa terapia
per pi di un paio di giorni. Se uno dei suoi pazienti moriva,
tutti solevano dire: Te ne stupisci, con il dottor Bury? (Nota: To bury in inglese significa seppellire. Fine nota.).
Poi c'era il giovane dottor Keen, che era rientrato in patria
dal fronte perch invalido. Valeva poco pi di uno studente di
medicina, ma si credeva importantissimo. Si degnava di conversare
con le infermiere, per spiegare l'importanza di un intervento
chirurgico appena effettuato. Un giorno Nell disse alla caporeparto
Westhaven: Non sapevo che fosse stato il dottor Keen
a operare. Credevo che avesse operato il dottor Lang. La caporeparto
rispose, torva: Il dottor Keen si  limitato a tenere la gamba, tutto qui.
Gli interventi chirurgici erano stati un incubo per Nell, inizialmente.
Durante il primo al quale assistette, si sent svenire e
un'altra infermiera la condusse fuori. Lei non osava quasi guardare
negli occhi la caporeparto, ma la caporeparto fu inaspettatamente gentile.
In parte  accaduto a causa della mancanza di aria pura e
dell'odore di etere, infermiera disse cortesemente. La prossima
volta assista a un intervento pi breve. Si abituer.
La volta successiva Nell si sent svenire di nuovo, ma non fu
costretta a uscire; la terza volta prov soltanto un po' di nausea;
e, in seguito, non si sent pi male affatto.
Una o due volte venne incaricata di aiutare l'infermiera della
sala operatoria a far pulizia dopo un intervento insolitamente
difficile e lungo. La sala sembrava un mattatoio e v'era sangue
dappertutto. L'infermiera era una ragazza appena diciottenne,
una creatura esile e minuta, ma decisa. Confess a Nell di avere odiato inizialmente quel lavoro.
Il primo intervento al quale assistetti disse fu l'amputazione
di una gamba. E, dopo l'operazione, la caporeparto mi lasci
sola a ripulire e dovetti portar gi io stessa la gamba nel forno crematorio. Fu orribile.
Nei giorni liberi, Nell andava a prendere il t con certe sue
amiche, alcune delle quali erano buone signore anziane che la
compativano sentimentalmente e la lodavano per i suoi splendidi sacrifici.
Non lavorer anche le domeniche, vero, cara? No, sul serio? Ah,
ma non  giusto! La domenica dovrebbe essere una giornata di riposo.
Nell faceva rilevare, con dolcezza, che i soldati dovevano essere
lavati e nutriti anche le domeniche, come ogni altro giorno,
e le anziane signore lo riconoscevano, ma sembravano essere
del parere che si sarebbero dovute organizzare meglio le cose.
Inoltre, le turbava parecchio l'idea che Nell dovesse tornarsene
a casa a piedi, tutta sola, a mezzanotte.
Altre signore facevano anche di pi le difficili.
Ho sentito dire che le caporeparto in ospedale si danno un
mucchio di arie e comandano a bacchetta tutte le infermiere. Io
una situazione di questo genere non la sopporterei. Sono pronta
a fare tutto il possibile per rendermi utile in questa guerra spaventosa,
ma l'impertinenza non sono disposta a sopportarla. L'ho
detto alla signora Curtis e lei ha riconosciuto che sarebbe preferibile
per me non lavorare in ospedale.
A queste signore Nell non rispondeva affatto.
La voce concernente i russi stava dilagando in Inghilterra, in
quel periodo. Tutti li avevano visti: o, se proprio non li avevano
visti con i loro occhi, era stato il cugino in secondo grado della
loro cuoca a vederli, e in pratica si trattava della stessa cosa. La
diceria risult dura a morire: era troppo piacevole ed eccitante.
Un giorno, una signora molto anziana venuta all'ospedale si appart con Nell.
Mia cara, disse non creda alla storia che raccontano.  vera, ma non come pensiamo noi.
Nell la guard interrogativamente.
Si tratta di uova! disse la vecchia signora, bisbigliando misteriosamente.
Uova russe! Parecchi milioni di uova, per evitarci di morire di fame...
Nell scriveva tutte queste cose a Vernon. Si sentiva terribilmente
separata da lui, le cui lettere erano concise e un po' forzate;
sembrava che continuasse a essere contrario al suo lavoro
in ospedale. La esortava ripetutamente a recarsi a Londra... a divertirsi...
Quanto erano bizzarri gli uomini, pensava Nell. Si sarebbe
detto che non riuscissero a capire. Lei non sopportava l'idea di
far parte della brigata mantenetevi allegre per i reduci. Come
si andava presto alla deriva, lontani uno dall'altra, quando si facevano
cose diverse! Lei non poteva condividere la vita di Vernon
ed egli non poteva condividere la sua.
Il primo strazio della separazione, quando aveva avuto la certezza
che Vernon sarebbe caduto in battaglia, era passato. Ormai
aveva finito con l'adattarsi alla routine delle mogli dei combattenti.
Erano passati quattro mesi senza che lui fosse stato nemmeno
ferito. Non avrebbe riportato ferite neppure in seguito.
Tutto andava bene.
Cinque mesi dopo essere partito per il fronte, Vernon telegraf
di aver ottenuto una licenza. Il cuore di Nell smise quasi di
battere. Una sconfinata felicit la pervase. Si rec dalla capoinfermiera
e ottenne un permesso.
Part per Londra sentendosi strana e insolita nei vestiti di un
tempo. La prima licenza di entrambi!
Era vero, proprio vero! Il treno dei militari in licenza arriv e da
esso si rivers la moltitudine dei combattenti. Nell scorse Vernon.
Si trovava proprio l. Egli le strinse la mano con frenesia.
Lei cap allora quanto avesse avuto paura.
Quei cinque giorni passarono in un lampo. Furono come un
sogno bizzarro e delirante. Nell ador Vernon ed egli ador lei,
eppure, in qualche modo, erano come estranei. Lui era sbrigativo
quando parlava della Francia. Andava tutto bene, tutto benissimo.
Meglio scherzarci su e rifiutarsi di prendere la cosa sul
serio. Per amor del cielo, Nell, non fare del sentimentalismo.
 spaventoso tornare in patria e trovare tutti con la faccia lunga.
E non parlare in modo sdolcinato dei nostri coraggiosi soldati
che sacrificano la vita, eccetera. Questo genere di retorica mi
d la nausea. Andiamo piuttosto a prendere i biglietti per un altro
spettacolo.
Un certo che nella sua assoluta insensibilit la turbava... sembrava
alquanto orribile, in qualche modo, prendere ogni cosa tanto
alla leggera. Quando egli le domand che cosa avesse fatto,
pot parlargli soltanto dell'ospedale, e questo non gli and a genio.
La esort, una volta di pi, a rinunciare.
 un lavoro sudicio, quello delle infermiere. Non sopporto di
pensare che tu lo stia facendo.
Lei si sent raggelare essendo stata rimproverata, poi rimprover
se stessa. Erano di nuovo insieme. Che importava ogni altra cosa?
Si divertirono freneticamente, alla follia. Ogni sera andavano
a uno spettacolo e poi ballavano fino alle ore piccole. Durante
il giorno facevano acquisti. Vernon le comprava qualsiasi
cosa della quale lei si incapricciasse. Si recarono in una grande
sartoria parigina e assistettero alla sfilata di giovani e belle ragazze
dal portamento di duchesse che passavano indossando modelli
di chiffon, e Vernon scelse il pi costoso. Si sentirono terribilmente
perversi, ma anche enormemente felici quando Nell
lo indoss, quella sera.
Poi Nell gli disse che sarebbe dovuto andare a trovare sua madre,
e Vernon si ribell.
Oh, tesoro, non voglio andarci! Il tempo di cui disponiamo
 troppo breve e prezioso. Non posso perderne nemmeno un
minuto.
Nell lo supplic. Per Myra si sarebbe trattato di un dolore e di
una delusione terribili.
Be', allora devi venire con me.
No, non  assolutamente il caso.
In ultimo, egli si rec a Birmingham per una fuggevole visita.
Sua madre lo accolse con tremende smancerie e con fiumi
di quelle che definiva lacrime di felicit e di orgoglio... poi lo
condusse in fretta e furia dai Bent. Vernon torn a Londra sentendosi
molto virtuoso.
Sei una perfida creatura dal cuore crudele, Nell! Ci siamo
perduti un giorno intero! Dio, quanto mi ha sbavato addosso!
Subito dopo averlo detto, si vergogn. Perch non poteva essere
pi affettuoso con sua madre? Perch lei riusciva sempre a
irritarlo, per quanto buone potessero essere le sue intenzioni?
Abbracci Nell.
Non dicevo sul serio. Sono contento che tu mi abbia convinto
ad andare. Sei cos cara, Nell. Non pensi mai a te stessa. 
meraviglioso essere di nuovo con te. Tu non immagini quanto...
E lei indoss il vestito da sera francese e andarono fuori a cena
con la ridicola sensazione di essere stati dei bambini modello e
di avere meritato un premio.
Avevano quasi terminato di cenare quando Nell vide Vernon
cambiare espressione. Il suo viso si irrigid e divenne ansioso.
Che cosa c'?
Niente egli si affrett a dire.
Ma Nell si volt per guardare alle proprie spalle. A un piccolo tavolo contro la parete sedeva Jane.
Un qualcosa di gelido parve, per un momento, posarsi sul cuore
di Nell. Poi ella esclam, disinvolta:
Ma  Jane! Andiamo a salutarla.
No. Preferisco evitarlo. Lei rimase un po' stupita dalla veemenza
di queste parole. Vernon se ne accorse e soggiunse: Sono
stupido, tesoro. Voglio avere te e nient'altro che te... nessun altro
deve intromettersi. Hai finito di cenare? Andiamo, allora. Non
voglio perdermi l'inizio dello spettacolo.
Pag il conto e uscirono. Jane li salut con un noncurante cenno
del capo e Nell la salut con la mano. Arrivarono a teatro con
dieci minuti di anticipo.
In seguito, mentre Nell si faceva scivolare il vestito intorno
alle spalle bianche, Vernon domand a un tratto:
Nell, credi che comporr ancora musica?
Ma certo. Perch no?
Oh, non saprei. Non credo di volerlo fare.
Lei lo fiss stupita. Lui sedeva su una poltrona fissando accigliato
il vuoto.
Credevo che fosse la sola cosa a starti a cuore.
A starmi a cuore... a starmi a cuore... Queste parole non corrispondono
affatto alla situazione. Non sono le cose che ci stanno
a cuore a contare. Sono le cose delle quali non riusciamo a
liberarci. Le cose che ci perseguitano, come un volto che non si
pu fare a meno di vedere anche quando si vorrebbe...
Vernon, tesoro, non dire cos...
Si avvicin e gli si inginocchi accanto. Lui la strinse a s
convulsamente.
Nell, Nell, tesoro. Niente conta all'infuori di te... Baciami...
Ma, subito dopo, torn all'argomento della musica. Disse, inaspettatamente:
I cannoni creano un ritmo. Un ritmo musicale,
voglio dire. Non si tratta dei rombi che si odono. Mi riferisco al
disegno che il suono crea nello spazio. Presumo che possa sembrare
assurdo... ma io so quello che voglio dire.
E ancora, uno o due minuti dopo:
Se soltanto fosse possibile catturarlo nel modo giusto.
Sia pure in modo appena percettibile, Nell scost il proprio
corpo da lui. Fu come se avesse voluto sfidare la propria rivale.
Non lo ammetteva mai apertamente, eppure, in cuor suo, temeva
la musica di Vernon. Se solo lui non ci avesse tenuto tanto...
Ma quella sera, per lo meno, fu lei a trionfare. Egli la trasse su
di s, stringendola forte e coprendola di baci.
Tuttavia, molto tempo dopo che Nell si era addormentata,
Vernon giacque immobile fissando l'oscurit e rivedendo, sebbene
non lo volesse, il viso di Jane e il profilo del suo corpo nella
guaina di seta color verde scuro, come lo aveva visto contro i
tendaggi cremisi del ristorante.
Disse a se stesso, molto sommessamente, in un bisbiglio:
All'inferno Jane.
Ma sapeva che non avrebbe potuto liberarsi di lei cos facilmente.
Si augur di non rivederla.
V'era un qualcosa, in Jane, che lo sconvolgeva.
Ma, il giorno dopo, la dimentic. Era il loro ultimo giorno e
trascorse con una rapidit terribile.
Troppo presto, di gran lunga troppo presto, tutto fin.
Sembrava che avessero sognato. E adesso il sogno era finito. Nell
si trovava di nuovo all'ospedale e aveva l'impressione di non essersene
mai allontanata. Aspett disperatamente l'arrivo della
posta, l'arrivo della prima lettera di Vernon. E la lettera le pervenne,
pi ardente e meno sorvegliata del solito, come se persino
la censura fosse stata dimenticata. Nell la tenne contro il
cuore e le parole scritte con una matita copiativa le si impressero
sulla pelle. Quando rispose, lei glielo disse.
La vita continuava come sempre. Il dottor Lang part per il
fronte e venne sostituito da un dottore anziano, con la barba,
il quale diceva: Grazie, grazie infermiera, ogni qual volta gli
porgevano una salvietta o lo aiutavano a infilare il camice bianco.
Vi fu un periodo di scarso lavoro, con quasi tutti i letti liberi,
e Nell constat che quell'ozio forzato era per lei un cimento.
Un giorno, non senza stupore e gioia da parte sua, vide Sebastian
venire verso di lei. Si trovava in patria in licenza ed era venuto
a farle visita. Glielo aveva chiesto Vernon.
Lo hai visto, allora?
S, rispose Sebastian, il reparto di Vernon aveva sostituito il suo.
E sta bene?
Oh, s, sta benissimo.
Un qualcosa nel modo con il quale erano state pronunciate
queste parole l'allarm. Insistette per saperne di pi. Sebastian
si accigli, perplesso.
 difficile spiegare, Nell. Vedi, Vernon  uno strano tipo. Lo
 sempre stato. Non gli piace guardare in faccia le cose.
Poi si affrett a parare la replica risentita che le vide salire
alle labbra.
Non mi riferisco nemmeno lontanamente a quello che credi
tu. Non  che abbia paura. Fortunato individuo, credo che
non sappia neppure cosa sia la paura. Vorrei che fosse cos anche
per me. No, si tratta di tutt'altra cosa.  l'intera situazione,
la vita che si conduce, davvero spaventosa. Sangue, sporcizia,
frastuono, soprattutto frastuono! Frastuono ricorrente, a ore fisse.
D ai nervi a me. E pertanto chiss quale effetto pu avere
sui nervi di Vernon!
S, ma perch hai detto che non gli piace guardare in faccia
le cose?
Semplicemente perch non vuole ammettere che vi sia qualcosa
da guardare in faccia. Teme di poterne aver paura e pertanto
dice che non vi  niente da temere. Se soltanto ammettesse
che si tratta di una faccenda sanguinosa e sudicia, come faccio
io, non vi sarebbero problemi. Ma  come quella vecchia storia
del pianoforte... non vuole vedere le cose obiettivamente, come
stanno. E non serve a niente dire non esiste alcunch di simile,
quando invece esiste, eccome. Ma Vernon  sempre stato
cos. Adesso  su di morale. Trova tutto piacevole, e non  naturale.
Ho paura del suo... Oh! Non so di che cosa ho paura. Ma
so che raccontare fiabe a se stessi  la cosa peggiore che si possa
fare. Vernon  un musicista e ha i nervi di un musicista. La cosa
peggiore di lui consiste nel fatto che non sa niente di se stesso.
Non ha mai saputo niente di se stesso.
Nell parve turbata.
Sebastian, che cosa accadr, secondo te?
Oh, niente, probabilmente. Una cosa mi piacerebbe che accadesse...
Vernon dovrebbe fermare una pallottola - con un punto
del proprio corpo il meno pericoloso possibile - cos da poter
tornare in patria a essere curato per un po'.
Come vorrei anch'io che potesse accadere questo!
Povera Nell.  un guaio per tutte voi donne. Sono contento
di non aver moglie.
Se tu l'avessi... Nell si interruppe un momento, poi continu:
... vorresti che lavorasse in un ospedale, o saresti pi contento
se non facesse niente?.
Tutti dovranno lavorare, prima o poi. Tanto vale cominciare
il pi presto possibile, direi.
A Vernon non piace quello che faccio.
, una volta di pi, il suo comportamento da struzzo, oltre
allo spirito reazionario che ha ereditato e che non riuscir mai a
superare. Prima o poi dovr affrontare la realt delle donne che
lavorano, ma non vorr ammetterlo fino all'ultimo momento.
Nell sospir.
Com' tutto difficile.
Lo so. E io ho peggiorato ulteriormente le cose per te. Ma
sono affezionatissimo a Vernon.  il mio unico vero amico. E speravo
che, se ti avessi detto come la penso, tu lo avresti incoraggiato
a... be'... a cedere un poco... almeno nei tuoi confronti. Ma
forse con te si lascia andare? Nell scosse la testa.
Non fa altro che scherzare per quanto concerne la guerra.
Sebastian emise un sibilo.
Be', la prossima volta vedi di farlo parlare. Insisti.
Nell domand a un tratto, e in tono aspro: Credi che parlerebbe
meglio con... con Jane?.
Con Jane? Sebastian parve alquanto imbarazzato. Non lo
so. Forse. Dipende.
Tu sei persuaso di s! Perch? Dimmelo, perch? Jane  forse
pi comprensiva, o che altro?
Oh, buon Dio, no. Jane non  precisamente comprensiva. Sarebbe
pi giusto dire provocante. Ti esaspera. Ed ecco che salta
fuori la verit. Ti rende consapevole di te stesso come non vorresti
esserlo. Nessuno pi di Jane riesce a farti smettere di darti
delle arie.
Credi che eserciti un forte ascendente su Vernon?
Oh, non direi. E in ogni modo, anche se cos fosse, la cosa
non rivestirebbe pi alcuna importanza. Sta dedicandosi ad attivit
assistenziali in Serbia.  partita una quindicina di giorni fa.
Oh fece Nell. Trasse un profondo respiro e sorrise.
In qualche modo, si sentiva pi serena.
Nell, tesoro... lo sai che ti sogno ogni notte? Di solito sei gentile
con me; ma a volte ti comporti come una bestiolina. Fredda e
crudele e remota. Non potresti mai essere davvero cos, vero? Non
adesso. Tesoro, verr mai via la matita copiativa?
Nell, dolcezza mia, non riesco mai a credere di poter essere ucciso;
ma, anche se dovesse accadere, che importerebbe? Abbiamo
gi avuto tanto. Tu penseresti sempre a me come a un uomo felice
che ti ama, non  vero, tesoro? So che continuerei ad amarti
anche dopo morto.  questo l'unico aspetto di me che non potrebbe
morire. Ti amo... ti amo... ti amo...
Non le aveva mai scritto in quel modo prima di allora. Lei
mise la lettera nel solito posto.
Quel giorno, all'ospedale, era distratta. Dimenticava questo e
quello. I pazienti se ne accorsero.
L'infermiera sta sognando a occhi aperti. La presero in giro
con qualche bonaria facezia e lei rise.
Era cos meraviglioso, cos straordinariamente meraviglioso
essere amata! La caporeparto Westhaven aveva i nervi, l'infermiera
Potts batteva la fiacca pi del solito, ma non importava.
Niente rivestiva importanza.
Persino la monumentale caporeparto Jenkins, che faceva il
turno di notte e traboccava sempre di pessimismo, non riusc in
alcun modo a renderla malinconica.
Ah! disse la caporeparto Jenkins, aggiustandosi i polsini e
spostando circolarmente i tre doppi menti entro il colletto, nel
tentativo di alleviarne la massa. Il numero tre  ancora vivo?
Mi stupisce. Credevo che non sarebbe arrivato pi in l di questa
sera. Be', se ne andr domani, povero giovane. (La caporeparto
Jenkins seguitava a profetare la morte dei pazienti per l'indomani
e il fatto che le sue profezie non si avveravano mai sembrava
non indurla a un atteggiamento pi ottimistico). L'aspetto del
numero diciotto non mi piace... l'ultimo intervento al quale lo
hanno sottoposto  stato peggio che inutile. E anche il numero
otto, a meno che non mi sbagli di grosso, peggiorer. L'ho detto
al dottore, ma non mi ha dato retta. Oh, senta, infermiera,
(passando improvvisamente a un tono aspro) pu anche fare a
meno di continuare a ciondolare qui. Quando una  fuori servizio
 fuori servizio. Nell accett il benevolo permesso di andarsene,
ben sapendo che, se non avesse indugiato, la caporeparto Jenkins
le avrebbe detto: Che cosa le salta in mente? Scappar via cos in
fretta! Senza aspettare nemmeno un minuto in pi dell'orario!.
Impiegava venti minuti per arrivare a piedi fino a casa. La notte
era limpida e stellata e Nell si godette la passeggiata. Se soltanto
Vernon avesse potuto trovarsi al suo fianco!
Entr in casa silenziosamente, servendosi della chiave. La proprietaria
dell'alloggio si coricava sempre presto. Sul vassoio nell'ingresso
si trovava una busta color arancione scuro.
Lei seppe, allora...
Dicendosi che non era vero, che non poteva essere vero, che
forse era ferito... che senza dubbio era stato soltanto ferito... Ci
nonostante seppe...
Una frase della lettera ricevuta quel mattino le balen nella
mente. Nell, dolcezza mia, non riesco mai a credere di poter essere
ucciso; ma, anche se dovesse accadere, che importerebbe? Abbiamo
gi avuto tanto...
Non le aveva mai scritto niente di simile in passato... Doveva
aver intuito... aver saputo. Le persone sensibili lo sapevano
a volte prima.
Rimase l in piedi, con il telegramma in mano. Vernon, suo
adorato, suo marito... A lungo rimase l, immobile...
Infine apr il telegramma. La informava, con profondo rincrescimento,
che il tenente Vernon Deyre era caduto combattendo.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Una funzione funebre venne celebrata per Vernon nella piccola
e antica chiesa di Abbotsford, nelle immediate vicinanze
di Abbots Puissants, cos come era avvenuto per suo padre.
Gli ultimi due Deyre erano destinati a non giacere nella tomba
di famiglia. Uno in Sudafrica e uno in Francia.
In seguito, nei ricordi di Nell, la funzione parve essere stata dominata
dalla mole monumentale della signora Levinne, un personaggio
enorme e matriarcale al cui confronto tutto sembrava
minuscolo. Persino Nell dovette mordersi il labbro per non ridere
istericamente. L'intera faccenda era, in qualche modo, cos
ridicola, cos lontana da Vernon.
Erano presenti la madre di Nell, elegante e dignitosa, e lo zio
Sydney, vestito di nero; non senza fatica cercava di astenersi dal
far tintinnare le monetine che aveva in tasca e di mantenere
un'espressione luttuosa. Myra Deyre era coperta da un fitto velo
nero e piangeva a dirotto. Ma a dominare la scena fu la signora
Levinne, che in seguito segu gli altri fino al salone della locanda
e si fece riconoscere dalla famiglia.
Povero, caro ragazzo. Povero caro e prode figliolo. Io l'ho sempre
considerato un mio secondo figlio.
Era assai addolorata. Le lacrime le cadevano sul vestito a lutto.
Mise con dolcezza la mano sulla spalla di Myra.
Su, su, mia cara, non deve abbattersi cos. Non deve, davvero.
Il nostro dovere, il dovere di noi tutti,  quello di sopportare.
Lei lo ha dato alla patria. Non avrebbe potuto fare di pi. Guardi
Nell, non potrebbe essere pi coraggiosa di cos.
Tutto quello che avevo al mondo, singhiozz Myra prima
il marito, poi il figliolo. Non mi resta pi nessuno.
Fiss il vuoto dinanzi a s con gli occhi iniettati di sangue, in
preda a una sorta di estasi del lutto.
Il figliolo pi buono del mondo... Eravamo tutto l'uno per
l'altra. Afferr la mano della signora Levinne. Si accorger di
quello che si prova se Sebastian...
Uno spasmo di terrore pass sul viso della signora Levinne,
che strinse a pugno le mani.
Vedo che hanno portato panini e un po' di porto disse lo zio
Sydney, creando un diversivo. Sono premurosi. Molto premurosi.
Un goccio di porto, Myra cara. Sei passata attraverso una grande prova.
Myra scost il porto con un gesto inorridito della mano, facendo
sentire allo zio Sydney di aver dato prova di insensibilit.
Dobbiamo continuare a vivere tutti quanti egli disse.  un nostro dovere.
Furtivamente affond la mano nella tasca e cominci a far tintinnare gli spiccioli.
Syd!
Scusami, Myra.
Una volta di pi, Nell venne pervasa dall'impulso pazzesco di
ridacchiare. Non voleva piangere. Voleva ridere e ridere e ridere...
Spaventoso, quel suo stato d'animo.
Mi sembra che tutto si sia svolto con molta dignit disse zio
Sydney. Proprio con molta dignit. Ha partecipato un numero
impressionante di abitanti del villaggio. Non vorreste fare un
giro intorno a Abbots Puissants?  stata davvero gentile la lettera
che ha posto la casa a nostra disposizione per oggi.
Odio quella dimora disse Myra, con veemenza. L'ho sempre odiata.
Presumo, Nell, che tu abbia parlato con gli avvocati. Vernon,
mi risulta, prima di partire per la Francia, ha scritto un testamento
chiarissimo che lascia tutto a te. Abbots Puissants  pertanto
tua, adesso. Non era inalienabile, e, in ogni modo, non rimane pi alcun Deyre.
Nell disse: Grazie, zio Sydney. Ho parlato con uno degli avvocati,
s. E stato molto gentile e mi ha spiegato ogni cosa.
 pi di quanto i legali facciano di norma disse zio Sydney.
Fanno sembrare difficili anche le cose pi semplici. Non spetta
a me darti consigli, ma so che nella tua famiglia non vi sono
uomini in grado di consigliarti. La cosa di gran lunga pi saggia
che tu possa fare consiste nel vendere. Mancano i mezzi per la
manutenzione della dimora. Te ne rendi conto, vero?
Nell se ne rendeva conto. E si rendeva conto, inoltre, di quello che zio Sydney le stava facendo capire molto chiaramente: da
parte dei Bent non le sarebbe stato dato un soldo. Myra avrebbe
lasciato il suo denaro alla propria famiglia. Questo, ovviamente,
era del tutto naturale. Nell non si sarebbe mai sognata qualcosa di diverso.
In effetti, zio Sydney aveva, a un certo momento, sondato Myra
per sapere se vi fosse un erede in arrivo. Myra non riteneva che
cos fosse e dallo zio Sydney le era stato detto che avrebbe fatto
bene ad accertarsene. Non so esattamente che cosa disponga
la legge, ma, se non sbaglio, qualora tu dovessi andartene domani
lasciando il tuo patrimonio a Vernon, il denaro potrebbe passare
a lei. Non  il caso di correre rischi.
Myra, in lacrime, gli aveva fatto osservare che era molto crudele
da parte di lui supporre la sua morte.
Niente affatto. Voi donne siete tutte uguali. Carrie ha tenuto
il broncio per una settimana quando ho insistito affinch facesse
un testamento in piena regola. Non voglio che il denaro finisca fuori della famiglia.
Soprattutto, non voleva che il denaro finisse a Nell. Aveva
Nell in antipatia perch riteneva che avesse soppiantato Enid. E
odiava la signora Vereker, che riusciva sempre a farlo sentire in
imbarazzo e goffo al punto da non saper che cosa fare delle mani.
Nell, naturalmente, si atterr ai consigli dei legali osserv la signora Vereker, soavemente.
Non creda che io voglia intromettermi disse zio Sydney.
Nell si sent trafitta da un lancinante rammarico. Se soltanto
fosse stata in attesa di un bambino! Ma Vernon aveva trepidato
troppo per lei. Sarebbe spaventoso per te, tesoro, se io dovessi
morire e a te restassero tutte le complicazioni e le preoccupazioni
di un bambino, con scarsissimi mezzi finanziari. Inoltre, non si
sa mai, il parto pu essere pericoloso. Non sopporterei di correre un rischio simile.
E, in effetti, era sembrato davvero preferibile e pi prudente aspettare.
Ma adesso se ne pentiva. Le parole consolanti di sua madre le
erano sembrate freddamente brutali.
Non stai per avere un bambino, vero, Nell? Be', devo dire
che mi fa piacere. Ti rimariterai, naturalmente, ed  di gran lunga
pi facile quando non vi sono impedimenti.
Rispondendo a un'appassionata protesta di lei, la signora Vereker
aveva sorriso. Non avrei dovuto dirti questo proprio adesso.
Ma sei ancora una bambina. Vernon stesso avrebbe voluto che tu fossi felice.
Nell si era detta: Mai! Non capisce!.
Bene, bene, questo  un brutto mondo disse lo zio Sydney,
prendendo di nascosto un sandwich. Il fiore dei nostri giovani
viene falciato. Ma, ci nonostante, sono fiero dell'Inghilterra.
Sono fiero di essere inglese. E mi piace avere la certezza che
sto facendo la mia parte, qui in patria, come quei ragazzi stanno
facendo la loro parte al fronte. Il mese prossimo raddoppieremo
la produzione di esplosivi. Grazie ai turni notturni oltre a quelli
diurni. Posso dirvi che sono fiero della Bent.
Dev'essere straordinariamente redditizia osserv la signora Vereker.
Non  questo il punto di vista dal quale mi piace prospettare
la situazione disse lo zio Sydney. Mi piace pensare, piuttosto,
che sto servendo il mio paese.
Be', cerchiamo tutti, mi auguro, di fare la nostra parte disse
la signora Levinne. Io organizzo una riunione di lavoro due
volte alla settimana e mi sto interessando a tutte le povere ragazze
che sono state rese incinte da militari.
Sta dilagando la permissivit osserv il signor Bent. Non
dobbiamo diventare permissivi. L'Inghilterra non  mai stata permissiva.
Be', in ogni modo dobbiamo provvedere ai bambini disse
la signora Levinne. Poi soggiunse: Joe come sta? Credevo che
l'avrei rivista qui, oggi.
Tanto zio Sydney quanto Myra parvero imbarazzati. Ovviamente
Joe veniva considerata quel che si dice un argomento delicato.
E sorvolarono il pi possibile. Compiti di guerra a Parigi.
Era indaffaratissima. Non aveva potuto assolutamente partire.
Zio Sydney consult l'orologio.
Myra, non abbiamo molto tempo per prendere il treno. Dobbiamo
essere di ritorno questa sera stessa. Carrie, mia moglie, sapete,
non si sente affatto bene. Per questo non le  stato possibile
venire oggi qui. Sospir.  strano come, non di rado, il
peggio risulti poi essere il meglio.  stata una grande delusione
per noi non avere un figlio maschio. Eppure, in un certo senso,
ci sono state evitate molte sofferenze. Pensate all'ansia che potremmo
provare adesso! Le vie della provvidenza sono infinite.
Quando si furono congedate dalla signora Levinne, che le aveva
riaccompagnate a Londra in automobile, la signora Vereker disse a Nell:
Una cosa spero vivamente, bambina mia: che tu non ritenga
doveroso frequentare molto i tuoi parenti acquisiti. Odio pi
di quanto sarei capace di dirti il modo con il quale quella donna
sguazzava nella sofferenza. Se la stava godendo un mondo.
Oh, mamma...! Era davvero addolorata. Voleva un gran bene
a Vernon. Come ha detto, non aveva altri che lui al mondo.
Questa  una frase che le donne come lei amano molto pronunciare.
Non significa un bel niente. E tu non puoi sostenere
con me che Vernon adorasse sua madre. Si limitava a tollerarla.
Non avevano niente in comune. Lui era un Deyre in tutto e per tutto.
Nell questo non pot negarlo.
Si trattenne nell'appartamento in citt di sua madre per tre settimane.
La signora Vereker fu molto buona con lei, entro i suoi
limiti. Non era mai una donna comprensiva, ma rispett il dolore
di Nell e la lasci in pace. Per quanto concerneva le questioni
pratiche, i suoi consigli furono eccellenti, come lo erano sempre
stati. Vi furono vari colloqui con gli avvocati e la signora Vereker
non manc mai di essere presente.
Abbots Puissants era ancora affittata. Il contratto sarebbe scaduto
l'anno successivo e gli avvocati consigliarono vivamente
di vendere la dimora anzich di tornare ad affittarla. La signora
Vereker, e questo stup Nell, non parve essere dello stesso parere.
Sugger di affittare ancora la dimora, ma con un contratto
di breve durata.
In pochi anni disse possono accadere molte cose.
L'avvocato Flemming la soppes con lo sguardo e parve intuire
che cosa lei stesse pensando. Lo sguardo di lui si port appena
per un momento su Nell, bionda e teneramente giovane
nel nero del lutto.
Gi, come dice lei approv. Molte cose possono accadere.
In ogni modo, per un anno ancora non sar necessario prendere
alcuna decisione.
Una volta sistemate tutte le questioni legali, Nell torn nell'ospedale
di Wiltsbury. Sentiva che l, e soltanto l, le sarebbe
stato possibile continuare a vivere. La signora Vereker non si oppose.
Era una donna ragionevole e aveva i suoi progetti.
Un mese dopo la morte di Vernon, Nell si trovava, una volta di
pi, nella corsia. Nessuno accenn mai al suo lutto, e lei ne fu grata.
Continuare come sempre era la parola d'ordine del momento.
Nell continu come prima.
Qualcuno chiede di lei, infermiera Deyre.
Di me? Nell era stupita.
Doveva essere Sebastian. Soltanto lui sarebbe potuto venire a
cercarla l. Le faceva piacere vederlo, o no? Quasi non lo sapeva.
Ma, con suo vivo stupore, il visitatore risult essere George
Chetwynd. Egli le spieg che era di passaggio a Wiltsbury e che
aveva fatto un salto sin l per vedere se gli sarebbe stato possibile
parlarle. Le domand se sarebbe stata disposta a pranzare con lui.
Credevo che tu fossi di turno nel pomeriggio le spieg.
Mi  toccato ieri il turno mattutino. Ma chieder il permesso
alla capoinfermiera. Non abbiamo molto lavoro.
Il permesso le venne accordato e, mezz'ora dopo, sedeva di
fronte a George Chetwynd al County Hotel, davanti a un piatto
di roast-beef, mentre un cameriere si chinava al suo fianco porgendo
un vassoio con cavoli.
La sola verdura che il County Hotel conosca osserv Chetwynd.
Parl di argomenti interessanti e non alluse mai una sola volta
al suo lutto. Si limit a dire che la decisione di Nell di continuare
a lavorare nell'ospedale era il gesto pi coraggioso di cui
avesse mai sentito parlare.
Non so dirti quanto ammiro tutte voi donne. Continuate
coraggiosamente, affrontando un compito dopo l'altro. Niente
storie. Niente atteggiamenti eroici. Vi limitate ad andare avanti
come se fosse la cosa pi naturale del mondo. Secondo me, le
donne inglesi sono in gamba.
Bisogna pur fare qualcosa.
Lo so. Posso capire questo atteggiamento. Qualsiasi cosa 
preferibile allo starsene sedute con le mani in grembo, eh?
Infatti.
Gli era grata. George capiva sempre. Le disse che sarebbe partito
per la Serbia, di l a un paio di giorni, per andare a organizzare
soccorsi.
A dire il vero soggiunse mi vergogno del mio paese, che
non  ancora entrato in guerra. Ma interverr, ne sono persuaso.
 soltanto una questione di tempo. Intanto, facciamo tutto il possibile
per alleviare gli orrori del conflitto.
Hai una splendida cera.
Sembrava pi giovane di come lo ricordava: bene in carne, abbronzato,
e i capelli brizzolati erano un mero tocco di distinzione
anzich un indizio dell'et.
Mi sento bene. Non c' niente di meglio dell'essere occupatissimi.
Il lavoro assistenziale  molto faticoso.
Quando parti?
Dopodomani. Tacque per un momento, poi soggiunse, con un
diverso tono di voce: Senti, non ti dispiace che sia venuto a cercarti
qui? Non pensi che non avevo il diritto di venirti tra i piedi
all'improvviso?.
No, no. E stato molto gentile da parte tua. Specie dopo che
io, dopo che...
Sai, non ti ho mai portato rancore per questo. Ti ammiro, anzi,
perch hai ascoltato la voce del cuore. Amavi lui e non amavi me.
Ma non v' motivo per cui non dovremmo essere amici, ti sembra?
La guardava cos amichevolmente, senza alcun sentimentalismo,
che Nell disse, allegra, di essere d'accordo.
Lui disse: Benissimo. E mi consentirai di fare per te tutto quello che pu fare un amico? Mi consentirai, voglio dire, di consigliarti
in ogni situazione difficile che dovesse presentarsi?.
Gli sarebbe stata anche troppo grata, rispose Nell.
Nient'altro venne detto al riguardo. George ripart con la sua
macchina poco dopo aver pranzato, stringendole la mano, affermando
che sperava di rivederla di l a circa sei mesi ed esortandola
di nuovo a consigliarsi con lui se, in qualsiasi momento, fosse
venuta a trovarsi in una situazione difficile.
Nell promise che cos avrebbe fatto.
Quell'inverno fu difficile per Nell. Si busc un raffreddore, omise
di curarsi a dovere e si ammal gravemente, con febbri altissime
per circa una settimana. Dopo, non si sent in grado di riprendere
il lavoro in ospedale e la signora Vereker la condusse
nel suo appartamento a Londra. L, lei recuper adagio le forze.
Le seccature parvero susseguirsi a non finire. A Abbots Puissants
risult necessario rifare completamente il tetto. Dovettero
essere installate nuove tubazioni dell'acqua. Anche la recinzione
era in pessimo stato.
Nell si rese conto, per la prima volta, dello spaventoso drenaggio
di denaro che pu essere imposto dalle propriet immobiliari.
L'importo dell'affitto venne divorato svariate volte dalle
riparazioni necessarie e la signora Vereker dovette ogni volta
aiutare Nell a superare momenti difficili, impedendole di indebitarsi
troppo. Stavano tirando avanti il pi parsimoniosamente
possibile. Erano tramontati i tempi delle esteriorit e dei crediti
facili. La signora Vereker riusciva a malapena a far quadrare
il bilancio e difficilmente vi sarebbe riuscita se non fosse stato
per quello che vinceva giocando al bridge. Era una giocatrice di
prim'ordine e con le partite a bridge accresceva in misura sostanziale
i propri redditi. Trascorreva quasi tutto il proprio tempo in
un circolo del bridge che ancora sopravviveva.
Era una vita tediosa e malinconica per Nell. Assillata dalle preoccupazioni
finanziarie, non ancora abbastanza in forze per iniziare un
nuovo lavoro, non faceva altro che starsene seduta a meditare. La
povert compensata dall'amore in una modesta casetta era un conto.
La povert senza l'amore che la rendesse sopportabile era tutt'altra
cosa. Nell si domandava come avrebbe potuto sopportare un'esistenza
che sembrava estendersi all'infinito, squallida e triste, dinanzi
a lei. Il solo pensarvi le riusciva intollerabile. Non resisteva pi.
Poi l'avvocato Flemming la esort a prendere una decisione
per quanto concerneva Abbots Puissants. Il contratto d'affitto
sarebbe scaduto di l a un mese o due. Bisognava fare qualcosa.
Lui non poteva alimentare alcuna speranza di affittare la dimora
in modo pi redditizio. Nessuno voleva pi saperne di grandi
dimore prive del riscaldamento centrale e di altre comodit moderne.
Le consigliava vivamente di vendere.
Sapeva bene quanto il marito di lei fosse stato affezionato a
Abbots Puissants. Ma poich era escluso che lei potesse mai permettersi
di abitarvi...
Nell ammir la saggezza del consiglio, ma lo esort a concederle
ancora un po' di tempo per decidere. Era riluttante a vendere;
eppure, ci nonostante, non poteva fare a meno di ritenere
che, liberandosi delle preoccupazioni causatele da Abbots
Puissants, si sarebbe tolta di dosso il fardello pi pesante. E poi,
un giorno, l'avvocato Flemming telefon e disse di aver ricevuto
un'ottima offerta per la dimora. E menzion una somma che
superava di gran lunga le aspettative di entrambi. Le consigliava
di concludere senza indugi.
Nell esit ancora per qualche momento, poi disse: S.
Fu straordinario quanto si sent subito pi felice. Libera da quell'incubo
terribile. Non era pi come quando Vernon viveva. Quando
non si possedeva il denaro necessario per mantenerle in buon
stato, case e tenute erano soltanto elefanti bianchi.
Non la turb neppure una lettera che Joe le scrisse da Parigi.
Come puoi vendere Abbots Puissants sapendo quanto era affezionato
Vernon alla dimora? Credevo che non avresti mai fatto
una cosa simile.
Lei pens: Joe non capisce.
Le rispose:
Che cosa potevo fare? Non so dove trovare il denaro.  stato
necessario sostituire il tetto, cambiare le tubazioni dell'acqua.
I lavori di riparazione non hanno fine. Non posso continuare a
indebitarmi. Tutto  cos spossante che vorrei essere morta...
Tre giorni dopo, ricevette una lettera di George Chetwynd, il
quale le chiedeva se potesse andare a farle visita. Aveva, diceva,
qualcosa da confessarle.
La signora Vereker era uscita. Nell si trovava sola in casa
quando lo ricevette. Egli le rivel, con una certa apprensione,
come stavano le cose. Era stato lui ad acquistare Abbots Puissants.
A tutta prima, l'idea le ripugn. Non George. Non George a
Abbots Puissants! Poi, dando prova di ammirevole buon senso,
egli sostenne le sue tesi.
Senza dubbio, era preferibile che la dimora passasse a lui, anzich
a un estraneo. Sperava che qualche volta Nell e sua madre
avrebbero accettato di essere sue ospiti.
Vorrei ti persuadessi che la casa di tuo marito  aperta per
te in qualsiasi momento. Voglio apportare l il minor numero
possibile di cambiamenti. Tu mi consiglierai. Senza dubbio,
preferirai che la dimora appartenga a me anzich a qualche individuo
volgare che la riempirebbe di dorature e di falsi di antichi
maestri.
In ultimo, lei si domand perch avesse trovato qualcosa da
obiettare. Meglio George di chiunque altro. E per giunta, egli
era cos gentile e comprensivo in ogni cosa. Lei si sentiva sfinita
e assillata dai crucci. A un tratto croll e gli pianse sulla spalla
mentre George la cingeva con un braccio e le diceva che andava
tutto bene e che si sentiva in preda alla malinconia soltanto
perch era stata malata.
Nessuno avrebbe potuto essere pi gentile o pi fraterno.
Quando lei lo rifer a sua madre, la signora Vereker disse:
Sapevo che George stava cercando una casa.  una fortuna
che abbia scelto Abbots Puissants. Probabilmente non ha tirato
sul prezzo soltanto perch un tempo era innamorato di te.
Il modo remoto con il quale disse un tempo era innamorato di
te tranquillizz Nell. Aveva immaginato che sua madre potesse
ancora avere idee per quanto concerneva George Chetwynd.
Nel corso di quell'estate, andarono a trascorrere qualche tempo
a Abbots Puissants. Erano le sole ospiti. Nell non era pi stata l
dopo la fanciullezza. Si sent pervadere da un profondo rammarico
perch non avrebbe mai pi potuto abitare in quella casa con
Vernon. La dimora era davvero splendida e altrettanto splendidi
erano i maestosi giardini con le rovine dell'abbazia.
George stava rimettendo a nuovo la casa e consultava lei, confidando
nel suo buon gusto, a ogni momento. Nell cominci a
provare un interessamento da proprietaria. Era di nuovo quasi felice,
si stava godendo gli agi, il lusso e la liberazione dalle ansie.
Una volta incassato e investito il ricavato della vendita di
Abbots Puissants avrebbe potuto contare su un reddito abbastanza
cospicuo, questo s, ma paventava la responsabilit di dover decidere
dove stabilirsi e che cosa fare. Non era felice con sua madre,
e tutte le amiche che aveva avuto sembravano essersi allontanate.
Quasi non sapeva dove andare o che cosa fare della propria vita.
Abbots Puissants le offriva per l'appunto la serenit e il riposo
di cui aveva bisogno. L si sentiva protetta e al sicuro. Paventava
il ritorno in citt.
Era l'ultima sera. George aveva insistito affinch si trattenessero
pi a lungo, ma dalla signora Vereker gli era stato risposto
che non potevano approfittare oltre della sua ospitalit.
Nell e George passeggiarono insieme sul lungo viale lastricato.
Era una serata senza vento, satura di profumi.
 stato bello trovarsi qui disse Nell, con un lieve sospiro.
Non sopporto l'idea di partire.
Anch'io non sopporto l'idea che tu parta. Egli si interruppe
per un momento, poi bisbigli: Presumo che non vi sia alcuna
possibilit per me, vero, Nell?.
Non so che cosa tu voglia dire.
Ma lo sapeva, se ne era resa conto immediatamente.
Ho acquistato questa dimora perch speravo che un giorno
saresti venuta a vivere qui. Volevo darti la casa che ti appartiene
di diritto. O vuoi trascorrere tutta la tua esistenza vivendo
di ricordi, Nell? Credi che lui, Vernon, vorrebbe questo? Io non
penso mai ai morti in questo modo... come se invidiassero la felicit
dei vivi. Credo che lui vorrebbe saperti protetta e amata,
ora che non  pi qui.
Lei disse, in un bisbiglio: Non posso... Non posso....
Vuoi dire che non puoi dimenticarlo? Questo lo so. Ma sarei
molto comprensivo con te, Nell. Ti sentiresti circondata dall'amore
e dalle premure. Credo che potrei renderti felice, pi felice, in
ogni caso, di quanto lo saresti affrontando la vita da sola. Sono
convinto che Vernon approverebbe...
Approverebbe davvero? pens lei. E si disse che George aveva
ragione. La gente poteva considerare la cosa una slealt, ma
non lo era. La vita che lei aveva vissuto con Vernon costituiva
un qualcosa a s - niente avrebbe mai potuto toccarla...
Ma, oh! essere coccolata, protetta, ammirata e compresa. Aveva
sempre provato dell'affetto per George.
Rispose, molto sommessamente: S....
Chi si infuri fu Myra. Scrisse a Nell lunghe lettere piene di rimproveri.
Non puoi dimenticare cos presto. Vernon ha una sola
dimora, nel mio cuore. Tu non lo hai mai amato.
Lo zio Sydney fece rigirare i pollici e disse: Quella donnina sa
da quale parte  imburrato il pane. E le scrisse una lettera convenzionale
di congratulazioni.
Un'alleata inattesa fu Joe, che si trovava a Londra di passaggio
e che and a far visita a Nell nell'appartamento di sua madre.
Sono molto felice per te disse, baciandola. E ho la certezza
che lo sarebbe anche Vernon. Tu non sei il tipo che pu affrontare
la vita da sola. Non lo sei mai stata. Non badare a quello che
dice zia Myra. Le parler io. La vita  difficile per le donne. Credo
che sarai felice con George. E Vernon vorrebbe che tu fossi felice, lo so.
L'appoggio di Joe rincuor Nell pi di ogni altra cosa, Joe era sempre stata la persona pi vicina a Vernon. La sera prima delle nozze, Nell si inginocchi accanto al letto e alz gli occhi verso la spada di Vernon, che aveva appeso alla parete.
Si premette le mani sugli occhi chiusi.
Capisci, amor mio? Davvero? Davvero? Amo soltanto te e ti amer sempre... Oh, Vernon, se almeno potessi essere certa che hai capito...
Si sforz di cercarlo con tutta l'anima sua. Doveva... doveva... sapere e capire...
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Nella cittadina di A..., in Olanda, non lontano dalla frontiera
tedesca, in una modesta locanda. L, una certa sera
del 1917, un giovane bruno, dal viso scavato, entr e, in un olandese
molto incerto, chiese una camera per quella notte. Anna
Schlieder, la grassa proprietaria della locanda, lo squadr da capo
a piedi, alla sua solita maniera molto decisa, prima di rispondere.
Poi disse di avere una camera libera. Sua figlia Freda accompagn
il giovane di sopra. Quando ridiscese, la madre disse, laconicamente:
Inglese... prigioniero in fuga.
Freda annu, ma tacque. I suoi occhi, di un azzurro porcellana,
erano teneri e sentimentali. Aveva le sue buone ragioni per interessarsi
dell'inglese. Di l a poco, risal al piano di sopra e buss
alla porta della camera. Entr subito dopo aver bussato, e del
resto il giovane non l'aveva udita. Era talmente stordito dalla
spossatezza che suoni e movimenti quasi non rivestivano pi alcun
significato per lui. Da giorni, da settimane, si trovava sul chi
vive, aveva miracolosamente evitato i pericoli, senza mai lasciarsi
sorprendere fisicamente o mentalmente impreparato. Adesso subiva
tutte le conseguenze della reazione. Giaceva immobile dove
si era lasciato cadere, sdraiato di traverso sul letto. Freda, rimanendo
in piedi, lo osserv. Infine disse:
Le ho portato un po' d'acqua calda.
Oh! Lui si drizz di scatto. Mi scusi. Non l'avevo sentita.
La ragazza disse, adagio e con chiarezza, nella propria lingua:
Lei  inglese, vero?
S. S, cio...
A un tratto si interruppe, dubbioso. Bisognava essere cauti. Ma
il pericolo era cessato. Si trovava fuori della Germania. Si sentiva
stordito. Una dieta di patate crude, scavate nei campi, non
era stimolante per la mente. Comunque, continuava a essere persuaso
della necessit della cautela. Ma era talmente difficile... Si
sentiva strano. Sentiva di voler parlare e parlare, di volersi sfogare
e raccontare tutto, adesso che, finalmente, quella spaventosa
e lunga tensione non esisteva pi.
La ragazza olandese stava facendo di s, stava annuendo con
un'aria grave e assennata.
Lo so disse. Viene da quella parte...
E indic, con la mano, la direzione della frontiera.
Lui la fiss, sempre indeciso.
 fuggito, s. Abbiamo gi avuto qui uno come lei.
Egli si sent rassicurato, come se un'ondata di tranquillit
lo stesse percorrendo. Stava dalla sua parte, quella ragazza. Le
gambe, all'improvviso, gli cedettero. Di nuovo si lasci cadere
sul letto.
 affamato? S, lo vedo. Vado a prenderle qualcosa.
Era affamato? Supponeva di s. Da quanto tempo non aveva
pi toccato cibo? Un giorno? Due giorni? Non riusciva a ricordare.
All'ultimo, era stato come un incubo... semplicemente continuare
a camminare, alla cieca. Disponeva di una carta e di una
bussola. Sapeva in quale punto voleva attraversare la frontiera,
il punto che gli sembrava offrisse le migliori possibilit. Esistevano
mille probabilit contro una che non riuscisse ad attraversare
la frontiera... eppure era riuscito a passare. Gli avevano sparato
contro, mancandolo. O era stato tutto un sogno? Aveva disceso
a nuoto il fiume... S, era andata cos... O forse no, si sbagliava.
Oh, be', non voleva pensarci. Era riuscito a fuggire, questo soltanto
contava.
Si chin in avanti, reggendosi con le mani il capo che gli doleva.
Freda torn quasi subito, reggendo un vassoio con cibi e un
alto boccale di birra. Egli mangi e bevve mentre lei, in piedi, lo
guardava. L'effetto fu magico. La mente gli si schiar. Si rese conto
soltanto adesso di aver quasi delirato. Sorrise a Freda.
Splendido disse. Grazie infinite.
Incoraggiata dal sorriso, si sedette.
Conosce Londra?
S, la conosco. Di nuovo sorrise, appena. La ragazza gli aveva
posto la domanda in un modo cos bizzarro.
Freda non sorrise. Era serissima.
Conosce un soldato, l? Un... com' che si dice? Un caporale.
Il caporale Green.
Lui scosse la testa, un po' commosso.
Temo di no disse con dolcezza. Sa a quale reggimento
apparteneva?
Era un reggimento di Londra... I Fucilieri di Londra.
Non sapeva altro che questo. Le disse, con dolcezza:
Quando torner a Londra cercher di rintracciarlo. Se vuole
darmi una lettera...
La ragazza lo osserv dubbiosa, ma al contempo con una certa
aria di fiduciosa supplica. In ultimo i dubbi vennero sconfitti.
La scriver, s gli disse.
Si alz per uscire dalla stanza, poi disse, a un tratto: Abbiamo
un giornale inglese, qui... due giornali inglesi, anzi. Li ha portati
mio cugino dall'albergo. Le piacerebbe vederli, s?.
Lui la ringrazi; la ragazza usc e torn con due numeri malconci
di ve e di Sketch che gli porse con una certa soddisfazione.
Quando fu uscita di nuovo dalla stanza, lui pos accanto a s
le riviste e accese una sigaretta, l'ultima sigaretta. Come avrebbe
fatto senza quelle sigarette, che aveva rubato? Forse Freda
gliene avrebbe procurato un po'... era in grado di pagargliele.
Una cara ragazza, Freda, anche se aveva le caviglie troppo grosse
e un aspetto scialbo.
Si tolse di tasca un minuscolo taccuino. Le pagine erano bianche
e in una di esse scrisse: Caporale Green, Fucilieri di Londra.
Avrebbe fatto tutto il possibile per la ragazza. Pigramente, si domand
quale vicenda si celasse dietro la richiesta. Che cosa ci
aveva fatto, l in Olanda, il caporale Green?... Povera Freda. Doveva
essersi trattato della solita storia, suppose.
Green, quel cognome gli ricordava la sua fanciullezza, il signor
Green. L'onnipotente e delizioso signor Green, il suo compagno
di giochi e protettore. Buffe, le cose che si escogitano da bambini!
Non aveva mai parlato a Nell del signor Green. Forse anche lei
aveva avuto un signor Green. Forse lo avevano tutti i bambini.
Pens: Nell... Oh, Nell.... E il cuore gli si ferm per un istante.
Poi, risolutamente, distolse da lei i propri pensieri. Di l a pochissimi
giorni, ormai... Povero tesoro, quanto doveva aver sofferto
sapendolo prigioniero in Germania! Ma ormai era tutto
finito. Prestissimo sarebbero stati di nuovo insieme. Prestissimo.
Oh, non doveva pensarci, non doveva anticipare il momento.
Prese la rivista Sketch e, pigramente, ne sfogli le pagine.
Sembrava che venissero rappresentati molti nuovi spettacoli.
Quale piacere andare di nuovo a teatro! V'erano fotografie
di generali, tutti con un'aria molto bellicosa e guerresca. V'erano
fotografie di persone che stavano per sposarsi. Sposine mica
male. Questa... cosa?
Non era vero... Non poteva essere vero... Un'altra visione... un
incubo...
La signora Deyre, che sta per unirsi in matrimonio con il signor
George Chetwynd. Il primo marito della signora Deyre  caduto in
combattimento oltre un anno fa. Il signor George Chetwynd  americano
e ha svolto una preziosissima attivit assistenziale in Serbia.
Caduto in combattimento. S, supponeva che potesse succedere.
Nonostante tutte le precauzioni possibili, errori di quel
genere venivano commessi. Un uomo che Vernon conosceva
era finito nell'elenco dei caduti. Un caso su centomila, ma poteva
accadere.
Naturalmente, Nell avrebbe creduto vera la notizia... e naturalmente,
del tutto naturalmente, si sarebbe rimaritata.
Ma quali assurdit andava pensando! Nell, rimaritarsi! Cos
presto! E sposare George... George, con i capelli brizzolati...
Un'improvvisa e lancinante fitta di dolore lo attravers. Si era
raffigurato George con eccessiva chiarezza. Accidenti a George...
che il diavolo si portasse George.
Ma non poteva essere vero. No, non era vero!
Si alz, facendosi forza per non cadere mentre si metteva in
piedi. A chiunque lo avesse visto sarebbe sembrato un pochino
brillo.
Si sentiva calmissimo. S, perfettamente calmo. La cosa non
era credibile, era impensabile. Dimenticala, dimenticala subito.
Non era vero. Non poteva essere vero. Se ammettevi, anche soltanto
per un momento, che potesse essere vero, eri finito.
Usc dalla camera, discese le scale. Pass davanti alla ragazza,
Freda, che lo fiss con gli occhi spalancati. Disse calmo (era meraviglioso
che riuscisse a essere cos calmo!):
Vado a fare due passi.
Usc, ignaro degli occhi di Anna Schlieder che lo scrutarono
di spalle mentre se la lasciava indietro. La ragazza, Freda, disse
alla madre:
Mi  passato accanto, sulle scale, come... come... Che cosa
gli  successo?
Anna si batt la mano sulla fronte, un gesto significativo. Niente
riusciva mai a stupirla.
Vernon stava camminando lungo la strada. Camminava molto
in fretta. Doveva allontanarsi, allontanarsi dalla cosa che lo seguiva.
Se si fosse voltato... Se ci avesse ripensato... Ma non voleva
pensarci.
Tutto andava bene, tutto.
Soltanto, non doveva pensare. Quella cosa bizzarra e scura che
lo seguiva... che continuava a seguirlo... Se non ci avesse pensato,
tutto sarebbe andato bene.
Nell... Nell con i capelli dorati e il sorriso soave. La sua Nell.
Nell e George... No, no! Non era cos, avrebbe fatto in tempo.
E poi, all'improvviso, lucidissima, nella sua mente si form la
riflessione: Quella rivista era di almeno sei mesi fa. Sono sposati
da cinque mesi.
Vacill. Si disse: Non posso sopportarlo. No, questo non posso
sopportarlo. Qualcosa deve accadere....
Qualcuno lo avrebbe aiutato. Il signor Green. Cos'era l'essere
spaventoso che lo stava seguendo? Ma certo, la Bestia, la Bestia.
Poteva udirla sopraggiungere. Gli occhi colmi di panico, si guard
rapidamente alle spalle. Era ormai fuori dell'abitato e stava
percorrendo una strada diritta tra le dighe. La Bestia si avvicinava
pesantemente, a un passo assai rapido, rumorosa, sobbalzante.
La Bestia... Oh! Se soltanto avesse potuto tornare indietro,
ritrovarsi con la Bestia e con il signor Green... con i terrori di
un tempo e le consolazioni di un tempo. Non ti ferivano come i
nuovi eventi, come Nell e George Chetwynd. George... Nell che
apparteneva a George...
No. No, non era vero. Non doveva essere vero. Lui non avrebbe
pi potuto resistere. Non questo, non questo...
Esisteva una sola via d'uscita da tutto ci, per poter essere in
pace... Una sola via d'uscita... Vernon Deyre aveva fatto della
sua vita un disastro... Meglio rinunciare a vivere...
Un'ultima, fiammeggiante ondata di sofferenza gli si scaten
nella mente... Nell... George... No! Li scacci entrambi con un
ultimo, estremo sforzo. Il signor Green, il buon signor Green.
Arriv sulla strada maestra proprio davanti all'autocarro traballante
che invano, e troppo tardi, tent di evitarlo e lo scaravent indietro a terra...
Un urto orribile, dilaniante... grazie a Dio, questa era la morte...
...
.
...
LIBRO QUINTO.
...
.
...
GEORGE GREEN.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Nel cortile dell'Hotel County, a Wiltsbury, due autisti erano
alle prese con le loro automobili. George Green termin
il lavoro che stava eseguendo all'interno della grossa Daimler,
si pul le mani con uno straccio imbrattato di grasso, poi si
raddrizz con un sospiro di soddisfazione. Era un giovanotto allegro
e in quel momento stava sorridendo perch l'aver trovato
il guasto e l'essere riuscito a ripararlo lo rendeva esultante. Adagio
si avvicin al suo collega, l'autista che stava completando la pulizia di una Minerva.
Quest'ultimo alz gli occhi.
Salve, George... hai finito?
S.
Il tuo padrone  uno yankee, vero? Che tipo ?
 un uomo a posto. Pignolo, per. Non vuole che superi i sessantacinque
all'ora.
Be', ringrazia gli astri perch non sei l'autista di una donna
disse l'altro. Si chiamava Evans. Cambiano idea continuamente.
E non sanno quale sia l'ora giusta per i pasti. Il pi delle volte
si accontentano di uno spuntino. E tu sai che cosa significa
questo, un uovo sodo e una foglia di lattuga.
Green sedette su un barile che si trovava l accanto.
Perch non ti licenzi?
Non  mica facile trovare un altro posto, di questi tempi.
Gi,  vero disse Green, e parve pensieroso.
Inoltre io ho moglie e due marmocchi continu l'altro. Che
balle ci avevano raccontato a proposito di un paese fatto per gli
eroi? Storie: se hai un lavoro, un lavoro qualsiasi,  meglio tenerselo caro, nel 1920.
Tacque per un momento, poi continu.
Una strana faccenda, la guerra. Io sono stato ferito due volte,
dagli shrapnel. In seguito si diventa un po' strambi. Mia moglie
dice che la spavento, che a volte mi comporto proprio da
picchiato. Mi capita di svegliarmi nel cuore della notte urlando,
senza rendermi conto di dove mi trovo.
Lo so disse Green. Succede la stessa cosa anche a me.
Quando il mio padrone mi prese con s... mi trovavo in Olanda...
non riuscivo a ricordare assolutamente niente di me stesso,
tranne le mie generalit.
Quando fu? Dopo la guerra?
Sei mesi dopo l'armistizio. Lavoravo l, in un'autorimessa. Alcuni
tizi ubriachi mi avevano investito, una notte, con un autocarro.
Lo spavento era riuscito a fargli passare la sbornia. Mi avevano
preso su e portato via con loro. Sanguinavo da un'enorme
ferita alla testa. Ero stato fatto curare da loro, che poi mi avevano
trovato un lavoro. Lavoravo l gi da due anni quando pass
da quelle parti il signor Bleibner. Una o due volte noleggi una
macchina da noi e io gli feci da autista. Parl a lungo con me e
infine propose di assumermi come suo autista personale.
Vuoi dire che prima di allora non avevi mai pensato di tornartene a casa?
No. Chiss perch, non ci tenevo affatto. Non riuscivo a ricordare
di avere parenti da quelle parti e ho in mente che ci fossero
stati guai di qualche genere in famiglia, per me.
Non mi sembri proprio il tipo da poter avere guai, amico mio disse Evans, con una risata.
George Green rise a sua volta. Era, in effetti, un giovanotto
dall'aria quanto mai allegra, alto e bruno, con larghe spalle, e sempre pronto a sorridere.
Di crucci non ne ho quasi mai si vant. Credo di essere venuto al mondo spensierato.
Si allontan, poi, sorridendo allegramente. Pochi minuti dopo,
rifer al suo padrone che la Daimler era pronta.
Il signor Bleibner era un americano alto di statura, magro,
dall'aria dispeptica; parlava con un accento purissimo.
Benissimo. Vado a pranzare da Lord Datcher, Green. A Abingworth
Friars. E a una decina di chilometri da qui.
Sissignore.
Dopo pranzo devo recarmi in una dimora denominata
Abbots Puissants. Si trova in un villaggio chiamato Abbotsford. Lo conosci?
Mi sembra di averne sentito parlare, signore. Ma non so dove si trovi esattamente. Lo cercher sulla carta.
S, fa' cos, per piacere. Credo che non possa distare pi di una
trentina di chilometri... nella direzione di Ringwood, presumo.
Benissimo, signore.
Green port la mano al berretto e se ne and.
Nell Chetwynd pass per la porta-finestra del salotto e usc sulla
terrazza a Abbots Puissants.
Era una di quelle giornate di inizio autunno nelle quali tutto
sembra immobile e privo di vita, come se la natura stessa simulasse
uno stato di incoscienza. Il cielo, anzich azzurro scuro,
era di un color celeste chiaro, e l'aria sembrava essere brumosa.
Nell si appoggi a una grossa urna in pietra e contempl la
scena silenziosa. Tutto era molto bello e molto inglese. Il giardino
veniva curato alla perfezione e, quanto alla dimora stessa, era
stata riparata in modo accurato e avveduto.
Sebbene non portata di solito all'emotivit, Nell, alzando gli
occhi verso i mattoni rosso chiari dei muri, si sent a un tratto colmare
il cuore di commozione. Era tutto cos perfetto. E si augur
che Vernon potesse sapere, potesse vedere.
Quattro anni di matrimonio non avevano pesato su Nell, ma
erano riusciti a cambiarla. Ora lei non aveva pi l'aspetto di una
ninfetta; era una splendida donna anzich un'adorabile fanciulla.
Una donna equilibrata, sicura di s. La sua era una bellezza molto
definita. Non variava n si modificava mai. Nell aveva ora movimenti
pi decisi e sicuri di quelli di un tempo e si era arrotondata
un poco, senza pi alcuna traccia di immaturit. Era la rosa perfetta, completamente sbocciata.
Una voce chiam dall'interno della casa.
Nell!
Sono qui, George, sulla terrazza.
Bene, ti raggiungo tra un momento.
Che caro uomo era George! Un lieve sorriso le incresp le labbra.
Il marito perfetto! Questo, forse, perch era americano. Si
sentiva dire continuamente che gli americani erano mariti perfetti.
Senza dubbio, George lo era; il loro matrimonio aveva pieno
successo. Era vero che lei non provava per George quel che aveva
provato per Vernon, ma, quasi con riluttanza, aveva finito
con l'ammettere che questo era forse un vantaggio. Le passioni
tempestose che ti dilaniavano e ti sconvolgevano non potevano
durare. Ogni giorno avevi la prova del fatto che non duravano.
Tutte le sue ribellioni di un tempo erano ormai domate. Non
contestava pi, appassionatamente, il motivo per cui Vernon le
era stato tolto. Dio sapeva quel che faceva. Ci si ribellava, sul
momento, ma in ultimo si finiva con il rendersi conto che, qualsiasi
cosa accadesse, era in realt per il meglio.
Avevano conosciuto la felicit suprema, lei e Vernon, e nulla
avrebbe mai potuto oscurare quella felicit, o togliergliela. La
possedeva per sempre: un tesoro prezioso e segreto, un gioiello
nascosto. Poteva pensare a lui, adesso, senza rammarico e senza
brama. Si erano amati a vicenda e avevano rischiato tutto pur di
stare insieme. Poi vi era stata la sofferenza spaventosa della separazione.
E infine... la pace.
S, questo era il fattore dominante della sua vita attuale: la
pace, la serenit. George le aveva dato questo. L'aveva circondata
di agi, di lusso, di tenerezza. Nell sperava di essere per lui una
buona moglie, anche se non lo amava quanto aveva amato Vernon.
Ma gli voleva bene - naturale che gliene volesse! I placidi e
affettuosi sentimenti che provava per lui erano di gran lunga le
emozioni pi sicure con le quali si potesse vivere.
Proprio cos, queste parole esprimevano esattamente quello
che sentiva - si sentiva sicura e felice. E si augurava che Vernon
potesse saperlo. Era sicura che ne sarebbe stato lieto.
George Chetwynd la raggiunse sulla terrazza. Vestiva alla
buona, come usano fare gli inglesi fuori citt, e aveva senz'altro
l'aspetto del signorotto di campagna. Non era invecchiato affatto.
Anzi, sembrava pi giovane. Aveva in mano alcune lettere.
Ho accettato di organizzare quella partita di caccia con Drummond.
Credo che ci divertiremo.
Mi fa molto piacere.
Dobbiamo decidere chi vogliamo invitare.
S, ne parleremo questa sera. Tutto sommato, sono contenta
che gli Hays non siano potuti venire a cena. Sar piacevole avere una serata tutta per noi.
Temevo che tu stessi esagerando, in citt, Nell.
In effetti abbiamo condotto una vita un po' frenetica. Ma in
realt credo che giovi alla salute. E, in ogni modo, qui si gode una pace splendida.
 meraviglioso. George osserv con apprezzamento il paesaggio.
Preferisco Abbots Puissants a ogni altra localit inglese. C'
un'atmosfera tutta particolare qui.
Nell annu.
So che cosa vuoi dire.
Non sopporterei di pensare la dimora nelle mani di... be', di
persone come i Levinne, ad esempio.
Lo so. Sarebbe esasperante. Eppure Sebastian  una cara persona...
E il suo gusto, in ogni caso,  perfetto.
Conosce i gusti del pubblico, senz'altro disse George, asciutto.
Un successo dopo l'altro. E, di quando in quando, un succs
d'estime, tanto per dimostrare che non si limita a essere un affarista.
Sta cominciando ad avere l'aspetto della parte, per... diventa
non precisamente grasso, ma tondeggiante. E adotta ogni sorta
di affettazioni. C' una caricatura di lui, nel Punch di questa settimana. Riuscitissima.
Sebastian si presta alle caricature disse Nell sorridendo.
Con quelle orecchie enormi, e quei buffi zigomi alti. Da ragazzo aveva un aspetto davvero particolare.
Sembra strano pensare che da bambini giocavate insieme.
A proposito, ho una sorpresa per te. Un'amica che non vedi da qualche tempo verr oggi a pranzo da noi.
Josephine?
No, Jane Harding.
Jane Harding! Oh, bella, ma come mai...?
L'ho incontrata per caso a Wiltsbury, ieri. Recita in non so
quale compagnia ed  in tourne.
Jane! Oh bella, George, non sapevo neppure che tu la conoscessi!
La conobbi quando ci occupavamo entrambi di opere assistenziali
in Serbia. La frequentavo molto, allora. E te lo scrissi.
Davvero? Non me ne ricordo.
Un qualcosa, nel tono di lei, parve colpirlo, ed egli disse, ansiosamente:
Non ti dispiace, vero, cara? Credevo di farti una sorpresa gradita.
Ho sempre creduto che Jane fosse una tua grande amica. Ma
posso disdire subito l'invito, se...
No, no. Sar felicissima di rivederla, naturalmente. Ero proprio sorpresa.
George si tranquillizz.
Benissimo, allora. A proposito, mi ha detto che un certo Bleibner,
un signore che conobbi molto bene a New York, si trova a sua volta
a Wiltsbury. Mi piacerebbe fargli visitare le rovine dell'abbazia. Ha
la passione delle antichit. Ti spiace se invito a pranzo anche lui?
No, certo che no. Invitalo senz'altro.
Vedr se mi riuscir di parlargli subito al telefono. Volevo telefonargli
ieri sera, ma mi  passato di mente.
Rientr in casa e Nell rimase sulla terrazza, appena accigliata.
George non si era sbagliato. Per un qualche motivo, non gradiva
l'idea che Jane venisse a pranzo. Sentiva, anzi, molto chiaramente,
che non voleva rivedere Jane. Gi quel semplice accenno
all'ex cantante sembrava aver turbato la serenit del mattino.
Pens: era tutto cos tranquillo, e adesso...
Seccante. S, era seccante. Temeva, e aveva sempre temuto,
Jane. Jane era una di quelle persone delle quali non si pu mai
essere sicure. Era... come ci si poteva esprimere? Era sconvolgente.
Ti turbava, s, e Nell non voleva essere turbata.
Pens, irragionevolmente: Perch, in nome del cielo, George
doveva conoscerla in Serbia? Come sono insopportabili, a volte,
le coincidenze.
Ma era assurdo aver paura di Jane. Jane non poteva pi nuocerle,
ormai. Povera Jane. Le cose dovevano esserle andate molto
male se adesso recitava in una compagnia ambulante.
Ma bisogna mantenersi fedeli ai vecchi amici, e Jane era una
vecchia amica. Avrebbe constatato fino a qual punto lei sapeva
essere fedele. E, compiaciuta di s, Nell sal al piano di sopra e si
cambi, indossando un vestito di georgette color tortora e mettendosi
al collo un filo di perle d'una mirabile perfezione, donatole
da George per l'ultimo anniversario del loro matrimonio.
Cur in modo particolare il proprio aspetto, soddisfacendo cos un qualche oscuro istinto femminile.
In ogni modo, pens avremo a pranzo anche quel Bleibner e la sua presenza faciliter le cose.
Anche se non avrebbe saputo spiegarsi perch mai si aspettava che le cose potessero essere difficili.
George venne ad avvertirla proprio mentre si stava applicando l'ultimo velo di cipria.
Jane  arrivata disse. Si trova in salotto.
E il signor Bleibner?
Sfortunatamente aveva gi un impegno per il pranzo, ma verr nel pomeriggio.
Oh!
Discese adagio lo scalone. Assurdo sentirsi in preda a un'apprensione
simile. Povera Jane. Doveva semplicemente essere
gentile con lei. Era stata una sfortuna tremenda aver perduto la
voce, aver dovuto ridursi a fare l'attricetta.
Jane, tuttavia, non sembrava affatto ritenersi sfortunata. Se
ne stava comodamente adagiata sul divano, in un atteggiamento
disinvolto e noncurante, osservando il salotto con vivo apprezzamento.
Buongiorno, Nell disse. Bene, sembra che lei sia riuscita a
sistemarsi molto comodamente.
Era una frase offensiva. Nell si irrigid. Per un momento non le
venne in mente nulla da dire. Guard Jane negli occhi, che erano
colmi di beffarda maliziosit. Poi si strinsero la mano e, contemporaneamente,
Nell disse: Non so a che cosa si riferisca.
Mi riferisco a tutto questo. Una dimora imponente, valletti
dal portamento maestoso, un cuoco assai ben pagato, servi dai
passi felpati, con ogni probabilit una cameriera francese, il bagno
preparato con gli unguenti e i sali pi in voga, cinque o sei
giardinieri, lussuose berline, vestiti costosi e, come posso vedere,
perle autentiche! Si sta godendo enormemente tutto questo?
Sono sicura di s.
Mi parli di lei disse Nell, sedendo sul divano accanto a Jane.
 una risposta molto scaltra, questa. E la merito pienamente.
Mi scusi, Nell. Sono stata odiosa. Ma aveva un'aria cos regale
e benevola! Non riesco mai a sopportare la benevolenza.
Si mise in piedi e inizi un andirivieni nella stanza.
Sicch questa  la dimora di Vernon disse sommessamente.
Non l'avevo mai vista. Ne avevo soltanto sentito parlare da lui.
Tacque per un lungo momento; poi domand, bruscamente:
Quanti cambiamenti avete apportato?
Nell le spieg che tutto era stato lasciato il pi possibile com'era.
Avevano rinnovato invece tutti i tendaggi, i tappeti, le passatoie.
E aggiunto alcuni mobili di antiquariato dal valore inestimabile.
Ogni volta che George trovava qualcosa risalente alla stessa
epoca della dimora, si affrettava ad acquistarlo.
Jane continu a fissarla mentre le dava queste spiegazioni e
Nell si sent a disagio perch non riusc a interpretarne l'espressione.
Poi George entr, interrompendola, e andarono a tavola.
Parlarono anzitutto della Serbia e di alcuni comuni amici conosciuti
laggi. Poi passarono alla situazione di Jane. George accenn,
con delicatezza, alla sua voce, al dispiacere che doveva
aver provato, e che tutti dovevano provare. Jane vi sorvol con
noncuranza.
Colpa mia disse. Mi ostinavo a cantare un certo genere di
musica che non era adatto alla mia voce.
Sebastian Levinne, continu, aveva dimostrato di essere un
amico meraviglioso. Voleva lanciarla a Londra, ma lei aveva preferito
imparare prima a recitare.
Cantare in un'opera significa, naturalmente, anche recitare.
Ma bisogna ancora imparare ogni sorta di cose... a servirsi della
propria voce parlando, ad esempio. E poi gli effetti sulla scena
sono tutti diversi... devono essere pi sottili, meno accentuati.
Quell'autunno, spieg, doveva esibirsi a Londra in una versione
teatrale della Tosca.
Poi, accantonando se stessa, prese a parlare di Abbots Puissants.
E fece s che George esponesse i propri progetti e le proprie
idee sulla propriet. Lo indusse a esibirsi come un autentico
signorotto di campagna.
Non v'era, apparentemente, alcuno scherno negli occhi di Jane
o nel tono della sua voce, ma, ci nonostante, Nell si sent a disagio.
E si augur che George la finisse di parlare. Era un po' ridicolo
il suo modo di esprimersi, come se lui, e tutti i suoi antenati
prima di lui, avessero vissuto per secoli a Abbots Puissants.
Dopo il caff, uscirono di nuovo sulla terrazza e, mentre si trovavano
l, George venne chiamato al telefono e le lasci sole con
una parola di scusa. Nell propose una passeggiata in giardino e
Jane acconsent.
Vorrei vedere tutto disse.
Nell pens: Vuole vedere la dimora di Vernon. E venuta per
questo. Ma Vernon non ha mai significato per lei quello che significava
per me!.
Provava un desiderio appassionato di vendicarsi, di far capire
a Jane... Capire cosa? Non lo sapeva lei stessa, ma sentiva che
Jane la stava giudicando, e persino condannando.
Si ferm, a un tratto, mentre stavano passeggiando lungo un
bordo erboso, ravvivato da aster che risaltavano contro gli antichi
mattoni rosa del muro retrostante.
Jane, voglio dirle... spiegarle...
Si interruppe mentre cercava di dominarsi. Jane si limit a
sbirciarla, interrogativamente.
Deve pensare... che  stato terribile da parte mia... rimaritarmi
cos presto.
Niente affatto disse Jane. E stata una cosa molto assennata.
Nell non voleva sentirsi dire questo. Non era affatto questo
il punto di vista.
Adoravo Vernon... lo adoravo. Quando cadde in combattimento
per poco non mi si spezz il cuore. Dico sul serio. Ma sapevo
anche troppo bene che lui non avrebbe voluto vedermi addolorata.
I morti non vogliono che ci affliggiamo.
Ah no?
Nell la fiss.
Oh, lo so che si sta riferendo al detto popolare disse Jane.
I morti vogliono che siamo coraggiosi e sopportiamo e tiriamo
avanti come sempre. Non tollerano che siamo infelici a causa
loro. Questo  quanto vanno dicendo tutti. Ma io non ho mai
potuto constatare che una cos consolante convinzione abbia
qualche fondamento. Credo che la gente se la sia inventata per
facilitarsi la situazione. I vivi non vogliono tutti esattamente la
stessa cosa, e pertanto non vedo perch dovrebbero volerla i defunti.
Devono esservi defunti egoisti a mucchi... e se, in qualche
modo, esistono, devono comportarsi esattamente come si comportavano
da vivi. Non  possibile che, di colpo, divengano traboccanti
di splendidi e altruistici sentimenti. A me vien sempre
da ridere quando vedo un vedovo afflitto ingozzarsi, il giorno
dopo il funerale, e dire, solennemente: Mary non vorrebbe che
mi affliggessi!. Come fa a saperlo? Pu darsi che Mary non faccia
altro che piangere e digrignare i denti (i denti astrali, naturalmente)
vedendo suo marito continuare come sempre, quasi
che lei non fosse mai esistita. Innumerevoli donne amano essere
colmate di smancerie. Perch mai dovrebbero cambiare carattere
una volta defunte?
Nell tacque. Non riusc, per il momento, a chiamare a raccolta
i propri pensieri.
Non voglio dire con questo che Vernon fosse cos continu
Jane. Pu avere realmente desiderato che lei non si affliggesse.
Lei deve saperlo meglio di chiunque perch lo ha conosciuto
meglio di chiunque altro.
S disse Nell, con fervore. E proprio cos. Avrebbe voluto
che io fossi felice, lo so. E volle che io avessi Abbots Puissants.
So che sarebbe felice di sapermi qui.
Voleva vivere qui con lei. Non  proprio la stessa cosa.
No, ma vivere qui con George non  come... come sarebbe
stato se avessi vissuto qui con lui. Oh, Jane, voglio farle capire,
George  un caro uomo, ma non ... non potr mai essere... quello...
quello che Vernon era per me.
Segu un lungo silenzio. Poi Jane disse: Lei  fortunata, Nell.
Se crede che ci tenga davvero a tutto questo lusso! Figurarsi,
per Vernon vi rinuncerei in un attimo!
Me lo domando.
Jane! Lei...
Crede che saprebbe rinunciarvi... ma io... me lo domando.
L'ho gi fatto una volta.
No. Si limit a rinunciare alla prospettiva del lusso.  diverso.
Non era penetrato in lei come adesso.
Jane!
Gli occhi di Nell si riempirono di lacrime. Volt le spalle.
Mia cara, mi sto comportando in modo odioso. Non c' niente
di male in quello che ha fatto. Credo che abbia ragione... S,
Vernon lo avrebbe voluto. Lei ha bisogno di bont e protezione.
Ma, ci nonostante, un'esistenza di lussi finisce con il corrodere.
Un giorno capir quello che intendo dire. A proposito, non
intendevo quello che ha creduto quando ho detto, un momento
fa, che  fortunata. Volevo dire soltanto che ha avuto il meglio
di entrambe le cose. Se avesse sposato il suo George quando
si proponeva di sposarlo la prima volta, sarebbe vissuta con
un segreto rammarico, con il desiderio di Vernon, con la sensazione
di essere stata defraudata della felicit dalla sua stessa vilt.
E, se Vernon avesse continuato a vivere, forse vi sareste allontanati
l'una dall'altro, avreste litigato, finendo con l'odiarvi.
Stando cos le cose, invece, lei ha avuto Vernon, ha compiuto il
sacrificio... L'amore sar per lei una cosa splendida in eterno. E
per giunta ha avuto tutto il resto.
Spost il braccio circolarmente, come nel gesto improvviso
di un abbraccio.
Nell quasi non aveva ascoltato le ultime parole. Il suo sguardo
era divenuto tenero e sognante.
Lo so. Tutto finisce per il meglio. Ti dicono cos, nella fanciullezza,
e in seguito puoi constatarlo personalmente. Dio dispone
per il meglio.
Che cosa sa lei di Dio, Nell Chetwynd?
Vi fu, nella domanda, un qualcosa di selvaggio che indusse
Nell a volgere, attonita, lo sguardo su Jane. Lei aveva un'aria minacciosa,
come se stesse accusando con ferocia. La dolcezza di un
momento prima era scomparsa.
La volont di Dio! Riuscirebbe a dire la stessa cosa se per caso
la volont di Dio non coincidesse con gli agi di Nell Chetwynd,
mi domando? Lei non sa niente di Dio, altrimenti non avrebbe
parlato cos, dando un colpetto di approvazione sulla schiena di
Dio perch le ha reso l'esistenza comoda e piacevole. Conosce le
parole della Bibbia che un tempo mi terrorizzavano? Questa notte
verr richiesta l'anima tua. Quando Dio chieder l'anima sua,
sia certa di averne una da darGli!
Si interruppe; poi soggiunse, sommessamente:
Ora me ne vado. Non sarei dovuta venire. Ma volevo vedere
la dimora di Vernon. Mi scuso per quello che ho detto. Lei,
per,  cos maledettamente presuntuosa, Nell. Non se ne rende
conto, ma lo . Presuntuosa,  il termine esatto. La vita, per lei,
significa lei stessa e soltanto lei stessa. Ma che dire di Vernon? 
stato per il meglio anche per lui? Crede che volesse morire proprio
all'inizio di tutto ci cui teneva?
Nell reclin il capo all'indietro con un'aria di sfida.
L'ho reso felice.
Non stavo pensando alla sua felicit. Stavo pensando alla
sua musica. Lei e Abbots Puissants... che cosa possono contare?
Vernon era un genio. Ma questo  il modo sbagliato di esprimersi:
apparteneva alla propria genialit. E la genialit  il padrone
pi esigente che esista. Tutto deve esserle sacrificato. Anche la
sua illusoria felicit avrebbe dovuto essere sacrificata, se si fosse
posta di mezzo. La genialit deve essere servita. La musica aveva
bisogno di Vernon. Ed egli  morto. Questa  la vera vergogna,
la sola cosa che conta, la cosa che lei non ha mai neppure preso
in considerazione. E io so perch, perch ne aveva paura, Nell.
Non pu offrire serenit e felicit e sicurezza. Ma io le dico che
la genialit deve essere servita...
A un tratto, il viso le si rilass e la solita luce beffarda, che
Nell odiava, le torn negli occhi. Disse:
Non stia a crucciarsi, Nell! Lei  molto pi forte di tutti noi.
Mimetismo protettivo! Me lo disse Sebastian, molto tempo fa,
e aveva ragione. Lei resister ancora quando saremo tutti periti.
Arrivederci, mi spiace di essere stata cos spietata, ma sono
fatta cos.
Nell segu con lo sguardo la sagoma di Jane che si allontanava.
Strinse le mani a pugno e disse, in un bisbiglio:
Ti odio. Ti ho sempre odiata...
La giornata aveva avuto inizio cos serenamente... e adesso era
rovinata. Gli occhi di Nell si riempirono di lacrime: perch la
gente non poteva lasciarla in pace? Jane e i suoi orridi sarcasmi!
Jane era una bestia, una bestia inquietante. Sapeva dove ferirti
pi dolorosamente.
Figurarsi, persino da Joe le era stato detto che aveva fatto benissimo
a sposare George! Joe l'aveva capita perfettamente. E
ora Nell si sentiva addolorata e offesa. Perch Jane doveva essere
cos perfida? Perch aveva detto quelle cose dei morti - cose
irreligiose - mentre tutti sapevano come ai defunti piacesse che
i vivi fossero coraggiosi e allegri?
E quale impertinenza, da parte di Jane, venire a citarle la Bibbia!
Una donna come Jane, che aveva vissuto con uomini e fatto
ogni sorta di cose immorali! Nell si sent incoraggiata dal possesso
di grandi virt. Nonostante tutto quello che ormai si diceva,
esistevano due tipi diversi di donne. Lei apparteneva a uno di
essi, Jane a quell'altro. Jane era attraente: le donne di quel tipo
sono sempre attraenti. Ecco perch in passato lei l'aveva temuta.
Jane esercitava un qualche strano potere sugli uomini. Era malvagia
fino in fondo.
Ruminando questi pensieri, Nell passeggi irrequieta avanti
e indietro. Non si sentiva affatto propensa a rientrare in casa. E,
in ogni modo, non aveva niente di particolare da fare quel pomeriggio.
Doveva scrivere, prima o poi, alcune lettere, ma davvero
non se la sentiva di scriverle subito.
Aveva dimenticato completamente l'amico americano di suo
marito e rimase del tutto stupita quando George la raggiunse con
il signor Bleibner a rimorchio. L'americano era un uomo alto e
magro, molto pignolo. Le rivolse con gravit i suoi complimenti
per la dimora. Ora, spieg, sarebbero andati a vedere le rovine
dell'abbazia. George le propose di accompagnarli.
Precedetemi disse Nell. Io vi raggiungo subito. Devo andare
a mettermi un cappello, il sole  cos cocente...
Vuoi che vada io a prendertelo, cara?
No, grazie. Tu e il signor Bleibner andate avanti. Vi aggirerete
intorno a quelle rovine per secoli, lo so.
Ah, direi che sar senz'altro cos, signora Chetwynd. Mi risulta
che suo marito si propone di restaurare l'abbazia. Questo 
davvero interessante.
 uno dei nostri tanti progetti, signor Bleibner.
Siete fortunati a essere i proprietari di questa dimora. A proposito,
spero che lei non abbia niente in contrario. Ho detto al
mio autista (con l'assenso di suo marito, naturalmente) che poteva
passeggiare nel giardino.  un giovane intelligentissimo e
di prim'ordine.
Ma senz'altro. E se gradisse visitare la casa, potr accompagnarlo
il maggiordomo, pi tardi.
Ah, lei  di una cortesia davvero squisita, signora Chetwynd.
Io sono del parere che la bellezza debba essere apprezzata da tutte
le classi sociali. La stessa idea che consentir la compattezza della
Societ delle nazioni...
Nell sent a un tratto che non sopportava di stare ad ascoltare
i punti di vista del signor Bleibner sulla Societ delle nazioni.
Dovevano essere di certo ponderosi e prolissi. Si scus, pertanto,
adducendo a pretesto il sole cocente.
Certi americani potevano essere molto noiosi. Grazie al cielo,
George non era cos. Caro George, davvero era quasi perfetto.
Di nuovo si sent pervadere dallo stato d'animo affettuoso e sereno
che era scaturito in lei quel mattino.
Quanto era stata sciocca lasciandosi turbare da Jane! Proprio
da Jane tra tutti? Che cosa poteva importare quello che diceva
o pensava Jane? Non rivestiva alcuna importanza, naturalmente.
Ma v'era un qualcosa, in quella donna... possedeva la capacit
di... be', di turbarti profondamente.
Ormai, comunque, era tutto passato. La disinvoltura e la sensazione
di sicurezza di sempre erano tornate in lei! Abbots Puissants,
George, il tenero ricordo di Vernon. Tutto era perfetto.
Corse felice gi per lo scalone, con il cappello in mano, indugi
un momento per aggiustarselo davanti allo specchio. Ora
avrebbe raggiunto i due uomini all'abbazia e sarebbe stata incantevolmente
affabile con il signor Bleibner.
Discese i gradini della terrazza e percorse il viale del giardino.
Era pi tardi di quanto avesse creduto. Non mancava ormai
molto al tramonto, uno splendido tramonto nel cielo purpureo.
Accanto alla vasca dei pesci rossi si trovava in piedi, voltato di
spalle rispetto a lei, un giovane autista in livrea. Si gir, udendola
avvicinarsi e, compito, port la mano alla visiera del berretto.
Nell si immobilizz e adagio, a sua insaputa, una mano le si
chiuse intorno al cuore, mentre fissava lo sconosciuto.
George Green la fiss a sua volta.
Poi disse a se stesso: Ah, be', che tipo strambo.
Quando erano arrivati sul posto, il padrone gli aveva detto:
Questa  una delle localit pi antiche e pi interessanti
dell'Inghilterra, Green. Mi tratterr qui almeno per un'ora, forse
di pi. Chieder al signor Chetwynd se ti  consentito fare un
giro in giardino.
Un affabile, vecchio balordo, aveva pensato Green, indulgente,
ma con il chiodo fisso di quello che lui chiamava elevarsi
socialmente. Non ti lasciava mai in pace. E aveva quello
straordinario rispetto americano per tutto ci che fosse santificato
dall'antichit.
Senza dubbio, per, questa era davvero una splendida e antica
dimora. George l'aveva contemplata apprezzandola, con la certezza
di averne gi viste delle fotografie. Si sarebbe aggirato con
piacere l attorno, come gli era stato detto di fare.
Il posto era ben tenuto, not. Chi poteva esserne il proprietario?
Qualche americano? Quegli americani, i quattrini li avevano
tutti loro. Si domand a chi potesse essere appartenuta prima
la dimora. Chiunque fosse stato, doveva aver provato una stretta
al cuore, privandosene.
Pens, malinconicamente: Vorrei essere venuto al mondo ricco.
Mi piacerebbe possedere un posto come questo.
Si aggir per qualche tempo nel vasto giardino. In lontananza
aveva notato un cumulo di rovine e tra le rovine due sagome,
riconoscendo in una di esse il suo padrone. Buffo vecchio, sempre
a frugare tra muri diroccati.
Il sole stava tramontando, nel cielo di un rosso stupendo contro
il quale si profilava Abbots Puissants in tutta la sua bellezza.
Strano, come accadeva a volte di pensare che le cose fossero
gi avvenute! Per un momento appena, Green avrebbe giurato
di essersi gi trovato l dove si trovava adesso, di aver gi visto la
dimora profilata contro il cielo fiammeggiante. E avrebbe giurato,
inoltre, di aver sentito un dolore acuto, come se fosse stato
trafitto da qualcosa. Ma nella scena mancava un ultimo tocco:
una donna dai capelli rossi come il tramonto.
Ud un passo dietro di s, trasal e si volt. Per un momento
prov un vago senso di delusione. Infatti, l in piedi si trovava una
donna giovane e snella i cui capelli, che ricadevano per ciascun
lato sotto il cappello, erano di un biondo dorato e non rossi.
Rispettosamente, port la mano alla visiera del berretto.
Una signora alquanto strana, si disse. Lo fiss, e ogni traccia
di colorito le scomparve adagio dal viso. Sembrava in preda al
pi assoluto terrore.
Poi, con un ansito improvviso, gir sui tacchi e quasi corse
via lungo il viale.
E a questo punto egli si disse: Ah, be', che tipo strambo.
Quella donna, decise, doveva essere alquanto picchiatella.
Poi ricominci a passeggiare senza meta.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Sebastian Levinne si trovava nel suo ufficio ed esaminava i particolari
di un contratto complicato, quando gli venne consegnato
un telegramma. Lo apr con noncuranza poich ne riceveva
trenta o quaranta al giorno. Dopo averlo letto, lo tenne in mano e lo fiss.
Infine lo accartocci, se lo ficc in tasca e si rivolse a Lewis, il suo braccio destro.
Vedi di andare avanti con questo come meglio potrai disse, brusco. Mi chiamano fuori citt.
Non bad affatto alle proteste e usc dalla stanza. Si sofferm
per dire alla segretaria di annullare vari appuntamenti, poi si rec
a casa, riemp una valigia e si fece portare da un tass alla stazione
di Waterloo. L riapr il telegramma e lo rilesse:
Pregoti venire subito se puoi  urgentissimo Jane Wilts Hotel Wiltsbury.
Il fatto che non avesse avuto alcuna esitazione dimostrava
quanta fiducia riponesse in Jane e quanto la rispettasse. Si fidava
di Jane pi che di chiunque altro al mondo. Se Jane asseriva
che una cosa era urgente voleva dire che lo era davvero. E lui si
era affrettato ad ascoltare l'esortazione senza un solo rammarico
per le complicazioni che, inevitabilmente, vi sarebbero state. E
questo non lo avrebbe fatto per nessun'altra persona al mondo.
Una volta arrivato a Wiltsbury si rec subito all'albergo e chiese
di lei. Jane aveva preso una camera e gli si fece incontro a mani tese.
Sebastian, mio caro, hai fatto meravigliosamente presto.
Sono venuto subito. Si tolse il soprabito e lo gett sulla spalliera
di una sedia. Di che si tratta, Jane?
Si tratta di Vernon.
Sebastian parve interdetto. Come, di Vernon?
Non  morto. L'ho visto.
Sebastian la fiss a lungo, poi accost una sedia al tavolo e vi
si lasci cadere.
Non  da te, Jane, ma credo che, per una volta tanto in vita
tua, tu debba esserti sbagliata.
Non mi sono sbagliata.  possibile, presumo, che abbia commesso
uno sbaglio il ministero della Guerra, no?
Sbagli di questo genere sono stati commessi pi di una volta. Ma
di solito li si  scoperti quasi subito. La logica stessa vuole che sia
cos. Se Vernon  vivo, che cosa ha fatto per tutto questo tempo?
Lei scosse la testa.
Questo non posso dirlo. Ma sono certa di aver visto Vernon
come lo sono che tu ti trovi qui in questo momento.
Lo disse in tono brusco, ma molto sicuro.
Lui la fiss intensamente, poi annu.
Raccontami disse.
Jane parl sommessamente:
C' qui un americano, un certo signor Bleibner. Lo avevo conosciuto
in Serbia. Ci siamo riconosciuti a vicenda per la strada.
Mi ha detto che alloggiava al County Hotel e mi ha invitata
a pranzo per oggi a mezzogiorno. Ho accettato. Dopo che avevamo
pranzato si  messo a piovere. Lui non ha voluto a nessun
costo che tornassi qui a piedi. Aveva l'automobile e mi avrebbe
fatta accompagnare in macchina. Sono tornata con la sua macchina.
Sebastian, l'autista era Vernon... e non mi ha riconosciuta.
Sebastian riflett. Sei sicura di non essere stata tratta in inganno
da qualche spiccata somiglianza?
Sicurissima.
Allora perch Vernon non ti ha riconosciuta? Ha finto di
non riconoscerti, immagino.
No, non credo. In effetti, sono sicura che non mi abbia riconosciuta.
Si sarebbe tradito in qualche modo, trasalendo, o in
un'altra maniera. Non poteva essersi aspettato di vedermi. E non
sarebbe riuscito a dominare lo stupore del primo momento. Inoltre,
sembrava diverso.
Diverso come?
Jane riflett.
 difficile spiegarlo. Piuttosto sereno e allegro e... in modo
appena vago... somigliante a sua madre.
Straordinario disse Sebastian. Sono contento che tu mi
abbia telegrafato. Se si tratta davvero di Vernon... Be', sar un
diavolo di situazione. Con Nell che si  rimaritata e tutto il resto.
Non vogliamo che i giornalisti si precipitino qui come lupi
nell'ovile. Immagino che non si potr tacere del tutto la cosa.
Balz in piedi e inizi un andirivieni. Anzitutto bisogna mettersi
in contatto con Bleibner.
Gli ho telefonato, pregandolo di venire qui alle sei e mezzo.
Non ho osato rinunciare, sebbene temessi che tu non saresti potuto
arrivare cos presto. Bleibner sar qui da un momento all'altro.
Brava Jane. Dobbiamo sapere che cos'ha da dire.
Bussarono alla porta e il signor Bleibner venne annunciato.
Jane si alz per farglisi incontro.
 stato davvero gentile a venire, signor Bleibner gli disse.
Niente affatto rispose l'americano.  sempre un piacere
per me favorire una signora. E, inoltre, lei mi ha detto che la
questione della quale voleva parlarmi era urgente.
Lo . Le presento il signor Sebastian Levinne.
Il famoso Sebastian Levinne? Lietissimo di conoscerla, signore.
I due uomini si strinsero la mano.
E ora, signor Bleibner, disse Jane arriver subito a ci di cui
voglio parlarle. Da quanto tempo ha alle sue dipendenze l'autista
e che cosa pu dirci di lui?
Il signor Bleibner era molto sorpreso e lo lasci capire.
Green? Vuole informazioni sul conto di Green?
S.
Be'... L'americano riflett. Non ho niente in contrario a dirle
quello che so. Presumo che non mi chiederebbe questo senza
un valido motivo. La conosco abbastanza bene per esserne certo,
signorina Harding. Conobbi Green in Olanda, non molto tempo
dopo l'armistizio. Lavorava in un'autorimessa. Venni a sapere
che era inglese e cominciai a interessarmi a lui. Gli posi domande
sul suo passato e fu molto vago in proposito; a tutta prima
pensai che avesse qualcosa da nascondere; ma ben presto mi persuasi
che era abbastanza sincero. Sembrava immerso in una sorta
di nebbia mentale. Sapeva come si chiamava e da dove veniva,
ma ben poco di pi.
Perdita della memoria disse Sebastian, sommessamente.
Capisco.
Suo padre era caduto nella guerra contro i Boeri, mi disse.
Ricordava che il padre aveva cantato nel coro del villaggio e si
rammentava di un fratello che era solito chiamare Scoiattolo.
Ed era assolutamente sicuro per quanto concerneva le proprie
generalit?
Oh, s. In effetti le aveva annotate su un piccolo taccuino. Vi
era stato un incidente, vede: un autocarro lo aveva investito. Grazie
al taccuino, erano venuti a sapere chi egli fosse. Gli avevano
domandato se il suo cognome fosse Green e lui aveva risposto affermativamente,
asserendo inoltre di chiamarsi di nome George.
Godeva delle simpatie di tutti, nell'autorimessa, tanto era allegro
e spensierato. Credo di non aver mai visto Green in preda all'ira.
Bene... mi affezionai a quel giovanotto. Avevo visto alcuni
casi di choc da granata e il suo stato non costituiva un mistero
per me. Egli mi mostr l'annotazione sul taccuino, e io feci qualche
ricerca. Ben presto scoprii la ragione - vi  sempre una ragione,
sapete - della perdita della memoria. Il caporale George
Green, dei Fucilieri di Londra, era un disertore.
Ecco il vero motivo. Era stato vile e, siccome si trattava in
realt di un giovane onesto e perbene, non aveva potuto affrontare
la realt. Gli spiegai come stavano le cose e lui disse, alquanto
meravigliato: Non avrei mai creduto di poter disertare... non
di disertare. Gli spiegai che quel suo punto di vista era per l'appunto
il motivo per il quale non riusciva pi a ricordare il proprio
passato. Non ci riusciva perch non voleva ricordare.
Stette ad ascoltarmi, ma non mi parve molto persuaso. Provavo
moltissima compassione, e continuo a provarne, per lui. Non
ritenni che vi fosse l'obbligo, da parte mia, di riferire il suo caso
alle autorit militari. Lo assunsi al mio servizio e gli offrii la possibilit
di rifarsi una vita. Non ho mai avuto motivo di pentirmene.
 un abilissimo autista...  puntuale, intelligente, un bravo
meccanico, ed  sempre allegro e servizievole.
Il signor Bleibner si interruppe e fiss, interrogativamente, Jane
e Sebastian. I loro volti, pallidi e seri, lo colpirono.
 spaventoso disse Jane, con la sua voce bassa.  una delle
cose pi orribili che potrebbero accadere.
Sebastian le prese la mano e gliela strinse.
Calmati, Jane.
Lei si riscosse, dopo un lieve brivido, e si rivolse all'americano:
Credo che tocchi a noi, ora, spiegare. Vede, signor Bleibner,
nel suo autista io ho riconosciuto un vecchio amico; mentre lui
non mi ha riconosciuta affatto.
Davvero?
Ma non si chiamava Green disse Sebastian.
Ah no? Vuol dire che venne arruolato con un altro nome?
No. A questo proposito c' qualcosa che sembra incomprensibile.
Presumo che un giorno riusciremo a risolvere il mistero.
Nel frattempo, la pregherei, signor Bleibner, di non riferire questa
conversazione ad anima viva. C' di mezzo una moglie... e... e vi
sono... oh... molte altre considerazioni.
Mio caro signore, disse il signor Bleibner lei pu far conto
sul mio pi assoluto silenzio. Ma adesso che cosa si propone
di fare? Vuole parlare con Green?
Sebastian sbirci Jane e lei chin il capo.
S rispose Sebastian, adagio. Credo che questa sia forse la
cosa migliore da fare.
L'americano si alz.
Green si trova al pianterreno. Mi ha portato qui lui. Lo mando
su immediatamente.
George Green sal le scale con il suo solito allegro slancio. E intanto
si domand che cosa potesse essere accaduto per turbare
tanto il buon vecchio, come lui soleva riferirsi al suo padrone.
Gli era sembrato che avesse un'aria sconvolta.
La porta in cima alle scale aveva detto il signor Bleibner.
George Green buss in modo deciso con le nocche e aspett.
Una voce disse: Avanti, e lui entr.
C'erano due persone nella stanza: la signora che aveva riaccompagnato
in macchina il giorno prima (e che gli era sembrata
di una bellezza superlativa) e un uomo robusto e piuttosto grasso,
dal viso giallognolo e dalle orecchie a sventola. La sua faccia
parve vagamente familiare all'autista. Per un momento rimase
interdetto mentre i due lo fissavano. Pens: Che cosa gli prende
a tutti quanti, questa sera?.
Disse: S, signore?, in tono rispettoso, al gentiluomo giallognolo.
Poi continu: Il signor Bleibner mi ha detto di salire....
Il gentiluomo giallognolo parve riprendersi.
S, s disse. Certo. Si accomodi... ehm... Green. Si chiama
cos, vero?
S, signore. George Green.
Sedette, rispettosamente, sulla poltrona che gli era stata indicata.
Il gentiluomo giallognolo gli porse un portasigarette e disse:
Prego, senza mai distogliere, nemmeno per un momento, i
piccoli occhi dal suo viso. Quello sguardo insistente e penetrante
fece sentire a disagio l'autista. Che cosa gli aveva preso a tutti
quanti, quella sera?
Volevo porle alcune domande. Tanto per cominciare, mi ha
mai visto prima d'ora?
Green scosse la testa.
No, signore.
Ne  sicuro? insistette l'altro.
Una lieve traccia di incertezza si insinu nella voce di Green.
Non... non credo disse, dubbioso.
Mi chiamo Sebastian Levinne.
Il volto dell'autista si illumin.
Ah, ma certo, signore, ho visto la sua fotografia sui giornali.
Mi sembrava, in qualche modo, familiare.
Segu un silenzio, poi Sebastian Levinne domand, con disinvoltura:
Ha mai sentito fare il nome di Vernon Deyre?
Vernon Deyre Green lo ripet, pensieroso. Perplesso, si accigli.
Questo nome mi suona in qualche modo familiare, ma
non riesco a situarlo. Si interruppe, ancor pi accigliato. Mi
sembra di averne sentito parlare. E poi soggiunse: Quel signore
 morto, vero?.
Ah, sicch  questa la sua impressione? Che il signor Deyre
sia morto?
S, signore, ed  stato meglio...
Si interruppe di colpo e arross.
Continui, disse Levinne che cosa stava per dire?; poi soggiunse,
scaltro, essendosi reso conto del motivo dell'inciampo:
Pu esprimersi pure con franchezza. Il signor Deyre non era un
mio parente.
L'autista parve persuaso.
Volevo dire che  stato meglio cos, ma non so se dovrei dirlo,
in quanto non riesco a ricordare niente di lui. Tuttavia ho, in
qualche modo, la sensazione che... be', s, che sia stato un bene
se si  tolto di mezzo, in un certo qual modo. Aveva combinato
un bel disastro, non  cos?
Lo conosceva?
Il cipiglio si accentu mentre si sforzava dolorosamente di
ricordare.
Sono spiacente, signore si scus l'autista. Dopo la guerra
le cose sembrano essere diventate un po' confuse per me. Non
sempre riesco a ricordare con chiarezza. Non so dove conobbi il
signor Deyre, n perch mi riusc odioso, ma so di essere lieto
di sapere che  morto. Era un poco di buono, potete credermi.
Segu il silenzio interrotto soltanto da qualcosa di simile a un
singhiozzo dell'altra persona presente nella stanza. Levinne si rivolse
a quest'ultima.
Telefona al teatro, Jane disse. Avvertili che questa sera non
puoi recitare.
Lei annu e usc dalla stanza. Levinne la segu con lo sguardo,
poi disse, bruscamente:
Ha visto prima d'ora la signorina Harding?
S, signore. L'ho accompagnata qui oggi.
Levinne sospir. Green lo fiss, interrogativamente.
...  tutto, signore? Mi spiace di essere stato ben poco utile.
So di essere un po'... be', strano dopo la guerra. Colpa mia. Forse
il signor Bleibner glielo ha detto... Io... non feci il mio dovere
come avrei dovuto.
Arross, ma pronunci queste parole con risolutezza. Il vecchio
aveva parlato o no? Meglio dire la verit, comunque. Al contempo,
la sofferenza causata dalla vergogna lo trafisse in modo lancinante.
Era un disertore, un uomo fuggito dal fronte! Una macchia odiosa.
Jane Harding rientr nella stanza e sedette di nuovo al tavolo.
Sembrava pi pallida di quando era uscita, pens Green. Che occhi
strani aveva, cos profondi e tragici. Si domand a che cosa
stesse pensando. Forse era stata fidanzata con quel signor Deyre.
No, il signor Levinne non avrebbe cercato di farlo parlare, se fosse
stato cos. Probabilmente si trattava soltanto di una questione
di denaro. Un testamento o qualcosa del genere.
Il signor Levinne ricominci a interrogarlo. Non si rifer affatto
all'ultima frase.
Suo padre cadde combattendo nella guerra contro i Boeri,
se non sbaglio.
S, signore.
Si ricorda di lui?
Oh, s, signore.
Che aspetto aveva?
Green sorrise. Quei ricordi gli erano cari.
Un uomo robusto, tarchiato. Baffoni. Occhi celesti molto
vividi. Lo ricordo molto chiaramente mentre cantava nel coro.
Aveva una voce da baritono.
Sorrise felice.
E venne ucciso nella guerra contro i Boeri?
Sul viso di Green apparve un'improvvisa espressione di dubbio.
Egli parve crucciato, sgomento. Guard il suo interlocutore
all'altro lato del tavolo con un'aria patetica, come un cane che
si senta in colpa.
 strano disse. Non ci avevo mai pensato. Sarebbe stato
troppo vecchio. Lui... eppure giurerei... sono sicuro...
Lo sgomento nei suoi occhi era tanto intenso che Levinne disse:
Non importa. Poi continu:  sposato, Green?.
No, signore.
La risposta venne data con pronta certezza.
Sembra molto sicuro di questo osserv Levinne, sorridendo.
Lo sono, signore. Mettersi con le donne non pu causare altro
che guai. Si interruppe bruscamente e disse, rivolto a Jane:
Mi scusi.
Lei sorrise appena e rispose: Non importa.
Segu un silenzio. Levinne si rivolse a lei e disse qualcosa talmente
in fretta che Green non riusc ad afferrare bene le parole.
Gli parve che avesse detto:
Una somiglianza straordinaria a Sydney Bent. Mai immaginato
che esistesse.
Poi tornarono entrambi a fissarlo.
E all'improvviso egli ebbe paura. Si sent decisamente e infantilmente
spaventato, come ricordava di aver avuto paura al buio
da bambino. V'era in ballo qualcosa - cos egli disse a se stesso -
e quei due sapevano. Qualcosa che lo concerneva.
Si protese in avanti, in preda a una viva apprensione.
Che cosa c'? domand in tono aspro. C' qualcosa...
Non lo negarono. Continuarono soltanto a fissarlo.
E il suo terrore crebbe. Perch non parlavano? Sapevano qualcosa
che lui ignorava. Qualcosa di spaventoso... Disse di nuovo,
e questa volta con una voce acuta e stridula:
Che cosa c'?
La donna si alz. E lui registr, in un angolo della sua mente, il
modo splendido con il quale lei si muoveva. Era come una statua
che aveva visto in qualche posto. Gir intorno al tavolo e venne
a mettergli una mano sulla spalla. Disse, in tono consolante e rassicurante:
Va tutto bene. Non deve assolutamente spaventarsi.
Ma gli occhi di Green continuarono a fissare, interrogativi, Levinne.
Quell'uomo sapeva... quell'uomo stava per dirglielo. Qual
era la cosa orribile che i due sapevano e lui no?
In questa guerra sono accadute cose stranissime prese a dire
Levinne. Certe persone hanno talora dimenticato il loro stesso
nome.
Fece una pausa significativa, ma Green non cap. Disse, con
un ritorno momentaneo all'allegria:
Io non sono ridotto a questo punto. Non ho mai dimenticato
il mio nome.
S che lo ha dimenticato, invece. Levinne si interruppe...
poi continu: Il suo vero nome  Vernon Deyre.
L'annuncio avrebbe dovuto essere drammatico, ma non lo fu.
Quelle parole parvero a Green semplicemente ridicole. Egli assunse
un'espressione divertita.
Io sarei il signor Vernon Deyre? Il suo sosia, vuol dire, o qualcosa
del genere?
Voglio dire che  lui.
Green rise apertamente.
Non posso scimmiottare un uomo come quello, signore. Nemmeno
se ci fossero di mezzo un titolo nobiliare o un patrimonio!
Quale che potesse essere la somiglianza, mi smaschererebbero.
Sebastian Levinne si protese in avanti, oltre il tavolo, e martell
con enfasi ogni parola:
Tu... sei... Vernon... Deyre...
Green lo fiss con gli occhi spalancati. Quell'enfasi lo aveva
colpito.
Mi sta prendendo in giro?
Levinne scosse adagio la testa. Green si volt a un tratto verso
la donna. I suoi occhi, molto gravi e colmi di un'assoluta certezza,
sostennero il suo sguardo. Gli disse, sommessamente:
Tu sei Vernon Deyre. Lo sappiamo entrambi.
Segu nella stanza un silenzio totale. A Green sembrava che
il mondo intero stesse ruotando. Tutto ci era come una fiaba,
fantastica e impossibile. Eppure un qualcosa, in quei due, sembrava
costringerlo a credere. Disse, con l'incertezza nella voce:
Ma... ma queste cose non possono accadere. Non  possibile
dimenticare le proprie generalit!
Eppure s... dato che tu le hai dimenticate.
Ma... ma... mi stia a sentire, signore... io so di essere George
Green... Lo so, ecco tutto.
Li fiss trionfante ma, adagio e inesorabilmente,
Sebastian Levinne scosse la testa.
Non so come possa essere accaduto disse. Un medico, probabilmente,
sarebbe in grado di spiegartelo. Ma una cosa so con
assoluta certezza... che tu sei il mio amico Vernon Deyre. Al riguardo
non pu sussistere alcun dubbio.
Ma... ma... se questo fosse vero, dovrei saperlo!
Era sbalordito, in preda a un'orribile incertezza. Un mondo strano
e sconvolgente quello nel quale non potevi essere certo di niente.
Le persone che aveva di fronte erano gentili e sane di mente. Riponeva
fiducia in esse. Quello che dicevano doveva essere vero. Eppure
un qualcosa in lui si rifiutava di convincersi. Erano addolorati
per lui, di questo si rendeva conto. E la cosa lo spaventava. Doveva
esservi qualcos'altro... qualcosa che ancora non gli era stato detto.
Chi ? domand in tono aspro. Questo Vernon Deyre, voglio
dire.
Tu sei di questa parte del mondo. Sei nato e hai trascorso
quasi tutta la tua fanciullezza in una dimora denominata
Abbots Puissants...
Green interruppe Levinne stupefatto.
Abbots Puissants? Oh bella, ho portato l in macchina il signor
Bleibner proprio ieri. Secondo lei sarebbe la mia casa e io
non l'avrei riconosciuta!
Si sent a un tratto rianimato e beffardo. Tutta quella faccenda
era un mucchio di menzogne! Ma certo! Lo aveva sempre saputo.
Quei due erano sinceri, ma si sbagliavano. Era in preda al sollievo.
In seguito andasti ad abitare vicino a Birmingham continu
Levinne. Studiasti a Eton e di l passasti a Cambridge. Poi
ti trasferisti a Londra per studiare musica. Hai composto un'opera
lirica.
Green scoppi a ridere.
In questo si sbaglia di grosso, signore. Io non so distinguere
una nota dall'altra.
Poi scoppi la guerra. Ottenesti la nomina a ufficiale nella
guardia nazionale. Prendesti moglie... si interruppe, ma Green
non trad in alcun modo di ricordarlo ... e partisti per la Francia.
Nella primavera dell'anno seguente, il ministero della Guerra
comunic che eri caduto in azione.
Green lo fiss incredulo. Che razza di tiritera era quella? Lui
non ricordava un bel niente.
Deve esserci uno sbaglio disse fiduciosamente. Il signor
Deyre deve essere stato il mio sosia, come si dice.
Non c' nessuno sbaglio, Vernon disse Jane Harding.
Green volse lo sguardo da lei a Sebastian. La fiduciosa intimit
del tono di voce di quella donna era riuscita a persuaderlo
pi di ogni altra cosa. Pens: Ma tutto questo  spaventoso. Un
incubo. Cose simili non possono accadere. Cominci a tremare
in tutto il corpo e non riusc a dominarsi.
Levinne si alz, si avvicin al vassoio sul tavolino in un angolo
della stanza, vers qualcosa di forte e gli porse il bicchiere.
Manda gi questo e ti sentirai meglio gli disse.  stato uno
choc per te.
Green inghiott il liquore. L'alcol lo calm. I tremiti cessarono.
In nome di Dio, signore, disse  vero tutto questo?
In nome di Dio,  vero rispose Sebastian.
Accost una sedia e sedette vicino al suo amico.
Vernon, vecchio mio, proprio non ti ricordi di me?
Green lo fiss con uno sguardo tormentato. Qualcosa parve
agitarsi in lui, molto, molto vagamente. Come era doloroso,
quello sforzo di ricordare. Un qualcosa esisteva. Di che si trattava?
Disse, dubbioso:
Sei... sei cresciuto. Tese la mano e tocc un orecchio di Sebastian.
Mi sembra di ricordare...
Ricorda le tue orecchie, Sebastian esclam Jane e, avvicinatasi
alla mensola del caminetto, vi appoggi contro la testa e
cominci a ridere.
Smettila, Jane. Sebastian balz in piedi, riemp di liquore un
altro bicchierino e glielo port. Una medicina per te.
Lei bevve, gli ridiede il bicchiere, gli rivolse un'ombra di sorriso
e disse:
Scusami, non lo far pi.
Green stava continuando a fare scoperte.
Tu non sei... non sei mio fratello, vero? No, abitavi nelle vicinanze...
Cio, abitavi nella dimora adiacente...
Esatto, vecchio mio. Sebastian gli batt la mano sulla spalla.
Non sforzarti di pensare... presto ricorderai tutto. Vacci
piano.
Green sbirci Jane. Domand, timidamente, educatamente:
Eri... sei... mia sorella? Mi sembra di ricordare qualcosa a proposito
di una sorella.
Jane scosse la testa, incapace di parlare. Green arross.
Chiedo scusa. Non avrei dovuto...
Sebastian lo interruppe.
Non avevi una sorella. C'era tua cugina che abitava con te.
Si chiamava Josephine. Noi la chiamavamo Joe.
Green riflett.
Josephine... Joe. S, mi sembra di ricordare qualcosa del genere.
Si interruppe; poi ripet, accorato: Ma sei proprio sicuro
che il mio cognome non sia Green?.
Sicurissimo. Continui a ritenere che lo sia?
S... E dici che compongo musica, musica creata da me? Musica
seria, non canzonette?
S, musica seria.
Mi sembra tutto, be', pazzesco. Proprio cos, pazzesco!
Non devi stare a tormentarti disse Jane, con dolcezza. Temo
che abbiamo sbagliato dicendoti tutte queste cose come abbiamo
fatto.
Green volse lo sguardo dall'una all'altro. Si sentiva stordito.
Che cosa devo fare? domand, indifeso.
Sebastian gli rispose con decisione:
Devi restare qui con noi. Per te  stato uno choc grave. Andr
a chiarire le cose con il vecchio Bleibner.  un gran brav'uomo,
e capir.
Non vorrei fargli torto in alcun modo.  stato per me il migliore
dei padroni.
Capir. Gli abbiamo gi detto qualcosa.
E l'automobile? Non mi va a genio l'idea che sia qualcun
altro a fargli da autista. Ho messo a punto quell'automobile in
modo perfetto...
Era, una volta di pi, l'autista personale, deciso a servire bene
il suo padrone.
Lo so, lo so. Sebastian era spazientito. Ma l'importante,
mio caro,  rimetterti in sesto il pi presto possibile. Dobbiamo
farti curare da un medico di prim'ordine.
Che cosa c'entra il medico? Green divenne ostile. Sto benissimo.
Forse, ma un medico dovrebbe visitarti ugualmente. Non qui,
a Londra. Non vogliamo che si chiacchieri, qui.
Un qualcosa, nel tono della sua voce, dest l'attenzione di
Green. Il sangue gli afflu al viso.
Per la faccenda della diserzione...?
No, no. A dire il vero non so proprio che cosa pensarne. No,
mi riferisco a qualcosa di completamente diverso.
Green lo fiss, interrogativamente.
Sebastian pens: Oh, be', dovr pur venire a saperlo, prima
o poi. A voce alta, disse:
Vedi, credendo che tu fossi morto, tua moglie si ... be', si 
risposata.
Temeva alquanto l'effetto di queste parole. Ma Green parve
prospettarsi la situazione da un punto di vista umoristico.
Oh-oh, questo  imbarazzante disse con un sorriso.
Non ti turba in alcun modo?
Non si pu essere turbati da qualcosa che non si ricorda. Si interruppe,
come se stesse prendendo realmente in considerazione la
cosa per la prima volta. Il signor Deyre... io, voglio dire... l'amavo?
Be', s.
Ma sul volto di Green apparve di nuovo il sorriso.
E io che ero cos sicuro di non essere sposato! In ogni modo...
La sua espressione mut:  alquanto spaventoso, tutto questo!.
A un tratto guard Jane, come se volesse essere rassicurato.
Vernon caro, disse lei andr tutto bene.
Si interruppe; poi, con un tono di voce sereno e disinvolto, aggiunse:
Dici di aver portato in macchina il signor Bleibner a Abbots
Puissants. Hai... hai visto qualcuno, l? Qualcuna delle persone
che abitano nella dimora?
Ho visto il signor Chetwynd... e, nel giardino, ho visto una
signora. Ho pensato che fosse la signora Chetwynd... era bionda
e bella.
E lei... lei ti ha visto?
S. Sembrava... be', spaventata. Si  sbiancata in viso ed 
scappata via come un coniglio.
Oh, Dio! esclam Jane, poi si morse il labbro quasi fosse
pentita di essersi lasciata sfuggire quelle parole.
Green, silenzioso, stava riflettendo.
Forse le  sembrato di conoscermi mormor. Deve essere
una delle persone che lo conoscevano, che mi conoscevano...
un tempo, e questo l'ha sconcertata. S, deve essere stato cos.
Parve molto soddisfatto della spiegazione che aveva escogitato.
A un tratto domand:
Mia madre aveva i capelli rossi?
Jane annu.
Allora deve essere stato cos. Alz gli occhi con un'aria di
scusa. Spiacente. Mi era venuta in mente qualche cosa.
Ora vado a parlare con Bleibner disse Sebastian. Jane ti
terr compagnia.
Usc dalla stanza. Green si sporse in avanti sulla sedia, tenendosi
il capo tra le mani. Si sentiva infelice e molto a disagio, specie
con Jane. Ovviamente, avrebbe dovuto conoscerla, e invece
era un'estranea per lui. Appena un momento prima gli aveva dato
del tu, gli aveva detto Vernon. Ci si sentiva imbarazzati quando
persone che per te erano degli estranei affermavano di conoscerti.
Suppose che, rivolgendole la parola, avrebbe dovuto continuare
a darle del tu, chiamarla per nome, ma non poteva. Era un'estranea
per lui. Eppure, si disse, avrebbe dovuto abituarcisi. Tra loro si
sarebbero dati del tu, si sarebbero chiamati per nome, Sebastian e
George e Jane... anzi no... non George... Vernon. Che nome stupido,
Vernon. Probabilmente era stato un tipo fatuo e idiota.
O meglio, voglio dire pens, cercando di costringere se stesso a
rendersene conto che io devo essere stato un tipo fatuo e idiota.
Si sent orribilmente solo, tagliato fuori dalla realt. Alz gli
occhi, vide Jane intenta a osservarlo, e la compassione e la comprensione
nei suoi occhi lo fecero sentire un po' meno sperduto.
 piuttosto terribile a tutta prima, non  vero?
Le rispose, compito:
 una situazione piuttosto difficile. Non... non si sa in quale
posizione si  rispetto alla cosa.
Capisco.
Jane non disse altro. Si limit a starsene seduta, silenziosa, accanto
a lui. La testa cominci a ciondolargli. Si appisol. In realt,
dorm soltanto per pochi minuti, ma gli parve che fossero state
ore. Jane aveva spento tutte le lampade, tranne una. Egli si dest
trasalendo e lei si affrett a dirgli:
Va tutto bene.
La fiss, respirando affannosamente. Stava ancora avendo un
incubo, allora, non si era destato. E stava per accadere qualcosa di
peggio, qualcosa che ancora ignorava. Ne era sicuro. Ecco perch
lo guardavano tutti con tanta compassione.
A un tratto Jane si mise in piedi. Incontrollatamente, lui grid:
Rimanga con me. Oh! La prego, rimanga con me!
Non riusc a capire il perch dell'improvvisa espressione di sofferenza
sul viso di lei. Che cosa aveva detto per far s che sembrasse
cos addolorata? Ripet: Non mi lasci. Resti con me.
Jane torn a sederglisi accanto e gli prese la mano tra le sue. Disse,
con molta dolcezza:
Non me ne andr.
Lui si sent pi calmo, rassicurato. Dopo un minuto o due, si appisol
di nuovo. Questa volta si dest tranquillo. Niente era cambiato
nella stanza e aveva ancora la mano in quella di Jane. Le disse, esitante:
Lei non  mia sorella? Era... , voglio dire... una mia amica?.
S.
Una grande amica?
Una grande amica.
Tacque per qualche momento. Ma il convincimento stava divenendo
sempre e sempre pi saldo nella sua mente. A un tratto
proruppe:
Lei ... mia moglie, non  vero?
Ne era sicuro.
Jane tir indietro la mano. Egli non riusc a interpretare l'espressione
sul suo viso. Lo spaventava. Jane si alz.
No, disse non sono tua moglie.
Oh! Mi scuso. Credevo...
Non importa.
E, in quel momento, Sebastian rientr. Volse lo sguardo verso
Jane. Lei disse, con un sorrisetto amaro:
Sono contenta che tu sia qui... Sono contenta che tu sia qui...
Jane e Sebastian parlarono a lungo, fino a notte alta. Che cosa
si doveva fare? Chi dovevano avvertire?
C'era Nell e bisognava tener conto della situazione di Nell.
Presumibilmente a lei si sarebbe dovuto dirlo prima che a chiunque
altro. Era la persona interessata nel modo pi vitale.
Jane lo riconobbe, ma soggiunse: Se non lo sa gi.
Credi che lo sappia?
Be', evidentemente ha incontrato Vernon faccia a faccia, quel
giorno.
S, ma deve aver ritenuto che si trattasse di una somiglianza
straordinaria.
Jane tacque.
Non credi che sia cos?
Non lo so.
Ma, per tutti i diavoli, Jane, se lo avesse riconosciuto avrebbe
fatto qualcosa... avrebbe parlato con lui e con Bleibner. Sono
passati due giorni, ormai.
Lo so.
Non pu averlo riconosciuto. Ha visto semplicemente l'autista
di Bleibner e la sua somiglianza straordinaria con Vernon
l'ha sconvolta a tal punto che non  riuscita a dominarsi ed 
corsa via.
Pu darsi.
Che cos'hai in mente, Jane?
Noi lo abbiamo riconosciuto, Sebastian.
Lo hai riconosciuto tu. Sei stata tu a dirmelo.
Ma anche tu lo avresti riconosciuto ovunque, non  forse
vero?
S, lo avrei riconosciuto. Ma, d'altro canto, lo conosco cos
a fondo...
Jane disse, con una nota aspra nella voce: Lo conosce a fondo
anche Nell....
Sebastian le rivolse un'occhiata penetrante e domand: Dove
vuoi arrivare, Jane?.
Non lo so.
S che lo sai. Che cosa  realmente accaduto, secondo te?
Jane tacque per qualche momento prima di parlare.
Credo che Nell lo abbia incontrato improvvisamente in giardino
e abbia pensato che fosse Vernon. Soltanto in seguito deve
essersi persuasa che a turbarla tanto era stata semplicemente una
somiglianza casuale.
Be',  all'incirca la stessa cosa che ho detto io.
Si sorprese un poco quando lei riconobbe, mansueta:
S, all'incirca.
Qual  la differenza?
In pratica non c' alcuna differenza, solo che...
S?
Tu e io avremmo voluto credere che si trattasse di Vernon
anche se non si fosse trattato di lui.
E Nell no? Senza dubbio non ha finito con l'innamorarsi fino
a questo punto di George Chetwynd...
Nell vuole molto bene a George, ma Vernon  il solo uomo
del quale sia mai stata innamorata.
Allora tanto meglio. O forse  peggio?  un diavolo di dilemma...
E i parenti di lui, poi? La signora Deyre e i Bent?
Jane disse, in tono deciso: Nell deve essere avvertita prima di
loro. La signora Deyre lo comunicher all'intera Inghilterra non
appena lo avr saputo e questo sar molto ingiusto, sia nei confronti
di Nell, sia nei confronti di Vernon.
S, credo che tu abbia ragione. Dunque, il mio piano  questo.
Portare Vernon a Londra, domani, e farlo visitare da uno specialista.
Poi regolarci in base ai consigli di quest'ultimo.
Jane approv. S, riteneva che questa fosse la cosa migliore da
fare. Poi si alz per andare a coricarsi. Sulla soglia si sofferm e
disse a Sebastian:
Mi domando se facciamo bene. Riportandolo a quello che
era prima, voglio dire. Sembrava cos felice. Oh, Sebastian, sembrava
cos felice...
Come George Green, vuoi dire?
S. Sei sicuro che stiamo facendo la cosa giusta?
Certo. Sono sicurissimo. Non pu essere giusto per nessuno
venirsi a trovare in una condizione innaturale.
S, presumo che la sua condizione fosse innaturale. Lo strano
 che sembrava cos normale e banale. Ma anche felice... ed
 questo a non convincermi, Sebastian... era felice... Mentre nessuno
di noi  molto felice, no?
A questo interrogativo lui non seppe dare una risposta.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Due giorni dopo, Sebastian arriv a Abbots Puissants. Il maggiordomo
disse di non sapere se la signora Chetwynd potesse
riceverlo. Stava riposando.
Sebastian diede il proprio nome e disse di essere certo che la signora
Chetwynd lo avrebbe ricevuto. Venne pregato di aspettare
in salotto. La stanza gli parve deserta e silenziosa, ma anche insolitamente
lussuosa, molto diversa dall'aspetto che aveva avuto ai
tempi della sua fanciullezza. Pens, tra s e s: Era una casa vera,
allora. E si domand che cosa avesse voluto dire, precisamente,
con queste parole. Poi ci arriv. Adesso il salotto ricordava, sia pure
molto vagamente, un museo. Tutto vi era mirabilmente disposto e
si armonizzava in modo perfetto; ogni mobile che non fosse stato
perfetto era stato sostituito da un altro, la quintessenza della perfezione.
Tutti i tappeti e i rivestimenti e i tendaggi erano nuovi.
E devono essere costati parecchio pens Sebastian, non senza
apprezzamento, valutandone il prezzo con una considerevole
precisione. Sapeva sempre il prezzo di tutto.
Venne interrotto, in questo salutare esercizio, dalla porta che
si apriva. Nell entr, con un bel colore roseo sulle gote e con la
mano tesa.
Sebastian! Che sorpresa! Ti credevo troppo occupato per
poterti allontanare da Londra tranne che nei fine settimana... e
nemmeno molto frequentemente!
Sono dimagrito di nove chili esatti negli ultimi due giorni
disse Sebastian, brusco, stringendole la mano. Semplicemente
spostandomi qua e l e lasciando perdere tutto quanto. Come
stai, Nell?
Oh, mi sento splendidamente bene.
Non aveva una gran bella cera, per, pens lui, adesso che il rossore
della sorpresa era defluito dalle gote. E inoltre, non gli era stato
detto dal maggiordomo che lei stava riposando? Forse perch non
si sentiva bene? Gli parve che avesse il viso un po' teso e stravolto.
Nell continu:
Accomodati, Sebastian. Hai l'aria di chi stia per andare a prendere
un treno. George non  qui. Si trova in Spagna.  dovuto
partire per affari. Rimarr via per una settimana come minimo.
Davvero?
Questa almeno era una buona cosa. Che situazione imbarazzante!
Nell era lontanissima dall'immaginare...
Hai un'aria molto tetra, Sebastian. C' qualcosa che non va?
Gli pose la domanda quasi scherzosamente, ma lui si affrett
ad approfittare dell'appiglio. Era lo spunto che gli occorreva.
S, Nell rispose in tono grave. In effetti qualcosa c'.
La ud risucchiare all'improvviso il respiro. I suoi occhi si fecero
attenti.
Di che si tratta? domand.
Lo disse con una voce diversa, dura e insospettita.
Temo che quanto sto per dirti sar un duro colpo per te. Si
tratta di Vernon.
Che cosa hai da dirmi di Vernon?
Sebastian esit per qualche momento, poi rispose:
Vernon...  vivo, Nell.
Vivo? bisbigli lei. E si port una mano al cuore.
S.
Nell non fece nessuna delle cose che lui si aspettava. Non svenne,
non pianse, non pose affannosamente domande. Si limit a
fissare il vuoto dinanzi a s. E un improvviso, rapido sospetto si
affacci nella scaltra mente ebraica di Sebastian.
Lo sapevi?
No, no.
Pensavo che forse tu potessi averlo visto, l'altro giorno, quando
 venuto qui.
Allora era davvero lui, Vernon?
Queste parole le proruppero dalle labbra come un grido. Sebastian
annu. Era accaduto quello che aveva immaginato e detto a
Jane. Nell non era riuscita a credere ai propri occhi.
Che cosa hai pensato, che si trattasse di un'incredibile somiglianza?
S, s,  quello che ho pensato. Come avrei potuto pensare
che si trattasse di Vernon? Mi guardava e non mi riconosceva.
Ha perduto la memoria, Nell.
Ha perduto la memoria?
S.
Le raccont la storia, riferendole i particolari con tutta la
cautela possibile. Lei stette ad ascoltarlo, ma prestandogli meno
attenzione di quanto Sebastian si sarebbe aspettato. Quando
ebbe concluso, gli disse: S, ma che cosa si dovr fare in tutta
questa situazione? Vernon ritrover la memoria? Che cosa dobbiamo
fare?.
Egli le spieg che Vernon andava gi da uno specialista. E che
gi, in stato di ipnosi, aveva ritrovato in parte la memoria perduta.
La guarigione completa non avrebbe richiesto molto tempo.
Non si addentr nei particolari tecnici, ritenendo, giustamente,
che non l'avrebbero interessata.
E poi sapr... tutto?
S.
Nell si riappoggi allo schienale della poltrona. Sebastian prov
uno slancio improvviso di compassione.
Non pu rimproverarti in alcun modo, Nell. Tu non sapevi...
nessuno poteva sapere. L'annuncio della sua morte era stato
perentorio e assoluto.  un caso quasi unico; a quanto mi risulta,
ve n' stato soltanto un altro. Quasi sempre, in situazioni
del genere, la notizia della morte  stata smentita, come  logico,
quasi immediatamente dopo. Vernon ti ama abbastanza per
capire e perdonare.
Lei non disse nulla, ma si copr il viso con entrambe le mani.
Noi siamo del parere - sempre che tu sia d'accordo - che
sarebbe preferibile tacere la cosa, per il momento. Lo dirai a
Chetwynd, naturalmente. E tu e lui e Vernon potrete... be', risolvere
la situazione insieme.
No, ti prego! No! Non entrare in particolari. Evitalo per il
momento, finch non avr parlato con Vernon.
Vuoi vederlo subito? Vuoi venire a Londra con me?
No. Questo non lo posso fare. Venga lui qui, a parlarmi. Nessuno
lo riconoscer. Il personale di servizio  cambiato completamente.
Sebastian disse, adagio: Benissimo... glielo riferir.
Nell si alz.
Io... io... devi andartene, adesso, Sebastian. Non resisto pi.
Non resisto, davvero.  tutto cos spaventoso. E dire che appena
due giorni fa ero tanto felice e serena...
Ma, Nell... senza dubbio, riavere Vernon...
Oh, s, non mi riferivo a questo. Tu non capisci. Il fatto che
lui sia vivo  meraviglioso, naturalmente. Oh, va', ti prego, Sebastian,
va'.  orribile da parte mia congedarti in questo modo,
ma, davvero, non posso sopportare di pi. Devi andartene.
Sebastian se ne and. Mentre tornava a Londra non pot evitare
di porsi molti interrogativi.
Rimasta sola, Nell torn in camera sua e si distese sul letto avvolgendosi
nella trapunta di seta.
Sicch era vero. Aveva visto realmente Vernon. Si era detta che
non poteva essere, che certo si trattava di un ridicolo abbaglio.
Ma, da quel momento in poi, aveva continuato a sentirsi a disagio.
Che cosa sarebbe accaduto? Che cosa avrebbe detto George
della situazione? Povero George. Era stato cos buono con lei.
Naturalmente, esistevano altre donne che si erano rimaritate,
per poi constatare che i loro primi mariti vivevano ancora.
Una situazione alquanto orribile. Lei non era mai stata davvero
la moglie di George.
Oh! Non poteva essere vero. Certe cose non succedono. Dio
non pu consentirle...
Ma forse avrebbe fatto meglio a non pensare a Dio. Pensare
a Dio le ricordava una delle cose sgradevolissime dette da Jane
l'altro giorno. Proprio lo stesso giorno in cui...
Pens, subito pervasa dall'autocompatimento: Ero cos felice....
Avrebbe capito, Vernon? O, forse, sarebbe stato propenso a incolparla?
Avrebbe voluto, naturalmente, che tornasse con lui. O
forse no, ora che lei e George... Che cosa pensavano gli uomini?
Le sarebbe stato possibile divorziare, naturalmente, dopodich
avrebbe potuto sposare George. Ma questo avrebbe causato commenti
malevoli a non finire. Come era tutto difficile!
Improvvisamente sconvolta, pens: Ma io amo Vernon. Come
posso pensare di divorziare e di sposare George, se amo Vernon?
Egli mi  stato restituito.  tornato dal regno dei morti.
Si rigirava, irrequieta, sul letto. Era uno splendido letto stile
Impero. George lo aveva acquistato in un antico chteau in Francia.
Era perfetto, un pezzo assolutamente unico. Si guard attorno
nella stanza. Una stanza incantevole, dove tutto si armonizzava
con un gusto perfetto, con un lusso perfetto, non ostentato.
A un tratto ricord il divano imbottito con crine di cavallo
e i coprischienale nell'appartamento ammobiliato a Wiltsbury...
Spaventoso! Eppure erano tanto felici, l.
Ma ora? Si guard attorno, nella stanza, con occhi nuovi. Naturalmente,
Abbots Puissants apparteneva a George. O forse non
pi, adesso che Vernon era tornato? In ogni caso, Vernon sarebbe
stato povero come sempre. Non avrebbero potuto permettersi
di abitare l. E poi c'erano tutti i lavori che George aveva fatto
fare alla dimora. I pensieri si susseguivano confusamente, uno
dopo l'altro, nella sua mente.
Doveva scrivere a George, esortarlo a tornare a casa. Dirgli soltanto
che si trattava di una cosa urgente, niente di pi. George
era intelligentissimo. Avrebbe trovato una via d'uscita.
Ma forse era preferibile non scrivergli. Non, almeno, prima di
aver parlato con Vernon. Si sarebbe adirato molto, Vernon? Oh,
quanto era terribile l'intera situazione!
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Singhiozz:  ingiusto.
 ingiusto. Non ho mai fatto niente di male. Perch doveva capitarmi
questo? Vernon incolper me, ma io non potevo sapere.
Come avrei potuto sapere?.
E di nuovo le balen nella mente la riflessione:
Ero cos felice!
Vernon ascoltava, sforzandosi di capire quello che il medico gli
diceva. Lo osserv, all'altro lato del tavolo. Era un uomo alto di
statura, con occhi che sembravano vedere il centro stesso del tuo
essere e leggervi cose che tu stesso ignoravi.
E, per giunta, ti costringeva a contemplare tutte le cose che
non volevi vedere. Ti costringeva a fare emergere cose dal profondo.
Stava dicendo:
Ora che ha ricordato, mi dica di nuovo esattamente come
vide l'annuncio del matrimonio di sua moglie.
Vernon grid:
Dobbiamo proprio tornarci su ancora e ancora?  stato tutto
cos orribile! Non voglio pensarci pi!
E allora il dottore spieg, con gravit e gentilezza, in modo
quanto mai persuasivo. Tutto questo era accaduto proprio a causa
del desiderio di non pensarci pi. Adesso la verit doveva essere
affrontata, discussa a fondo. Altrimenti sarebbe potuta tornare
la perdita della memoria.
Ricominciarono tutto daccapo.
E poi, quando Vernon sent di non poter pi sopportare, gli
venne detto di sdraiarsi su un lettino. Il medico gli mise la mano
sulla fronte e gli palp le membra, gli disse che stava riposando,
che si era riposato, e che sarebbe tornato a essere forte e felice...
Una sensazione di pace si diffuse in Vernon.
Egli chiuse gli occhi...
Vernon giunse a Abbots Puissants tre giorni dopo. Arriv sull'automobile
di Sebastian Levinne. Al maggiordomo disse di essere il
signor Green. Nell lo stava aspettando nella piccola stanza a pannelli
bianchi dove la madre di lui era stata solita trascorrere le
mattinate. Gli si fece incontro costringendosi ad avere un sorriso
convenzionale sulle labbra. Il maggiordomo chiuse la porta
alle spalle di lui giusto in tempo perch lei si fermasse prima di
tendergli la mano.
Si guardarono, poi Vernon disse:
Nell...
Lei gli si gett tra le braccia. Vernon la baci, la baci... la
baci...
Infine la lasci andare. Sedettero tutti e due. Dopo quel primo,
frenetico abbraccio, lui divenne taciturno, con un'aria piuttosto
tragica, chiuso in se stesso. Ne aveva passate tante, tante
in quegli ultimi giorni...
A volte pensava che sarebbe stato meglio se lo avessero lasciato
in pace... come George Green. Era stato bello credersi
George Green.
Disse, farfugliando:
Non stare a crucciarti, Nell. Non devi credere che io ti
biasimi. Capisco... Solo che  doloroso. Mi fa soffrire da matti.
Logicamente.
Lei disse: Non avevo intenzione di....
Vernon la interruppe.
Lo so, ti dico... lo so! Non parlarne. Non voglio saperne niente.
Non voglio nemmeno pensarci... Soggiunse, in un tono di
voce diverso: Dicono che  un guaio nel quale mi sono cacciato
io. Ecco com' accaduto.
Lei disse, con fervore: Parlamene... dimmi tutto.
Non c' un granch da dire. Si espresse con svogliatezza, distrattamente.
Fui fatto prigioniero. Perch dissero che ero caduto
in combattimento, non lo so. Ne ho soltanto una vaga idea. C'era
un tale che mi somigliava molto... uno dei tedeschi. Non voglio
dire proprio un sosia, o qualcosa di simile... Era soltanto una somiglianza
superficiale. Il tedesco lo parlo molto male, ma in ogni
modo li udii commentare la cosa. Presero il mio zainetto e la mia
medaglietta di riconoscimento. L'intenzione, credo, era quella di
penetrare le nostre linee facendosi passare per me... stavamo per
essere sostituiti da truppe coloniali, e loro lo sapevano. L'uomo sarebbe
riuscito a passare inosservato per un giorno e a procurarsi le
informazioni che volevano.  soltanto una mia ipotesi, questa...
ma spiega perch non figurai nell'elenco dei prigionieri e fui mandato
in un campo di concentramento nel quale si trovavano, in
pratica, soltanto francesi e belgi. Ma tutto questo non riveste alcuna
importanza, no? Presumo che il tedesco venne ucciso mentre
attraversava le linee e poi scambiato per me e seppellito. In Germania
me la passai molto male. Per poco non morii perch, oltre
a essere ferito, mi prese una specie di febbre. Infine fuggii... oh! 
una storia lunga. Non voglio stare a rievocarla adesso. Fu terribile.
A volte, per giorni e giorni di seguito, senza cibo e senz'acqua.
Soltanto per una sorta di miracolo potei farcela, ma ci riuscii. Arrivai
in Olanda. Ero spossato, ma al contempo avevo tutti i nervi
tesi. E una sola idea fissa nella mente, tornare da te.
E poi?
E poi lo vidi... in una lurida rivista illustrata... l'annuncio del
tuo matrimonio. Questa, questa era la fine per me. Ma non volli
affrontare la realt. Seguitai a dirmi che non poteva essere vero.
Uscii, non so dove andai. Tutto si confuse, nella mia mente.
Un grosso autocarro si stava avvicinando lungo la strada. Pensai
che era l'occasione propizia... per farla finita... per dimenticare
tutto. Mi gettai sotto le ruote.
Oh, Vernon. Nell rabbrivid.
E quella fu davvero la fine. Di me come Vernon Deyre, cio.
Quando ripresi i sensi, c'era un solo nome nella mia mente...
George. Quel tipo fortunato, George. George Green.
Ma perch Green?
Una sorta di mia fantasticheria di quando ero bambino. E
inoltre la ragazza olandese della locanda mi aveva chiesto di cercare
un suo amico che si chiamava Green e io me n'ero annotato
il nome sull'agendina.
E non ricordavi pi niente?
No.
E non eri spaventato?
No, affatto. Non avevo crucci e preoccupazioni di alcun genere.
Soggiunse, con indugiante rammarico: Ero infinitamente
felice e allegro.
Poi la fiss.
Ma questo non riveste alcuna importanza, adesso. Nulla conta...
tranne te.
Lei gli sorrise, ma fu un sorriso esitante, incerto. Vernon quasi
non lo not, sul momento, e continu:
 stato un inferno... tornare indietro. Ricordare le cose. Tutte
quelle cose orribili. Tutte le cose che, in realt, non volevo affrontare.
A quanto pare, sono stato un codardo spaventoso per
tutta la vita. Non ho fatto che voltare le spalle alle cose che non
volevo vedere. Mi sono sempre rifiutato di ammetterle...
A un tratto balz in piedi, si avvicin, si accosci davanti a
lei e le appoggi il capo sulle ginocchia.
Nell, tesoro... ora va tutto bene. So di essere il primo nel tuo
cuore.  cos, non  vero?
Lei disse: Certo.
Perch la sua voce le sembrava cos meccanica? Vernon veniva
per primo, certo. Quando aveva avuto le labbra di lui sulle
sue, era stata riportata indietro nel tempo, ai giorni meravigliosi
dei primi tempi della guerra. Con George non aveva mai
provato niente di simile... la sensazione di essere sommersa, trascinata
via...
Lo dici in un modo cos strano, come se non lo pensassi
davvero.
Certo che lo penso.
Mi dispiace per Chetwynd. Ha avuto una sfortuna nera. Come
l'ha presa? Molto male?
Non gliel'ho detto.
Cosa?
Lei ritenne di doversi giustificare.
 all'estero, in Spagna, non ho il suo indirizzo.
Oh, capisco...
Si interruppe un momento.
Sar alquanto imbarazzante per te, Nell. Ma non lo si pu
evitare. Apparterremo di nuovo l'uno all'altra.
S.
Vernon si guard attorno.
A Chetwynd rimarr questa dimora, comunque. Sono talmente
ingeneroso da invidiargli anche questo. Ma, maledizione,
 la mia casa.  rimasta alla famiglia per cinquecento anni. Ah!
Che importanza ha tutto questo? Jane mi ha detto, un giorno,
che non si pu avere tutto. Io ho te, e questa  la sola cosa che
conti. Troveremo un alloggio qualsiasi, anche se sar di due sole
stanze ci baster.
Alz le braccia, passandole intorno a lei. Perch si era sentita
pervadere da un gelido sgomento, udendo quelle parole... due
sole stanze!
Al diavolo questa collana! Si mette di mezzo!
Impetuosamente, quasi ridendo, Vernon prese tra le dita la collana
di perle che lei aveva al collo. Gliela sfil, la gett sul pavimento.
Le sue splendide perle! Nell pens: In ogni modo, dovr
restituirle, credo. Un'altra sensazione di gelo. Tutti i gioielli
meravigliosi che George le aveva donato.
Che donna spregevole era, continuando a pensare a cose simili!
Vernon si era accorto di qualcosa, finalmente. Si stava raddrizzando,
la fissava.
Nell... c'... c' qualcosa che non va?
No... no, certo.
Non riusciva a sostenere il suo sguardo. Si vergognava troppo.
Qualcosa c'... dimmelo...
Lei scosse la testa.
No, niente...
Ma non poteva tornare a essere povera, non poteva, non
poteva...
Nell, devi dirmi che cosa c'...
Vernon non doveva sapere, non avrebbe mai dovuto sapere
com'era lei realmente. Si vergognava tanto.
Nell, mi ami, non  vero?
Oh, s! Le parole le salirono alle labbra impetuosamente.
Questa, almeno, non era una menzogna.
Allora che cosa c'? So che c' qualcosa... Ah!
Balz in piedi. Si era sbiancato in viso. Nell alz gli occhi su
di lui, interrogativamente.
 questo, allora? le domand Vernon, in un bisbiglio. S,
dev'essere questo... Stai per avere un bambino...
Lei continuava a sedere immobile, come scolpita nella pietra.
A questo non aveva mai pensato. Se fosse stato vero, avrebbe risolto
ogni cosa. Vernon non sarebbe mai venuto a sapere...
Si tratta di questo?
Di nuovo parve che trascorressero ore. Pensieri si susseguirono
turbinando nella mente di Nell. E non fu lei, ma un qualcosa
fuori di lei, a far s che in ultimo chinasse il capo, sia pure in
modo appena percettibile...
Vernon si scost un poco. Parl con una voce aspra e asciutta.
Questo cambia tutto... Mia povera Nell... Non puoi... non possiamo...
Ascolta, nessuno lo sa... nessuno sa di me, voglio dire...
tranne il medico e Sebastian e Jane. Loro non parleranno. Sono stato dato per morto... sono morto...
Nell fece un gesto, ma Vernon alz una mano per fermarla e indietreggi verso la porta.
Non dire niente, per amor di Dio, non parlare. Le parole possono soltanto peggiorare la situazione. Me ne vado. Non oso toccarti n baciarti. Io... addio...
Lei ud la porta aprirsi. Si mosse come per gridare qualcosa, ma non un suono le scatur dalla gola. La porta venne chiusa.
C'era ancora tempo. L'automobile non era partita.
Ma ancora lei non si mosse.
Affront un momento di dilaniante amarezza quando guard entro di s e pens: Sicch ecco quello che sono, in realt....
Ma non pronunci una parola, n si mosse.
Quattro anni di vita comoda le avevano inceppato la volont, spento la voce, paralizzato il corpo...
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
La signorina Harding, signora. Nell trasal. Erano trascorse
ventiquattr'ore dal colloquio con Vernon. Aveva pensato
che tutto fosse finito. E ora Jane!
Temeva Jane...
Avrebbe potuto rifiutarsi di riceverla.
Disse invece: La faccia salire qui.
Sarebbe stato tutto pi confidenziale l, nel suo salottino...
Che lunga attesa! Jane se n'era forse andata? No, eccola.
Sembrava pi alta del solito. Nell si fece piccola sul divano. Jane
aveva un viso maligno: lei lo aveva sempre pensato. E ora su quel
viso sembrava esservi un'espressione di furia vendicatrice.
Il maggiordomo usc dalla stanza. Jane rimase in piedi torreggiando
su Nell. Poi reclin il capo all'indietro e rise.
Non dimentichi di invitarmi al battesimo disse.
Nell trasal. Poi rispose, altezzosa:
Non so che cosa voglia dire.
 un segreto di famiglia per il momento, vero? Nell, maledetta,
piccola bugiarda. Lei non sta per avere un bambino. Credo che
non lo avr mai, un bambino.  troppo pericoloso e si soffre troppo.
Che cosa l'ha indotta a dire a Vernon una bugia cos vergognosa?
Nell mormor, imbronciata: Non gliel'ho mai detto. Lo ha... lo ha supposto lui.
Questo  ancora pi odioso.
Non capisco per quale motivo sia venuta qui a... a dirmi queste cose.
Le sue parole di protesta suonarono fiacche, senza nerbo. Pur
volendolo con tutta se stessa, non riusc a immettervi la necessaria
indignazione. Con chiunque altro vi sarebbe riuscita, ma non
con Jane. Jane era sempre stata sgradevolmente perspicace. Una
situazione spaventosa. Se soltanto se ne fosse andata!
Si alz in piedi, cerc di dire qualcosa di decisivo.
Non so per quale motivo sia venuta qui. Se  soltanto per fare una scenata...
Senta, Nell, lei sta per ascoltare la verit. Respinse Vernon gi
un'altra volta. E lui venne da me. S, da me. Visse con me per tre
mesi. Si trovava in casa mia quando lei venne nel mio appartamento,
quel giorno. Ah! Questo le brucia, eh...? Sono lieta di constatare
che in lei rimane ancora un briciolo di femminilit.
Quella volta riusc a togliermelo. Venne da lei e non mi degn
nemmeno pi di un pensiero. Ed  ancora suo adesso, se lo vuole.
Ma le dico questo, Nell: se lo respinge una seconda volta, torner
da me. Oh, s, lo far. Lei ha pensato certe cose di me... mi ha guardata
con disprezzo, considerandomi una certa specie di donna.
Bene, proprio per questo, forse, io ho potere. Conosco gli uomini
pi di quanto possa mai imparare a conoscerli lei. Posso avere Vernon,
se lo voglio. E lo voglio. L'ho sempre voluto.
Nell rabbrivid. Volt la testa dall'altra parte, affondandosi le
unghie nel palmo delle mani.
Perch mi dice tutte queste cose?  perfida.
Gliele dico per ferirla! Per ferirla fino in fondo, prima che sia
troppo tardi. No, non volter la testa dall'altra parte. Non rifuggir
da quello che sto per dirle. Deve guardarmi e vedere, s, vedere,
con gli occhi e con il cuore e con il cervello. Lei ama Vernon con
l'ultimo lembo residuo della sua miserabile, piccola anima. Pensi
a lui tra le mie braccia; pensi alle labbra di lui sulle mie, ai suoi
baci brucianti sul mio corpo. S, deve pensarci...
Presto non le importer nemmeno questo. Ma per il momento
le importa... Non  nemmeno abbastanza femmina per recalcitrare
all'idea di consegnare l'uomo che ama a un'altra donna? A una
donna che odia? Un dono a Jane, con affetto, da Nell...
Se ne vada disse Nell, fiocamente. Se ne vada...
Me ne vado. Ma non  ancora troppo tardi. Lei pu smentire
la menzogna che ha raccontato.
Se ne vada. Se ne vada...
E lo faccia subito, o non lo far mai pi. Jane si sofferm sulla
soglia, voltando la testa per guardarla. Sono venuta nell'interesse
di Vernon, non nel mio. Io lo rivoglio con me. E lo avr...
Si interruppe un momento. A meno che...
Usc.
Nell sedette, le mani strette a pugno.
Mormor, quasi con ferocia: Non lo avr. Non lo avr....
Voleva Vernon. Lo voleva. Egli aveva amato Jane, un tempo.
L'avrebbe amata ancora. Che cosa aveva detto, Jane... ... le labbra
di lui sulle mie... i suoi baci brucianti... Oh, Signore Iddio,
non poteva sopportarlo. Balz in piedi, si diresse verso il telefono.
La porta venne aperta. Lei si volt adagio e vide entrare George.
Sembrava del tutto sereno e allegro.
Ciao, dolcezza. Attravers la stanza e la baci. Eccomi qui,
di ritorno. Una traversata orribile. Preferirei attraversare l'Atlantico
anzich il canale della Manica.
Nell aveva completamente dimenticato che George doveva tornare
quel giorno! Ma non poteva dirgli tutto subito; sarebbe stato
troppo crudele. E, a parte questo, era cos difficile rivelargli a un tratto
la tragica notizia nel bel mezzo di una sequela di banalit. Forse
pi tardi, quella sera... Nel frattempo avrebbe recitato la sua parte.
Ricambi l'abbraccio come un automa, si mise a sedere e lo
ascolt mentre parlava.
Ho un regalo per te, tesoro. Qualcosa che mi ha ricordato te.
Si tolse di tasca un astuccio di velluto.
Dentro l'astuccio, disposto su velluto bianco, si trovava un grosso
diamante rosa, raffinato, perfetto, appeso a una lunga catenina.
Nell non riusc a trattenere un piccolo sospiro di gioia.
George tolse la catenina dall'astuccio e gliela pass intorno al
collo. Lei abbass gli occhi. La pietra raffinata, di color rosa, parve
fissarla ammiccando dal suo nido, il solco tra i seni. Un qualcosa in essa la ipnotizz.
George la condusse davanti allo specchio e Nell vi scorse una
splendida donna dai capelli d'oro, molto serena ed elegante. Vide
i capelli ondulati e tagliati alla gargonne, le mani ben curate, il soffice
neglig di morbido pizzo, le calze di seta sottili come una ragnatela
e le pantofoline ricamate. Vide la dura e fredda bellezza del diamante rosa.
E, dietro di s, vide George Chetwynd, benevolo, generoso, deliziosamente fedele.
Caro George, non poteva ferirlo...
Baci... Che cos'erano i baci, in fin dei conti? Si poteva fare a
meno di pensarvi. Meglio non pensare ai baci...
Vernon... Jane...
Non avrebbe pensato a loro. Per il meglio o per il peggio, la sua
decisione era presa. Vi sarebbero stati brutti momenti, a volte, ma
complessivamente era meglio cos. Meglio anche per Vernon. Se
non fosse stata felice non avrebbe potuto renderlo felice.
Disse, con dolcezza: Sei stato davvero caro a portarmi un cos
bel dono. Suona per il t. Lo prenderemo qui.
Benissimo. Ma non stavi per telefonare a qualcuno? Te l'ho
impedito entrando proprio in quel momento...
Lei scosse la testa.
No, disse ho cambiato idea.
...
.
...
LETTERE DI VERNON DEYRE A SEBASTIAN LEVINNE.
...
.
...
Mosca.
...
Caro Sebastian, lo sai che un tempo esisteva in Russia una leggenda
a proposito di una bestia senza nome sul punto di giungere?
Accenno a questo non perch abbia una qualsiasi rilevanza
politica (a proposito, l'isterismo dell'Anticristo  curioso, non ti
sembra?), ma perch mi ha ricordato il mio terrore della Bestia.
Ho pensato molto alla Bestia da quando mi trovo in Russia...
cercando di pervenire al suo vero significato.
Perch v' qualcosa di pi dell'aver semplicemente paura di
un pianoforte. Il dottore di Londra mi ha aperto gli occhi su un
gran numero di cose. Ho incominciato a rendermi conto del fatto
che, per tutta la vita, sono stato un codardo. Penso che questo
tu lo abbia sempre saputo, Sebastian. Pur senza esprimerti in un
modo cos offensivo, me lo lasciasti capire, una volta. Io sono fuggito
via dalle cose. Sempre sono fuggito via dalle cose.
E adesso, ripensando a tutto questo, vedo la Bestia come qualcosa
di simbolico: non come un mero mobile fatto di legno e di
corde metalliche. Non dicono, i matematici, che il futuro esiste
contemporaneamente al passato, che noi stiamo viaggiando nel
tempo come viaggiamo nello spazio: da una cosa che esiste a un'altra
cosa che esiste? E taluni non sostengono addirittura che ricordare
 una mera abitudine della mente... che potremmo ricordare
il futuro bene come ricordiamo il passato, se soltanto avessimo
scoperto il trucco? Sembra assurdo mentre lo scrivo, eppure ritengo
che esista qualche teoria di questo genere.
Credo che esista una qualche parte di noi la quale conosce il
futuro, ne  sempre intimamente consapevole.
Questo spiega - non  vero? - perch indietreggiamo, a volte. Il
fardello del nostro destino sta per diventare greve e noi rifuggiamo
dalla sua ombra... Io ho cercato di sottrarmi alla musica... ma essa
mi ha catturato. Mi ha catturato a quel concerto... cos come la religione
catturava la gente a quel comizio dell'esercito della salvezza.
 una cosa demoniaca, o divina? Se  divina, si tratta di un
Dio geloso, di un Dio dell'antico testamento. Tutte le cose alle
quali ho cercato di avvinghiarmi sono state spazzate via. Abbots
Puissants... Nell...
E, maledizione, che cosa resta? Niente. Nemmeno la stessa,
maledetta musica. Non ho pi alcun desiderio di comporre. Non
odo nulla. Non sento nulla. Torner mai a me, la musica? Jane
dice che torner... Sembra esserne certissima. E, a proposito, ti
manda il suo affetto.
Tuo Vernon.
...
.
...
Mosca.
...
Sei un comprensivo demonio, Sebastian. Non ti lagni dicendo che
avrei dovuto descriverti i samovar, nonch la situazione politica
e la vita in Russia in generale. Il paese, naturalmente,  in preda
a un sanguinoso disordine. Come potrebbe essere diversamente?
Ma si tratta di un paese interessantissimo... Affettuosit da Jane.
Vernon.
...
.
...
Mosca.
...
Caro Sebastian,
Jane ha avuto ragione a condurmi qui. Punto primo,  improbabile
che qualcuno mi incontri per caso in Russia e annunci gioiosamente
la mia resurrezione dal regno dei morti. Punto secondo, questo
, si pu dire, dal mio punto di vista, il paese pi interessante del
mondo nel quale trovarsi. Una sorta di libero e comodo laboratorio
nel quale tutti stanno tentando esperimenti del tipo pi pericoloso.
Il mondo intero sembra interessato alla Russia dal punto di vista
puramente politico. Situazione economica, fame, moralit, assenza
di libert, bambini malati e corrotti... eccetera...
Ma a volte, dal vizio, dal sudiciume e dall'anarchia scaturiscono
cose stupefacenti. L'intera tendenza del pensiero russo nel
campo dell'arte  straordinaria... in parte le ciance pi stupide e
pi inutili che si siano mai sentite... eppure, attraverso esse filtrano
bagliori meravigliosi, come carne che splende tra gli stracci
di un mendicante...
La Bestia senza nome... l'uomo collettivo... Hai mai visto il
progetto di un monumento alla rivoluzione comunista? Il Colosso
di ferro? Te lo assicuro, stimola l'immaginazione.
Macchinari... un'era di macchinari... Come adorano, i bolsceviche
tutto ci che abbia a che vedere con le macchine, e quanto
poco ne sanno! Per questo, immagino, le macchine sembrano
loro cos meravigliose. Figurati un vero meccanico di Chicago che
componga una poesia dinamica per descrivere la sua citt come
costruita su una vite! Citt elettro-dinamo-meccanica! A forma di spirale...su
un disco d'acciaio. Un disco che gira su se stesso a ogni battere
dell'ora... Cinquemila grattacieli... Tutto ci che  pi alieno dallo
spirito dell'America!
Eppure riesci mai a vedere una cosa quando sei troppo vicino?
Sono le persone che non conoscono i macchinari a vederne
l'anima e il significato... La Bestia senza nome... La mia Bestia?...
Me lo domando...
L'uomo collettivo, che si forma a turno in una enorme macchina...
Lo stesso istinto del gregge che ha salvato la razza in passato
si fa sentire di nuovo in forma diversa...
La vita sta diventando troppo difficile, troppo pericolosa per
l'individuo. Che cosa dice Dostoevskij, in uno dei suoi libri?
Il gregge si former di nuovo e si sottometter una volta di
pi, e poi continuer a sottomettersi per sempre e per sempre. Gli
daremo una tranquilla, modesta felicit.
L'istinto del gregge... me lo domando...
Tuo Vernon.
...
.
...
Mosca.
...
.
...
Ho trovato l'altro brano in Dostoevskij. Credo sia quello al quale
ti riferisci tu.
E noi soli, noi che custodiamo il mistero, noi soli saremo infelici.
Esisteranno migliaia di milioni di fanciulli felici e soltanto
centomila martiri che si saranno assunti la maledizione del bene
e del male.
Tu intendi dire, e Dostoevskij intendeva dire, che devono sempre
esistere individualisti. Sono gli individualisti a reggere la torcia.
Gli uomini saldati per formare un'enorme macchina devono
in ultimo perire. Poich la macchina non ha un'anima e finir
come rottame di ferro.
Gli uomini adorano la pietra ed eressero Stonehenge - e oggi gli
uomini che la eressero sono periti e sconosciuti, mentre Stonehenge
rimane. Eppure, paradossalmente, quegli uomini sono vivi in te e in me,
i loro discendenti, mentre Stonehenge, e quello che rappresentava, 
morta. Le cose che muoiono durano, e le cose che durano periscono.
 l'uomo a continuare in eterno. (Ma  vero? Non si tratta di
ingiustificabile arroganza? Eppure lo crediamo!) E cos, devono
esservi individualisti dietro la macchina. Questo dice Dostoevskij
e questo dici tu. Ma, d'altro canto, siete entrambi russi. In quanto
inglese, io sono pi pessimista.
Lo sai che cosa mi ricorda quel brano di Dostoevskij? La mia
fanciullezza. I cento figli del signor Green... e Barboncino, Scoiattolo
e Albero. Rappresentanti dei centomila...
Tuo Vernon.
...
.
...
Mosca.
...
.
...
Caro Sebastian,
presumo che tu abbia ragione. Non ho mai pensato molto prima
d'ora. Mi sembrava un'esercitazione poco proficua. E, in effetti,
non sono sicuro di non considerarla tale tuttora.
Il guaio , vedi, che non posso dirlo in musica. Accidenti
a tutto, perch non possiamo dirlo in musica? La musica  il mio
mestiere. Di questo sono pi che mai sicuro. Eppure, niente da
fare...  un inferno...
Vernon.
...
.
...
Caro Sebastian,
non ho mai accennato a Jane? Che cosa posso dire di lei? E splendida.
Questo lo sappiamo entrambi. Perch non le scrivi tu stesso?
Tuo per sempre
Vernon.
...
.
...
Caro, buon Sebastian,
Jane dice che potresti venire qui. Vorrei, in nome di Dio, che tu
venissi davvero. Mi spiace di non averti scritto per sei mesi - non
sono mai stato tra i pi pronti del mondo nel rispondere alle lettere.
Hai mai visto Joe? Sono contento perch, passando per Parigi,
Jane e io siamo andati a trovarla. Joe  leale. Non ci tradir mai,
e mi fa piacere che lei, almeno, lo sappia. Non ci scriviamo mai,
lei e io, non ci siamo mai scritti. Ma mi domando se tu abbia avuto
sue notizie. Non mi  sembrata particolarmente in buona salute.
Povera cara Joe... Ha rovinato la sua vita.
Hai saputo qualcosa del progetto di Tatlin per un monumento
alla Terza Internazionale? Dovrebbe consistere in un insieme
di tre grandi camere di cristallo collegate mediante un sistema
di assi verticali e di spirali. Mediante uno speciale meccanismo,
verrebbero mantenute in moto perpetuo, ma a velocit diverse.
E all'interno, presumo, canterebbero inni in onore di un Sacro cannello ossidrico.
Ricordi che una sera stavamo tornando in macchina a Londra
e sbagliammo a voltare in qualche punto, tra i binari dei tram di
Lewisham, e anzich dirigerci verso i covi della civilt finimmo
in qualche punto dei moli Surrey e, attraverso un varco nelle sudice
case, vedemmo una strana sorta di dipinto cubista con gru e
sbuffi di vapore e travature di ferro. E immediatamente la tua anima
artistica si impadron della scena per un fondale... o comunque
possa chiamarsi nella terminologia tecnica.
Dio mio, Sebastian! Che magnifico spettacolo di macchinari
sapresti realizzare... con effetti di trasparenza e luminosi - e masse
di umani dai volti disumani... masse... non individui. Hai in
mente qualcosa del genere, non  vero?
L'architetto, Tatlin, ha detto qualcosa che, secondo me,  valido e, al contempo, un monte di assurdit.
Soltanto il ritmo della metropoli, delle fabbriche e delle macchine, insieme all'organizzazione delle masse, pu dare impulso alla nuova arte...
Poi continua parlando del monumento della macchina, l'unica
espressione adeguata del presente.
Tu sai, naturalmente, tutto del moderno teatro russo. Si tratta
del tuo lavoro. Presumo che Mayerhold sia meraviglioso come
dicono. Ma  possibile mescolare il dramma con la propaganda?
In ogni modo,  eccitante arrivare a teatro ed essere subito costretti
a unirsi a una folla in marcia - avanti e indietro - e a passo
cadenzato - fino all'inizio dello spettacolo - e poi lo scenario...
formato da sedie a dondolo e cannoni e torrette girevoli e Dio
solo sa di che altro! E bambinesco,  assurdo. Eppure si intuisce
che quel bambino si  impadronito di un giocattolo pericoloso e
piuttosto interessante che in altre mani...
Le tue mani, Sebastian... Tu sei russo. Ma, grazie al cielo e alla
geografia, non un propagandista... ma semplicemente un uomo di
spettacolo puro e semplice...
Il ritmo della metropoli - reso pittorico...
Dio mio, se potessi darti la musica. Quello che occorre  la musica.
Santo cielo, le loro Orchestre di rumori, le loro sinfonie di sirene
delle fabbriche! Vi  stato uno spettacolo a Baku nel 1922...
batterie d'artiglieria... mitragliatrici, cori, corni da nebbia. Ridicolo!
S, ma... se avessero un compositore...
Nessuna donna ha mai anelato ad avere un figlio tanto quanto
io anelo a produrre musica... E invece sono arido... sterile...
Vernon.
...
.
...
Caro Sebastian,
sembra un sogno il fatto che tu sia venuto e ripartito... Realizzerai
davvero Il racconto del furfante che gioc in astuzia tre altri furfanti, mi domando?
Sto appena incominciando a rendermi conto del successo strepitoso
che hai ottenuto in ogni cosa. Ho finalmente capito che tu
sei semplicemente il successo al giorno d'oggi. S, fonda pure un
tuo Teatro nazionale dell'opera - Dio solo sa se sarebbe ora che
ne avessimo uno - ma che cosa ti aspetti dall'opera lirica?  arcaica,
morta, si riduce a ridicoli amori personali...
La musica fino a questo momento mi sembra simile a una casa
disegnata da un bambino... quattro pareti - una porta, due finestre
e un comignolo. Eccoti servito... e che altro vuoi?
In ogni modo, Feinberg e Prokofiev fanno pi di questo.
Ricordi che solevamo schernire i Cubisti e i Futuristi? O
almeno li prendevo in giro io... ora che ci penso non credo che tu fossi d'accordo.
E poi, un giorno - in un cinematografo - vidi una grande citt
ripresa dall'alto. Campanili che ruotavano, edifici che si piegavano...
tutto si comportava come si sapeva benissimo che il cemento,
l'acciaio e il ferro non potevano comportarsi! E, per la prima
volta, io mi feci un barlume di idea di quello cui si riferiva il vecchio
Einstein parlando della relativit.
Non sappiamo niente della forma della musica. Non sappiamo
niente della forma di niente, d'altro canto... Perch vi  sempre
un lato aperto allo spazio...
Un giorno capirai che cosa intendo dire... che cosa pu significare
la musica... quello che io ho sempre saputo essere il significato della musica...
Quale disastro era quella mia opera! Ogni opera lirica  un disastro.
La musica non  mai stata concepita per essere rappresentativa.
Prendere una vicenda e comporre intorno a essa musica
descrittiva  sbagliato come comporre un brano musicale - in
astratto, per cos dire - e poi trovare uno strumento in grado di
suonarlo! Quando Stravinsky compone un brano per clarinetto,
non  nemmeno concepibile che esso possa essere suonato da qualsiasi altro strumento!
La musica dovrebbe essere come la matematica, una scienza
pura, non toccata n dal dramma n dal romanticismo n da qualsiasi
altra emozione che non sia la pura emozione - risultato del suono divorziato dalle idee.
Io questo l'ho sempre saputo nel profondo del cuore... La musica deve essere assoluta.
Non che io sia in grado, naturalmente, di realizzare il mio
ideale. Creare il suono puro, non toccato dalle idee,  un ideale difficile da conseguire.
La mia musica sar la musica delle macchine. Lascio a te il
compito di vestirla. Questa  l'era della coreografia e la coreografia
raggiunger vertici che noi non possiamo nemmeno sognarci.
Posso fidarmi di te per quanto concerne l'aspetto visivo del mio
capolavoro non ancora composto, e che, con ogni probabilit, non verr composto mai.
La musica deve essere quadri-dimensionali-timbro, tonalit,
velocit relativa e periodicit.
Credo che ancor oggi non apprezziamo sufficientemente Schoenberg.
Quella pulita e spietata logica che  lo spirito d'oggi. Lui, e
lui soltanto, ha avuto il coraggio di non tener conto della tradizione,
di scendere in profondit fino allo strato roccioso e di scoprire la verit.
A mio modo di vedere, egli  il solo che conti. Anche il suo
schema di partitura dovr essere adottato universalmente. Questo
 indispensabile se si vuole che le partiture siano intelligibili.
La cosa che disapprovo di lui  il disprezzo degli strumenti.
Egli ha paura di divenirne schiavo. E li costringe a servirlo, lo vogliano o no.
Io glorificher invece gli strumenti... Dar loro quello che vogliono...
quello che hanno sempre voluto...
Al diavolo, Sebastian, che cos' questa strana cosa, la musica?
Lo so sempre e sempre meno...
Tuo Vernon.
...
.
...
So di non averti pi scritto. Sono stato occupato. Facendo esperimenti.
Mezzi espressivi per la Bestia Senza Nome. In altri termini
la costruzione di strumenti. I metalli sono interessantissimi...
in questo momento sto lavorando con le leghe metalliche.
Che cosa affascinante  il suono...
Jane ti manda il suo affetto.
Per rispondere alla tua domanda... No, credo che non mi allontaner
mai dalla Russia - nemmeno per essere presente, camuffato
dalla barba, all'inaugurazione del tuo nuovo Teatro dell'opera.
La mia barba, adesso,  ancora pi bella e pi barbara di quando
la vedesti tu! Folta e fluente, da perfetto e suscettibile slavo
barbuto!
Ma, nonostante il mascheramento tipo foresta, qui sono e qui
rester finch non mi sterminer una delle bande di ragazzi ribelli.
Tuo per sempre
Vernon.
...
.
...
TELEGRAMMA DI VERNON DEYRE A SEBASTIAN LEVINNE.
...
.
...
Ho appena saputo che Joe gravemente malata potrebbe morire a
New York. Jane e io partiamo con nave Resplendent speriamo di
vederti a Londra.
...
.
...
Sebastian! Joe si sollev dal letto, poi ricadde gi, debolmente.
Lo fiss con gli occhi spalancati, incredula. Sebastian,
enorme, avvolto in una pelliccia, calmo e onnisciente,
le sorrideva, placido.
Nulla si leggeva sul suo volto del dolore improvviso causatogli
dall'aspetto di lei. Joe, povera piccola Joe.
I capelli, diventati lunghi, erano avvolti in due piccole trecce,
una su ciascuna spalla. Il viso era smunto, con un rossore intenso
e febbrile su ciascuno zigomo. Le ossa sporgenti delle spalle erano
visibili attraverso la camicia da notte trasparente.
Joe sembrava una bambina febbricitante. C'era un qualcosa
di infantile nel suo stupore, nel suo piacere, nell'avidit delle
domande che poneva. L'infermiera era uscita, lasciandoli soli.
Sebastian sedette accanto al letto e prese la mano scarna di
Joe tra le sue.
Vernon mi ha telegrafato, ma non ho potuto aspettarlo. Mi
sono imbarcato sul primo piroscafo.
Per venire da me?
Naturale.
Caro Sebastian!
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Sebastian si allarm e si
affrett a continuare:
Non che non possa occuparmi anche di affari, mentre sar
qui. Vengo spesso negli Stati Uniti per ragioni di lavoro e, in
effetti, potr concludere uno o due buoni affari anche questa
volta.
Non rovinare tutto.
Ma  vero disse Sebastian, sorpreso.
Joe si mise a ridere. E invece toss. Sebastian la osserv ansiosamente,
pronto a chiamare l'infermiera. Era stato avvertito.
Ma l'accesso di tosse pass.
Joe giaceva sul letto con un'aria soddisfatta, e di nuovo insinu
la mano in quelle di Sebastian.
La mamma  morta in questo modo bisbigli. Povera mamma.
Credevo che sarei stata molto pi assennata di lei, e invece
ho combinato tanti di quei disastri in ogni cosa... Oh, tanti di
quei disastri in ogni cosa...
Povera cara Joe.
Tu non sai quali disastri ho combinato, Sebastian.
Posso immaginarlo disse Sebastian. Ho sempre pensato
che sarebbe finita cos.
Joe tacque per qualche momento, poi disse:
Tu non sai quanto sia consolante vederti, Sebastian. Ho visto
e conosciuto tanti di quei farabutti. Non mi andava a genio
che tu fossi forte e cos sicuro di te e avessi sempre successo... Mi
irritava, ma adesso... Oh,  meraviglioso!
Lui le strinse la mano.
Nessun altro al mondo avrebbe affrontato subito - come hai
fatto tu - un viaggio di migliaia di chilometri. Vernon s, naturalmente,
ma lui  un parente... una sorta di fratello. Ma tu...
Io sono un fratello per te quanto lui... pi che un fratello. Sin
dai tempi-di Abbots Puissants sono stato... be', pronto a trovarmi
al tuo fianco se tu mi avessi voluto...
Oh, Sebastian. Joe spalanc gli occhi, felice. Non mi ero
mai sognata che tu potessi ancora pensarla cos.
Egli trasal, sia pure in modo appena percettibile. Non aveva
inteso dire precisamente questo. Aveva voluto dire qualcosa che
non poteva spiegare, non a Joe, in ogni modo. Si trattava di un
sentimento peculiarmente ed esclusivamente ebraico. La gratitudine
imperitura dell'ebreo che non dimentica mai un favore
resogli. Da bambino era stato un fuoricasta e Joe gli era rimasta
al fianco, pronta a sfidare il mondo. Il bambino Sebastian non
aveva mai dimenticato, non avrebbe mai dimenticato. Sarebbe
stato disposto, come aveva detto, ad arrivare in capo al mondo
se lei lo avesse voluto.
Joe continu.
Mi hanno trasferita in questa camera... da quell'orribile corsia...
Sei stato tu?
Lui annu.
Ho telegrafato.
Joe sospir.
Sei di un'efficienza tremenda, Sebastian.
Temo di s.
Ma non c' nessuno come te, nessuno. Ti ho pensato tante
di quelle volte, di recente.
Davvero?
Lui pens agli anni di solitudine, di desiderio doloroso, di desiderio
inappagato. Perch le cose si ottenevano sempre nel momento
sbagliato?
Joe continu:
Non mi ero mai sognata che tu pensassi ancora a me. Avevo
sempre immaginato che un giorno tu e Jane...
Una strana fitta di dolore gli saett dentro. Jane...
Lui e Jane...
Disse, brusco:
Jane, a parer mio,  una delle pi splendide creature che Dio
abbia mai messo al mondo. Ma appartiene, corpo e anima, a Vernon,
e sempre gli apparterr.
Penso di s. Ma  un peccato. Tu e lei siete i caratteri forti.
Voi state bene insieme.
Era vero, curiosamente. Lui sapeva che cosa voleva dire Joe.
Joe soggiunse, con un tremulo sorriso:
Questo mi ricorda i libri che si leggono da bambini. Scene
edificanti intorno al letto di morte. Amici e parenti riuniti attorno.
Languidi sorrisi dell'eroina.
Sebastian aveva deciso. Perch si era persuaso che questo non
fosse amore? Lo era. Questa passione di pura, disinteressata piet
e tenerezza... questo affetto profondo protrattosi attraverso gli
anni. Valeva mille volte di pi delle tresche tempestose o tiepide
che si ripetevano con monotona regolarit e punteggiavano
la sua esistenza senza mai toccare qualcosa di davvero profondo.
Il suo cuore and alla figuretta da fanciulla. In qualche modo
sarebbe arrivato al dunque.
Disse, con dolcezza:
Non vi saranno scene intorno al letto di morte, Joe. Tu guarirai
e mi sposerai.
Sebastian, tesoro... legato a una compagna malata di tisi?
No di certo.
Assurdo. Possono capitarti soltanto due cose... o ti ristabilisci
o muori. Se muori, muori ed  tutto finito. Se ti ristabilisci,
mi sposi. E non si bader a spese per guarirti.
Sono ridotta molto male, Sebastian caro.
Pu darsi. Ma non vi  niente di pi incerto della tubercolosi,
qualsiasi medico pu dirtelo. Tu ti sei semplicemente lasciata
andare. E io sono sicuro che ti ristabilirai, sar una cosa lunga e
noiosa, ma possibile.
Lei lo fiss. Sebastian vide il colore salirle alle gote smunte e
defluire. Seppe allora che Josephine lo amava e una strana, calda
eccitazione parve agitarglisi intorno al cuore. Sua madre era
morta due anni prima. Da quel giorno, pi nessuno gli aveva voluto
bene davvero.
Joe disse, in un bisbiglio:
Sebastian, hai davvero bisogno di me? Ho... ho combinato
tali disastri in ogni cosa...
Le rispose, sinceramente: Se ho bisogno di te? Sono l'uomo
pi solo della terra.
E all'improvviso croll. Fece qualcosa che non aveva mai fatto
in vita sua, che non aveva mai pensato di poter fare. Si inginocchi
davanti al letto di Joe, la faccia contro le coperte, le
spalle sussultanti.
La mano di Joe gli accarezz il capo. Egli si rese conto che lei
era felice, che il suo fiero spirito era placato. Cara Joe, cos impulsiva,
cos di buon cuore, cos scervellata. Gli era pi cara di
chiunque altro al mondo. Avrebbero potuto aiutarsi a vicenda.
L'infermiera entr, il visitatore si era trattenuto abbastanza a
lungo. Ma usc di nuovo per consentire a Sebastian di congedarsi.
A proposito... disse lui. Quel francese, come si chiamava?
Franois?  morto.
 tutto a posto, allora. Avresti potuto ottenere il divorzio,
naturalmente. Ma il fatto che tu sia vedova facilita le cose...
Credi davvero che guarir?
Struggente... il modo in cui lo aveva detto!
Ma certo.
L'infermiera ricomparve e lui si conged. Telefon al medico,
e fu un lungo colloquio. Il dottore non nutriva grandi speranze.
Ma riconobbe che una possibilit di guarigione esisteva. Decisero
per la Florida.
Sebastian usc dalla clinica. Si incammin lungo la strada.
Scorse un manifestino con la scritta: Disastro terribile toccato
al Resplendent, ma queste parole non gli dissero nulla.
Era troppo assorto nei propri pensieri. Che cosa sarebbe stato
davvero meglio per Joe? Vivere o morire? Se lo domandava...
Aveva avuto un'esistenza cos infelice. Lui voleva che avesse
il meglio di tutto.
Quando si coric, dorm profondamente.
Si dest in preda a una vaga sensazione di disagio. V'era qualcosa,
qualcosa... Ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a individuare
che cosa lo assillasse.
Non si trattava di Joe. Joe campeggiava in primo piano nella
sua mente. Era qualcosa che restava sullo sfondo, qualcosa che
aveva accantonato. Qualcosa che, sul momento, non era stato
in grado di prendere in considerazione.
Pens: Tra poco me ne ricorder.... E invece non ricord.
Mentre si vestiva, riflett sul problema di Joe. Era deciso a
portarla in Florida il prima possibile. E in seguito, forse, in Svizzera.
Joe si trovava in uno stato di grande debolezza, ma non era
cos debole da non poter viaggiare. Subito dopo l'arrivo di Vernon e di Jane...
Sarebbero arrivati, quando? Viaggiavano sul Resplendent, no?
Il Resplendent...
Il rasoio che stava adoperando gli cadde di mano. Ora ricordava!
Rivide il manifestino che annunciava la notizia sul giornale.
Il Resplendent... Disastro terribile...
Vernon e Jane.si trovavano sul Resplendent!
Suon, furiosamente, il campanello. Pochi minuti dopo, stava scorrendo il giornale del mattino. Si era a conoscenza, ormai,
di tutti i particolari. Il suo sguardo li divor rapidamente. Il Resplendent aveva urtato un iceberg... Ecco gli elenchi dei morti, dei superstiti...
Una sequela di nomi. I sopravvissuti. Vi trov quello di Green:
Vernon, almeno, era vivo. Poi cerc sull'altro elenco e trov quello che temeva... il nome di Jane Harding.
Rimase del tutto immobile, fissando il giornale che aveva tra le
mani. Di l a poco lo pieg con cura su un tavolinetto e di nuovo
suon il campanello. Dopo qualche minuto, un brusco ordine impartito
al fattorino fece s che il suo segretario accorresse.
Ho un appuntamento alle dieci al quale non posso mancare.
Deve accertare per me alcune cose. Faccia in modo che le informazioni
siano pronte al mio ritorno.
Elenc, in modo succinto, quel che voleva. Bisognava ottenere
tutti i particolari sul naufragio del Resplendent e trasmettere
via radio alcuni dispacci.
Sebastian telefon poi, personalmente, all'ospedale, avvertendo
che la paziente non doveva venire a sapere nulla del disastro
toccato al Resplendent. Scambi, quindi, qualche parola con la
stessa Joe e riusc a dirle alcune banalit in tono normale.
Si ferm poi da un fiorista per ordinare di mandarle dei fiori e
infine incominci una lunga giornata di appuntamenti e riunioni
di affari.  dubbio che qualcuno potesse notare qualcosa di diverso
nel grande Sebastian Levinne, sia pure nei minimi particolari.
Egli non era mai stato pi scaltro nel portare a termine una trattativa
e la sua capacit di ottenere i massimi vantaggi non era
mai stata pi manifesta.
Erano le sei del pomeriggio quando torn al Biltmore.
Il suo segretario gli rifer tutte le informazioni disponibili. I superstiti
erano stati presi a bordo di una nave norvegese. Sarebbero
arrivati a New York di l a tre giorni.
Sebastian annu, inespressivo. E impart ulteriori istruzioni.
Tre giorni dopo, nel tardo pomeriggio, rientr in albergo e gli
venne riferito che il signor Green era arrivato e si trovava nell'appartamento adiacente al suo.
Sebastian vi si rec a gran passi.
Vernon era in piedi davanti alla finestra. Si volt.
E Sebastian prov qualcosa di simile a uno choc. In un certo qual
modo, non riconobbe pi il suo amico. Qualcosa gli era accaduto.
Restando in piedi, si fissarono. Sebastian fu il primo a parlare.
Disse la cosa che, per tutto il giorno, aveva campeggiato nella sua mente.
Jane  morta disse.
Vernon annu con gravit.
S disse, sommessamente. Jane  morta, l'ho uccisa io.
Il freddo Sebastian di sempre rivisse e protest.
Per amor di Dio, Vernon, non prendertela cos. Viaggiava con
te, e naturalmente... Non essere morboso al riguardo.
Tu non capisci disse Vernon. Tu non sai che cosa  accaduto.
Si interruppe; poi continu, parlando con molta calma e compostezza.
Non posso descrivere la tragedia.  accaduta del tutto all'improvviso,
sai, nel cuore della notte. C' stato pochissimo tempo.
La nave si  inclinata, vedi, con una angolazione spaventosa. Loro
due sono apparse insieme, scivolando, slittando sul ponte... non
sarebbero riuscite a salvarsi.
Loro due chi?
Nell e Jane.
Che cosa c'entra Nell?
Si trovava a bordo...
Cosa?
S. Io lo ignoravo. Jane e io viaggiavamo in seconda classe,
naturalmente, e non abbiamo mai dato un'occhiata all'elenco
dei passeggeri...  stato una specie di incubo.  mancato il tempo
di mettersi i giubbotti di salvataggio, di fare qualsiasi cosa... Io
mi ero avvinghiato a un montante... o comunque si chiami... per
non cadere in mare.
E sono piombate gi lungo il ponte, loro due... proprio accanto
a me, scivolando, slittando, sempre e sempre pi rapidamente,
con il mare, l sotto, che le aspettava.
Non avevo idea che Nell si trovasse a bordo finch non l'ho
vista precipitare verso la distruzione, urlando Vernon!.
Manca il tempo per pensare, in queste situazioni, te lo assicuro.
Si pu soltanto fare un gesto istintivo. Avrei potuto afferrare
luna o l'altra di loro... Nell o Jane...
Ho afferrato Nell e l'ho trattenuta, con la forza della disperazione.
E Jane?
Vernon disse, sommessamente:
Vedo ancora il suo viso. Mi fissava, scivolando, precipitando
in quel gorgo verde...
Dio mio mormor Sebastian, rauco.
Poi, all'improvviso, l'impassibilit lo abbandon. La sua voce
risuon come il muggito di un toro.
Hai salvato Nell? Maledetto idiota! Salvare Nell... e lasciar affogare
Jane! Ma Nell non vale neppure la parte del dito mignolo
di Jane! Maledizione a te!
Lo so.
Lo sai? Ma allora...
Non si tratta di quello che sai, ti dico...  una sorta di cieco
istinto a impadronirsi di te...
Maledizione a te... maledizione a te...
Lo sono gi, maledetto. Non temere. Ho lasciato affogare
Jane... e l'amo.
L'ami?
S. L'ho sempre amata. Ora me ne rendo conto. Ho sempre,
sin dall'inizio, avuto paura di lei perch l'amavo. Sono stato
un codardo anche in questo, come in ogni altra cosa. Cercavo
di sottrarmi alla realt. Lottavo contro di lei. Mi vergognavo
del potere che esercitava su di me. Le facevo vivere una vita
d'inferno...
E ora la voglio, la voglio... Oh! Dirai che  tipico, da parte
mia, volere una cosa non appena non mi  possibile averla... forse
 vero... forse sono fatto cos...
So soltanto che amo Jane, che l'amo, e che l'ho perduta per
sempre...
Si lasci cadere su una sedia; poi soggiunse, nel suo tono di
voce normale:
Voglio lavorare. Vattene di qui, Sebastian, da bravo.
Dio mio, Vernon, non mi sarei mai sognato che sarei arrivato
a odiarti...
Vernon ripet: Voglio lavorare....
Sebastian si volt e usc dalla stanza.
Vernon rimase seduto e del tutto immobile. Jane...
Era orribile soffrire in quel modo, desiderare tanto una persona...
Jane, Jane...
S, l'aveva sempre amata. Dopo quel primo incontro non era
pi riuscito a starne lontano... Si era sentito attratto verso di lei
da qualcosa di pi forte di lui stesso...
Sciocco e vile temere... sempre temere. Aver paura di ogni
realt profonda... di ogni emozione violenta.
E lei aveva saputo... lo aveva sempre saputo... e non era stata
in grado di aiutarlo. Che cosa gli aveva detto... Divisi nel tempo?
Quella prima sera, al ricevimento di Sebastian, quando aveva
cantato.
Ho veduto una creatura fatata laggi
dalle lunghe, bianche mani e dai capelli come onde...
Dai capelli come onde... oh, no no. Strano che avesse cantato
proprio quella canzone. E la statua della donna affogata...
anche questo era veramente strano. Che altro aveva cantato, quella sera?
...
J'ai perdu mon amie... elle est morte
Tout s'en va cette fois pour jamais
Pour jamais, pour toujours elle emporte
Le dernier des amours que j'amais...
...
Aveva perduto Abbots Puissants, aveva perduto Nell... Ma,
perdendo Jane, aveva perduto davvero le dernier des amours que j'aimais.
Per tutto il resto della sua esistenza non avrebbe mai visto che una donna... Jane.
Amava Jane... l'amava...
E l'aveva torturata, l'aveva offesa, per abbandonarla, in ultimo, a quel perfido mare verde...
La statua nel museo South Kensington...
Dio, non doveva pensare a questo...
E invece s, avrebbe pensato a tutto. Questa volta non si sarebbe
limitato a voltare le spalle...
Jane, Jane, Jane...
La voleva... Jane...
Non l'avrebbe rivista mai pi...
Aveva perduto tutto, ormai... tutto...
Quei giorni, quei mesi, quegli anni in Russia... anni sprecati...
Pazzo... viverle accanto, tenerne il corpo fra le braccia e sempre
aver paura... Paura della propria passione per lei...
Quell'antico terrore della Bestia...
E all'improvviso, mentre pensava alla Bestia, seppe...
Seppe che infine era entrato in possesso del suo retaggio...
Era come il giorno in cui aveva fatto ritorno a casa dopo il concerto
titanico. Era la visione che aveva avuto allora. La chiam
visione perch sembrava essere pi che puro suono. Vedere e udire
coincidevano. Curve e spirali di suono, che salivano, scendevano, tornavano.
E ora sapeva, possedeva le conoscenze tecniche.
Afferr un foglio di carta, vi tracci brevi, scarabocchiati geroglifici,
una sorta di frenetica stenografia. Lo aspettavano anni
di lavoro, ma sapeva che non avrebbe potuto catturare mai pi
quella prima freschezza e limpidezza di visione...
Doveva essere cos, e cos, un'intera massa di metallo, ottoni,
tutti gli ottoni del mondo.
E quei nuovi suoni come di cristallo, tintinnanti, limpidi...
Era felice...
Trascorse un'ora. Ne trascorsero due...
Per un momento emerse dalla frenesia... ricord... Jane!
Si sent sconvolto, in preda alla vergogna... Non riusciva a
piangerla nemmeno per una sera? C'era qualcosa di indegno, di
crudele nel modo con il quale stava utilizzando il proprio dolore,
il proprio desiderio... tramutandoli in termini di suono.
Ecco che cosa significava essere un creatore... significava essere
spietati, sfruttare ogni esperienza...
E le creature come Jane erano le vittime...
Jane...
Si sent lacerato in due... sofferenza e selvaggia esultanza.
Pens: Forse le donne provano qualcosa di simile quando
hanno un bambino....
Di l a poco si chin di nuovo sui fogli di carta, scrivendo freneticamente,
gettandoli sul pavimento man mano che li aveva
riempiti.
Quando la porta venne aperta, non ud. Era sordo al fruscio di
un vestito femminile. Soltanto quando una voce esile e spaventata
disse: Vernon, alz gli occhi.
Compiendo uno sforzo, si costrinse a cancellare l'astrazione
dalla propria faccia.
Ciao, disse Nell.
Lei gli rimase dinanzi torcendosi le mani, il viso pallido, devastato.
Parl ad ansiti, come se le mancasse il respiro.
Vernon, ho saputo... mi hanno detto... dove ti trovavi e sono
venuta...
Egli annu.
S disse. Sei venuta?
Oboi... no, meglio eliminarli gli oboi... sarebbe stato un suono
troppo dolce. Doveva essere un suono stridulo, metallico. Ma le
arpe s, voleva il suono liquido delle arpe, come d'acqua. L'acqua
era necessaria quale fonte di potere.
Che seccatura... Nell stava parlando. Avrebbe dovuto ascoltarla.
Vernon... dopo essere sfuggita cos spaventosamente alla morte...
ho capito... C' una sola cosa che conti... l'amore. Io ti ho
sempre amato. Sono tornata da te... per sempre.
Oh! fece lui, con stupore.
Nell gli si era fatta pi vicina, gli stava tendendo le mani.
Vernon la guard come se fosse stata lontanissima. Nell era
davvero straordinariamente graziosa. Ora poteva rendersi ben
conto del perch si era innamorato di lei. Strano che adesso non
l'amasse pi, minimamente. Com'era imbarazzante, tutta quella
situazione. Si augur che Nell se ne andasse, consentendogli di
continuare quello che stava facendo. Forse i tromboni? Sarebbe
stato possibile arrivare al suono che voleva con i tromboni...
Vernon... La voce di Nell divenne aspra, spaventata. Non
mi ami pi?
Era davvero preferibile essere sincero. Le disse con una bizzarra
cortesia formale:
Sono dolentissimo. Temo di no. Vedi, amo Jane.
Sei adirato con me... a causa di quella menzogna... a proposito
del bambino...
Quale menzogna? A proposito di quale bambino?
Non te ne ricordi nemmeno? Ti dissi che dovevo avere un
bambino, e non era vero... Oh, Vernon, perdonami, perdonami...
Va tutto bene, Nell. Non stare a crucciarti. Sono certo che
tutto sia per il meglio. George  una bravissima persona e tu sarai
pi felice con lui, in realt. E adesso, per amor del cielo, vattene.
Non voglio essere scortese, ma sono occupatissimo. Si perder
tutto nel nulla, se non lo fermo sulla carta...
Lei lo fiss con gli occhi spalancati.
Poi, adagio, si diresse verso la porta. Si ferm, si volt, tese le
braccia verso di lui.
Vernon...
Era un'ultima, disperata supplica.
Egli non alz neppure gli occhi, si limit a scuotere la testa,
spazientito.
Nell usc e si chiuse la porta alle spalle.
Vernon emise un sospiro di sollievo.
Niente, ora, poteva pi interporsi tra lui e il suo lavoro...
Si chin sul tavolo...
...
.
...
FINE.